Csm, Rossi non confermato alla Procura di Arezzo. Pesa la consulenza col governo Renzi

Un incarico aveto con il governo Letta ma poi proseguito con il nuovo esecutivo, anche dopo che i pm della sua Procura stavano indagando sul caso della Banca Etruria, nel cui consiglio di amministrazione c’era Pier Luigi Boschi, padre dell’ex ministro Maria Elena Boschi

on confermato nel suo ruolo alla guida della procura di Arezzo Roberto Rossi. In plenum al Csm passa con 16 voti, contro 4, e con un astenuto, la proposta di maggioranza della commissione per gli incarichi direttivi. Secondo la delibera – il relatore è Piercamillo Davigo – Rossi avrebbe compromesso «il requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti», almeno «sotto il profilo dell’immagine».

In base alle norme sull’ordinamento giudiziario i ruoli di vertice in un ufficio devono, dopo 4 anni, essere confermati, per altrettanti anni, dal Csm. La Quinta Commissione, dunque, aveva formulato due proposte al plenum: una per la non conferma di Rossi – votata in Commissione dai togati Davigo (A&I), Miccichè (MI), Suriano (Area) e dai laici Gigliotti (M5s) e Basile (Lega) – e una a favore della permanenza del magistrato nelle funzioni di capo della procura, sostenuta in Commissione dal solo togato di Unicost (la stessa corrente a cui appartiene Rossi) Marco Mancinetti.

Stando a quanto risulta, l’ostacolo sarebbe stato dipeso dall’aver proseguito l’incarico di consulenza con la Presidenza del Consiglio dei ministri, che gli era stato conferito con il governo Letta e confermato dal successivo esecutivo Renzi, anche dopo l’apertura dell’indagine su Banca Etruria. Un procedimento, questo, che riguardava il Cda di cui faceva parte Pierluigi Boschi, padre dell’allora ministro Maria Elena.

Nella stessa proposta di maggioranza, passata in plenum, si sottolineava che la vicenda dell’incarico con Palazzo Chigi avrebbe «compromesso il requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti, quantomeno sotto il profilo dell’immagine». Per questi fatti era stato avviato un procedimento disciplinare, concluso con l’archiviazione, tanto che nell’estate del 2016 il Csm decise di non avviare la procedura di trasferimento per incompatibilità.

Anche il Guardasigilli Alfonso Bonafede non aveva dato il suo «concerto» per la riconferma del magistrato nell’incarico di vertice dell’ufficio giudiziario aretino. Rossi lunedì aveva inviato al Palazzo dei Marescialli una memoria in cui parlava di un «clamoroso e sconcertante travisamento dei fatti».

Rif:https://www.ilsole24ore.com/art/csm-rossi-lascia-procura-arezzo-pesa-consulenza-col-governo-renzi-AC8YANu

Etruria: Csm non conferma Rossi a guida procura Arezzo

(ANSA) – ROMA, 24 OTT – Non confermato nel suo ruolo alla guida della procura di Arezzo Roberto Rossi. In plenum al Csm passa con 16 voti, contro 4, e con un astenuto, la proposta di maggioranza della commissione per gli incarichi direttivi.
    Secondo la delibera – il relatore è Piercamillo Davigo – Rossi avrebbe compromesso “il requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti”, almeno “sotto il profilo dell’immagine”. E questo per aver proseguito l’incarico di consulenza presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che gli era stato conferito con il governo Letta e confermato dal successivo esecutivo, anche dopo l’apertura dell’indagine su Banca Etruria del cui consiglio di amministrazione faceva parte Pierluigi Boschi, padre dell’allora ministro Maria Elena. 

rif:http://www.ansa.it/toscana/notizie/2019/10/24/etruria-csm-non-conferma-rossi-a-guida-procura-arezzo_d7d7556a-c58d-4455-a62f-ae7882df6a5b.html

Omissioni su Etruria e Chigi costano il posto al pm Rossi

Omissioni su Etruria e Chigi costano il posto al pm Rossi

oberto Rossi non è più procuratore di Arezzo. La mancata comunicazione al Csm della sua consulenza a Palazzo Chigi anche con il governo Renzi, mentre indagava su banca Etruria, dove nel Cda sedeva Pier Luigi Boschi, padre dell’ex ministra Maria Elena (che a fine 2015 gli era valsa l’apertura di una pratica per incompatiblità ambientale […]

Rif:https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/10/25/omissioni-su-etruria-e-chigi-costano-il-posto-al-pm-rossi/5531935/

Arezzo, via il capo della Procura «Condotta non trasparente»

La decisione del Csm. Il caso dell’inchiesta Banca Etruria. Lui: «Ingiusto e infondato»

Arezzo, via il capo della Procura «Condotta non trasparente»

La delibera, approvata a larga maggioranza dal Csm (relatore Piercamillo Davigo), non dà adito a interpretazioni. Roberto Rossi, procuratore di Arezzo, il magistrato che ha coordinato le indagini su Banca Etruria, avrebbe compromesso «almeno sotto il profilo dell’immagine il necessario requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti» tenendo «una condotta non trasparente» anche «nelle informazioni rese al Csm». Un giudizio durissimo quello dell’organo di autogoverno dei giudici che ha determinato la non conferma di Rossi alla guida della procura aretina. La decisione è stata presa con 16 voti favorevoli, 4 contrari e con un astenuto. 

La difesa

Rossi, che ha sempre negato ogni contestazione, farà ricorso al Tar chiedendo la sospensiva del provvedimento. Ma intanto da oggi resterà ad Arezzo come semplice sostituto procuratore. Al suo posto il pm più anziano in servizio, Elisabetta Iannelli, che resterà procuratore in pectore sino al concorso e alla nomina del nuovo procuratore. 

L’accusa

Ma qual è l’episodio che, secondo il Consiglio superiore della magistratura, avrebbe compromesso il requisito dell’indipendenza? Quello di essere stato consulente del dipartimento Affari giuridici e legislativi della Presidenza del consiglio mentre indagava per bancarotta su Banca Etruria e su Pier Luigi Boschi, padre di Elena, allora ministro. Insomma secondo il Csm, Rossi avrebbe proseguito l’incarico di consulenza al dipartimento della Presidenza del Consiglio anche dopo l’apertura dell’indagine su Banca Etruria del cui consiglio di amministrazione faceva parte il padre di Maria Elena Boschi. Un comportamento dunque che avrebbe compromesso l’imparzialità del pm secondo il parere della maggioranza del Csm, condiviso anche dal ministero della Giustizia, il pentastellato Alfonso Bonafede, che in un documento aveva anche espresso un giudizio negativo sulle immagini della procura aretina su Banca Etruria. Una contestazione che Rossi respinge. «Ritengo la decisione del Csm ingiusta e infondata per più motivi — spiega al Corriere della Sera il magistrato —. Intanto perché la mia consulenza, come quella di altri colleghi, si era conclusa prima che io iniziassi le indagini su Banca Etruria. E poi perché né io né gli altri colleghi che avevano la consulenza con il Dipartimento affari costituzionali avevano riferimenti con figure politiche ma con un magistrato, capo del dipartimento, che chiedeva a noi pareri tecnici su alcune proposte di legge». Rossi ricorda inoltre che «la prima commissione del Csm luglio 2016 aveva avviato un primo procedimento conoscitivo finito con un’archiviazione».

Rif: https://www.corriere.it/cronache/19_ottobre_24/condotta-non-trasparente-arezzo-via-capo-procura-a83291f6-f69c-11e9-852d-8d5c113e41ca.shtml

Il Consiglio superiore della Magistratura non conferma Roberto Rossi alla guida della Procura

Il Consiglio superiore della Magistratura non conferma Roberto Rossi alla guida della Procura

Il procuratore Roberto Rossi non sarà più alla guida della Procura di Arezzo. Il suo incarico non è stato confermato.

“Il plenum del Consiglio superiore della magistratura – spiega in un lancio l’agenzia Adn Kronos – ha infatti, approvato a maggioranza, con 16 voti, la proposta della quinta commissione, relatore il togato Piercamillo Davigo contraria alla riconferma di Rossi”.

In quattro hanno votato a contro e uno – il vice presidente Davide Ermini – si è astenuto.

La proposta si basava sulla tesi che Rossi avrebbe compromesso “almeno sotto il profilo dell’immagine” il requisito “dell’indipendenza da impropri condizionamenti“. Come? Mantenendo l’incarico presso il Dipartimento affari giudiziari della Presidenza del Consiglio dei ministri nonostante fosse stata avviata un’inchiesta su Banca Etruria, nella quale Rossi avrebbe potuto indagare sul padre dell’allora ministro Maria Elena Boschi.

Secondo Davigo, in questa situazione non sarebbe stata tenuta  condotta “trasparente”. A Rossi è stato contestato anche il fatto che nelle informazioni rese al Csm su quella circostanza, non ci sarebbero state spiegazioni o accenni all’argomento.

In plenum la quinta commissione aveva portato anche un’altra proposta, favorevole alla riconferma di Rossi nell’incarico di procuratore, relatore il togato di Unicost Marco Mancinetti, che ha avuto solo quattro voti.

Rossi aveva anche depositato una sua memoria, di alcune pagine, nella quale ha cercato di dare risposte punto per punto alle tesi avanzate nella proposta. Un documento che non sarebbe stato sufficiente a smontare quanto sostenuto da Davigo.“

rif:http://www.arezzonotizie.it/cronaca/csm-non-conferma-rossi.html

Il Csm ha bocciato Roberto Rossi 16 voti contro il Procuratore

Il plenum del Consiglio superiore della magistratura si è espresso sul caso del Procuratore della repubblica Roberto Rossi. La maggioranza ha deciso che non deve essere più lui il Procuratore capo di Arezzo. Sedici i voti contrari, quattro quelli favorevoli. Il vice presidente David Ermini si è astenuto.

La decisione è giunta prima delle 15 dopo la trattazione della pratica, rinviata mercoledì 23 ottobre per approfondire la memoria presentata dal magistrato. E’ passata quindi la linea sostenuta da Pier Camillo Davigo nella quinta commissione e cioè che le condotte di Rossi, in relazione alla vicenda Banca Etruria, avrebbero fatto venir meno i requisiti per continuare nella funzione di Procuratore capo.

Adesso il dottor Roberto Rossi, 60 anni, di Assisi, dal 1997 ad Arezzo, procuratore dal 2014, può fare ricorso al Tribunale amministrativo regionale. La Procura di Arezzo va verso una reggenza con il sostituto procuratore più anziano come servizio, la dottoressa Elisabetta Iannelli.

Secondo Davgo “almeno sotto il profilo dell’immagine” sarebbe venuto meno il requisito “dell’indipendenza da impropri condizionamenti” da parte del dottor Rossi. Rossi aveva replicato con puntualità e riscontri oggettivi alle accuse, ma questo non è bastato a smuovere la linea, rigidissima, del Csm.

Rif:https://corrierediarezzo.corr.it/news/cronaca/1213423/il-csm-ha-votato-contro-roberto-rossi-16-voti-contro-non-sara-piu-il-procuratore.html

Etruria, il Csm non conferma il pm del caso Boschi Sr

Etruria, il Csm non conferma il pm del caso Boschi Sr

Roberto Rossi non è stato confermato alla guida della procura di Arezzo

Etruria: Csm non conferma Rossi a guida procura Arezzo

Roberto Rossi non e’ stato confermato alla guida della procura di Arezzo. Lo ha deciso il plenum del Csm, a maggioranza: sedici i voti a favore della non conferma nell’incarico direttivo, 4 per la proposta sulla riconferma, mentre si e’ astenuto il primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone. Nella delibera approvata in plenum, si ponevano in rilievo i fatti, risalenti al 2015, quando Rossi aveva in essere una consulenza giuridica con la presidenza del Consiglio e, nello stesso tempo, aveva assunto il coordinamento delle indagini su Banca Etruria, del cui Cda faceva parte Pier Luigi Boschi, padre dell’allora ministro Maria Elena Boschi. Anche il Guardasigilli Alfonso Bonafede non aveva dato il suo ‘concerto’ per la riconferma del magistrato nell’incarico di vertice dell’ufficio giudiziario aretino.

In base alle norme sull’ordinamento giudiziario, infatti, i ruoli di vertice in un ufficio devono, dopo 4 anni, essere confermati, per altrettanti anni, dal Consiglio superiore della magistratura. La Quinta Commissione, dunque, aveva formulato due proposte al plenum: una per la non conferma di Rossi – votata in Commissione dai togati Davigo (A&I), Micciche’ (MI), Suriano (Area) e dai laici Gigliotti (M5s) e Basile (Lega) – e una a favore della permanenza del magistrato nelle funzioni di capo della procura, sostenuta in Commissione dal solo togato di Unicost (la stessa corrente a cui appartiene Rossi) Marco Mancinetti. Nella proposta di maggioranza, oggi passata in plenum, si sottolineava che la vicenda dell’incarico con Palazzo Chigi avrebbe “compromesso il requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti, quantomeno sotto il profilo dell’immagine”. Per questi stessi fatti, era stata avviata un’indagine disciplinare, conclusa con l’archiviazione, e il Csm, nell’estate del 2016, aveva deciso di non avviare la procedura di trasferimento per incompatibilita’.

Rif:http://www.affaritaliani.it/cronache/etruria-il-csm-non-conferma-il-pm-del-caso-boschi-sr-633404.html

Il Csm non conferma Roberto Rossi alla guida della Procura di Arezzo

Per aver proseguito l’incarico di consulenza presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, anche dopo l’apertura dell’indagine su Banca Etruria del cui cda faceva parte Pierluigi Boschi, padre dell’allora ministro Maria Elena

Non confermato nel suo ruolo alla guida della procura di Arezzo Roberto Rossi. In plenum al Csm passa con 16 voti, contro 4, e con un astenuto, la proposta di maggioranza della commissione per gli incarichi direttivi. Secondo la delibera – il relatore è Piercamillo Davigo – Rossi avrebbe compromesso «il requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti», almeno «sotto il profilo dell’immagine». E questo per aver proseguito l’incarico di consulenza presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che gli era stato conferito con il governo Letta e confermato dal successivo esecutivo, anche dopo l’apertura dell’indagine su Banca Etruria del cui consiglio di amministrazione faceva parte Pierluigi Boschi, padre dell’allora ministro Maria Elena. Rossi lunedì aveva inviato al Palazzo dei Marescialli una memoria in cui parla di un «clamoroso e sconcertante travisamento dei fatti».

Rif:https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_ottobre_24/csm-non-conferma-roberto-rossi-guida-procura-arezzo-f6e740e4-f660-11e9-8ac8-30ed6067f179.shtml

Procura Arezzo, Csm non conferma Rossi: tenne incarico di governo durante inchiesta su Etruria (dove poteva indagare su Boschi)

Procura Arezzo, Csm non conferma Rossi: tenne incarico di governo durante inchiesta su Etruria (dove poteva indagare su Boschi)

l plenum del Consiglio superiore della magistratura ha approvato la proposta della quinta commissione, relatore il togato Piercamillo Davigo, contraria alla riconferma. Il motivo? Il magistrato ha compromesso “almeno sotto il profilo dell’immagine” il necessario requisito “dell’indipendenza da impropri condizionamenti” per avere mantenuto l’incarico al Dipartimento affari giudiziari della Presidenza del Consiglio anche dopo l’avvio dell’indagine nella quale Rossi avrebbe potuto indagare sul padre dell’allora ministro Maria Elena Boschi

Roberto Rossi, procuratore capo di Arezzo, non è stato confermato nel suo incarico. Con una netta maggioranza il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha infatti approvato la proposta della quinta commissione, relatore il togato Piercamillo Davigo, contraria alla riconferma di Rossi. Il motivo? Il magistrato ha compromesso “almeno sotto il profilo dell’immagine” il necessariorequisito “dell’indipendenza da impropri condizionamenti” per avere mantenuto l’incarico al Dipartimento affari giudiziari della Presidenza del Consiglio dei ministri anche dopo l’avvio dell’indagine su Banca Etruria, nella quale Rossi avrebbe potuto indagare sul padre dell’allora ministro Maria Elena Boschi. Una situazione rispetto alla quale avrebbe tenuto una condotta “non trasparente” anche nelle informazioni rese al Csm su quella circostanza. In plenum la quinta commissione aveva portato anche un’altra proposta, favorevole alla riconferma di Rossi nell’incarico di procuratore, relatore il togato di Unicost Marco Mancinetti, che ha avuto solo quattro voti.

Il voto era originariamente previsto per ieri, mercoledì 23 ottobre, ma poi è slittato a oggi per la proposta avanzata dal laico di Forza Italia Michele Cerabona, motivata dalla necessità di approfondire la memoria che Rossi ha inviato al Consiglio. Nel documento, il procuratore ha fornito la sua versione dei fatti e cercato di chiarire ogni punto di contestazione sollevato nei suoi confronti. In otto pagine Rossi definisce “clamoroso e sconcertante travisamento dei fatti” ciò che gli viene contestato, ovvero aver svolto un incarico al Dipartimento affari giudiziari e legislativi (Dagl) della Presidenza del consiglio mentre indagava sul crac di Banca Etruria e quindi, potenzialmente, su Pierluigi Boschi, padre dell’allora ministro in carica Maria Elena Boschi. Nella memoria il procuratore Rossi ha spiegato di esser uscito dal Dagl il 31 dicembre 2015, prima dunque del fallimento della banca, che è datato 11 febbraio 2016. Rossi ha anche respinto le accuse di essersi auto-assegnato in questo periodo le prime indagini sul dissesto di Banca Etruria, e di non aver chiesto, dopo aver ricevuto la relazione del terzo ispettore di Bankitalia Giordano Di Veglia, l’insolvenza della banca. Inoltre, nella stessa memoria il procuratore Rossi ha definito “gravissima ingerenza del potere politico su quello giudiziario” il parere negativo espresso dal ministro Bonafede laddove ha negato il cosiddetto concerto sulla conferma. Spiegazioni, quelle di Rossi, che non gli sono servite a convincere il Csm a prolungarli l’incarico per altri 4 anni.

rif:https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/24/procura-arezzo-csm-non-conferma-rossi-tenne-incarico-di-governo-durante-inchiesta-su-etruria-dove-poteva-indagare-su-boschi/5531469/

L’onorabilità dei magistrati è a rischio.

Da Toghe rotte a Toghe sporche il passo è lungo ben dodici anni. Era il 2007 ed il Procuratore aggiunto di Torino, Bruno Tinti, dava alle stampe il suo libro “Toghe rotte. La giustizia raccontata da chi la fa” in cui raccoglie le testimonianze di Tinti e di altri colleghi sulla situazione della giustizia italiana e sulle compromissioni della magistratura. Dodici anni dopo, lo scandalo Luca Palamara deflagra come una bomba nell’aula ovattata del Consiglio Superiore della Magistratura. È così che magistrati, giudici, pubblici ministeri vengono travolti da un’ondata popolare di sdegno. L’onorabilità dei giudici, quel sentimento che comprende la reputazione, l’auto percezione e l’identità morale di un individuo, terreno imprescindibile su cui far attecchire la professione di giudice, traballa sotto le pesanti mazzate dell’inchiesta che vede coinvolti membri del Csm e della Corte di Cassazione. Il comportamento di pochi giudici corrotti, inopportuni, avventati, di colpo investe una maggioranza attonita e formata da magistrati capaci, integerrimi, brillanti, onorabili.

Tra quei magistrati che hanno macchiato l’onorabilità della categoria va annoverato senza dubbio il Procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi. Colui che “ha fatto il viottolo al Csm”, quel giudice già finito sotto indagine della Commissione parlamentare sulle banche, lo stesso che nega di fronte ai suoi colleghi togati l’esistenza di conflitti di interesse. E non solo. Il procuratore Rossi è al centro di un’inchiesta della Squadra Mobile della Questura di Arezzo che ne ha messo in evidenza la non idoneità assoluta a ricoprire un ruolo così delicato. L’inchiesta, venuta alla luce solo recentemente dopo che era rimasta chiusa, inspiegabilmente, in un cassetto della Procura di Genova, racconta una brutta storia davvero. Potrebbe essere la trama di uno squallido film in cassetta anni ’70. Al centro vi è uno spaccato di vita ambientato ad Arezzo, raccontato da due temerari e coraggiosi poliziotti pronti a mettere a rischio la propria carriera pur di far emergere fatti e vicende di certo rilievo penale. 
Una storia dai contorni pruriginosi e con risvolti penali di cui sono protagonisti satiri lussuriosi con la toga, in appuntamenti galanti impegnati con avvocatesse libertine disponibili a raggiungere remote case di campagna, messe a disposizione da poliziotti prodi e fedeli che per agevolare tali incontri non esitano a chiedere denari a imprenditori senza scrupoli alla presenza di avvocati compiacenti. Un ruolo non marginale è quello dello scribacchino di corte che come un araldo in piazza indottrina il popolo con notizie veicolate ad arte dalle misere pagine del suo giornalino di provincia.
Un racconto dai contorni di boccaccesca memoria, impregnato di abusi, minacce, ricatti, minuziosamente scritto in una sorta di diario quotidiano dai due poliziotti. 

Tutto si svolge ad Arezzo, un paesone di provincia, noto per il caso Banca Etruria e prima ancora per essere la città dell’oro. È qui che nel 2008 fa la comparsa il Sostituto Procuratore Roberto Rossi, originario di Perugia, un magistrato che per quattro anni, dal 2008 al 2012, siede nella giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati insieme al sodale Luca Palamara che di quel consesso ne è presidente e assunto recentemente alle cronache nazionali per lo scandalo “Toghe Sporche” 
Rossi è un magistrato importante, temuto e ossequiato che a suon di inchieste roboanti assurge spesso alle cronache nazionali.

Fino all’ aprile del 2012 quando la cappa grigia che aleggia sulla Procura di Arezzo e alimentata da sempre più frequenti e incontrollabili “vox populi”, quel detto non detto che cammina veloce tra i vicoli dei paesi, viene squarciata da un evento deflagrante: l’incriminazione per millantato credito di Antonio Incitti. 

Incitti non è un poliziotto qualsiasi. È il braccio destro del Sostituto Procuratore Roberto Rossi. È suo vicino di ufficio in Procura e condivide per anni vizi e segreti del potente magistrato di cui custodisce “particolari di vita irriferibili”.
E’ lui che contatta un imprenditore aretino, Stefano Fabbriciani, sotto indagine della Procura per una storia di usura, per farsi consegnare 50 mila euro in cambio di un interessamento di Rossi e del Procuratore capo dell’epoca Carlo Maria Scipio.  
Fabbriciani acconsente e sentito il parere del fido avvocato, consegna i denari prelevati da una cassetta di sicurezza di Banca Etruria (sigh) a Marta Massai, compagna dell’Incitti. La singolarità è che la consegna del “prestito” non avviene tra le confortevoli mura domestiche che i due condividono, ma addirittura in Procura ed ancora più incredibilmente nell’ufficio del Procuratore Rossi!
Incitti per Rossi è più di un agente di polizia. È un tuttofare, una sorta di maggiordomo, sempre pronto ad esaudire la più piccola richiesta del capo.

Rossi ha bisogno di un pied a terre per incontrarsi con le sue amanti, tra le quali anche giovani avvocatesse del foro aretino? Non c’è problema. Incitti si mette alla ricerca della garçonnière che viene individuata in un appartamento a Poggio Fabbrelli, nel comune di Monte San Savino in provincia di Arezzo. Di affitto, luce, acqua, gas, riscaldamento, si occupa Incitti che paga tutte le utenze. Per arredarla Rossi, insieme a Incitti, si reca a Pisa a ritirare del mobilio “regalato” da un consulente della Procura…
Ma evidentemente i festini organizzati nella garçonnière e che vedono protagonista il noto magistrato, infastidiscono i vicini che durante una accesa riunione di condominio chiedono a gran voce di allontanare quello scomodo personaggio e i suoi amici di merende. È sopra tutti uno dei condomini ad alzare la voce, un tale Emiliano, che si lamenta di dover assistere a spettacoli indecorosi messi in scena sui balconi del condominio. In particolare lamenta il fatto di esibizioni seni al vento, ben visibili a tutti, anche ai bambini che giocano in cortile.
Le proteste contro quella presenza indesiderata e imbarazzante sono così forti che Rossi viene invitato a non frequentare più quel luogo.
Venuta meno la disponibilità dell’appartamento a Poggio Fabbrelli, Rossi chiede al suo prode e valoroso poliziotto di trovare un altro “pied a terre”. Questa volta la scelta cade su un appartamento in località Vitiano, sempre in provincia di Arezzo. Sarà proprio in quell’appartamento che a detta del proprietario, Rossi si incontrerà con un’avvocatessa del foro aretino.
Anche in questo caso i costi di affitto, luce, acqua e riscaldamento vengono sostenuti da Incitti. Anche se l’appartamento è in uso a Rossi.

Oltre ad usufruire di questi appartamenti, Rossi si rende protagonista di molti altri abusi e illeciti.   Incitti, dopo essere stato abbandonato da Rossi e temendo di finire in galera dopo la denuncia di millantato credito a suo carico, rende testimonianze verbali all’ispettore della squadra mobile Alfio Motta. In particolare racconta che Rossi avrebbe addirittura fatto installare di nascosto e illegalmente delle telecamere nell’ufficio del Procuratore capo Scipio per controllare chi incontrava e cosa diceva. Ciò che veniva registrato durante il giorno dalle telecamere nascoste veniva poi visonato la sera al circolo Chimera Calcio di Arezzo presso il quale Incitti e Rossi si ritrovavano spesso. L’accesso a tali telecamere sarebbe avvenuto tramite un computer in uso a Incitti che è stato immediatamente posto sotto sequestro da Rossi appena uscì la notizia di indagini a suo carico.
Molti altri sono gli illeciti e gli abusi compiuti da Rossi e denunciati dalla Squadra Mobile alla Procura di Genova, tra i quali sono elencati casi di trasferimenti di funzionari perché a lui antipatici (è il caso di Marco Dalpiaz ex capo della squadra mobile aretina) e di altri carabinieri e poliziotti piegati alle isterie di Rossi.
Senz’altro l’abuso più eclatante è proprio quello fatto nei confronti dei due poliziotti che hanno osato indagare su di lui. Isadora Brozzi, capo della squadra mobile e Alfio Motta, suo vice, sono stati entrambi sottoposti a procedimento disciplinare e poi trasferiti.

Dopo anni di abusi e comportamenti che niente hanno a che fare con la nobiltà di una professione come quella di Giudice, questa settimana Rossi si trova per l’ennesima volta al cospetto dell’organo di auto governo della magistratura. Il CSM dovrà infatti esprimersi sull’idoneità di Rossi a ricoprire il ruolo di procuratore. Il Ministro della Giustizia Bonafede ha già espresso parere negativo facendo notare “l’inopportunità e l’avventatezza delle condotte del magistrato”.
Al giudizio del Ministro si è uniformato il parere negativo della V Commissione Incarichi Direttivi del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta da Piercamillo Davigo. L’ultima parola spetta adesso al plenum del CSM. 
L’onorabilità della categoria passa anche da questo voto. 

Rif: https://www.eutelia.life