Soldi e sesso in cambio di favori, così Gratteri ha “smascherato” il giudice corrotto

L’inchiesta che ha portato all’arresto di Marco Petrini e di altre sette persone è partita dagli uffici della Dda di Catanzaro che ha trasmesso gli atti a Salerno

Tutto è partito da Catanzaro. Dagli uffici della Procura distrettuale antimafia. E’ stato Nicola Gratteri a mettere la firma su un fascicolo “bollente” inviato per competenza a Salerno. Da quegli atti si è sviluppata la clamorosa inchiesta che ha portato all’arresto del giudice Marco Petrini, un suo collega che lui stesso conosceva e che capitava di incrociare nei corridoi del tribunale di Catanzaro, divisi da un solo piano. Appena saputo del coinvolgimento del magistrato nell’indagine condotta dalla Finanza su un presunto caso di corruzione in atti giudiziari aggravato dal metodo mafioso, Gratteri ha quindi ha trasmesso tutta la documentazione alla Direzione distrettuale antimafia di Salerno.

La genesi dell’inchiesta. L’origine dell’inchiesta denominata “Genesi” che ha portato all’arresto del giudice Marco Petrini e di altre sette persone nasce infatti da un procedimento datato 2 agosto del 2018 che si è sviluppato in modo clamoroso e del tutto inaspettato. Gli investigatori della Guardia di Finanza erano dapprima sulle tracce di tre soggetti: Luigi Falzetta, Emilio Santoro, detto Mario, e Giuseppe Tursi Prato, detto Pino. L’indagine riguarda inizialmente solo loro ma le intercettazioni successive aprono altri scenari, ben più inquietanti. “L’ascolto di quelle intercettazioni – scrive il gip Giovanna Pacifico nell”ordinanza – faceva emergere uno scenario investigativo di ben maggiore ampiezza, attraverso la speculare estensione delle operazioni intercettive, via via autorizzate da questo ufficio, rispetto agli originari ‘bersagli’”.  Le conversazioni captate rivelano con il passare dei giorni un quadro indiziario grave. Tra un’intercettazione ed un altra, i finanzieri giungono all’identificazione di un giudice in servizio nel distretto giudiziario di Catanzaro e l’indagine diventa inquietante. Quel giudice è Marco Petrini, addirittura il presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro. Alla polizia giudiziaria non resta altro che redarre l’informativa shock che il 15 ottobre del 2018 arriva sulla scrivania di Nicola Gratteri e dei suoi sostituti procuratori che coordinano l’inchiesta originaria. Alla Dda di Catanzaro, invece, non rimane che trasmettere gli atti alla Procura di Salerno competente per territorio. Di mezzo c’è, coinvolto a pieno titolo nell’indagine, spunta un magistrato del distretto giudiziario catanzarese. Non si può fare altrimenti. Tocca ad altri andare avanti e sviluppare la clamorosa attività investigativa.

Dalle origini al blitz. Inizia qui quella che verrà denominata in codice l’inchiesta “Genesi”. Il fascicolo passa nelle mani del pm salernitano Luca Masini e le indagini vengono svolte sul campo dai reparti specializzati della Guardia di Finanza. E’ il 7 novembre del 2018 e il gip autorizza le intercettazioni telefoniche ed ambientali. Petrini finisce sotto inchiesta, pedinato, intercettato, a casa e nel suo ufficio. L’ascolto delle conversazioni fa venire fuori quello che gli inquirenti definiranno una “sistematica attività corruttiva”. Tutto ruota intorno al magistrato di origini umbre che vive a Lamezia. Gli accertamenti bancari fanno il resto e gli investigatori scoprono le “difficoltà finanziare” del giudice. Il cerchio intorno a Petrini si stringe sempre di più e, contemporaneamente, le indagini si allargano coinvolgendo le sue presunte amanti (due avvocatesse) in quello che sarà l’aspetto più piccante e pruriginoso della vicenda. Sul registro degli indagati vengono iscritte complessivamente quattordici persone. Per otto di queste il gip di Salerno ravvisa le esigenze cautelari. L’ex consigliere regionale Pino Tursi Prato e suoi presunti “intermediari” Emilio Santoro e Luigi Falzetta finiscono in carcere insieme ad una serie di professionisti. Tra questi anche quattro avvocati. E’ il 15 gennaio del 2020, il giorno del blitz. Storia dei giorni nostri. Una storia che non è ancora finita e che promette ulteriori, clamorosi risvolti perché tra le 120 pagine dell’ordinanza si celano ipotesi investigative in via di sviluppo. Come una serie tv in attesa di un’altra puntata.

Rif:https://www.zoom24.it/2020/01/16/soldi-e-sesso-in-cambio-di-favori-cosi-gratteri-ha-smascherato-il-giudice-corrotto/

Il magistrato Marco Petrini accusato di corruzione in cambio di soldi e sesso

n Calabria è esploso il caso relativo a Marco Petrini, presidente della terza sezione civile della Corte d’appello di Catanzaro e della Commissione provinciale tributaria. Secondo l’accusa il magistrato avrebbe venduto la propria funzione per aggiustare processi, sentenze e concorsi: in cambio non solo soldi, ma anche prestazioni sessuali che sarebbero state concesse da alcune avvocatesse per avere il giudice dalla loro parte. Petrini è stato arrestato insieme ad altre sei persone: tutti sono indagati per corruzione in atti giudiziari e, per alcuni di essi, è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso.

Per approfondire leggi anche: “Assunto a mia insaputa”

Franco Bechis su Il Tempo fa però notare un dettaglio non da poco: “Petrini non aveva molta presenza pubblica, quindi tutti i giornali hanno pubblicato una sua immagine tratta da un unico evento di cui fu protagonista. Si trattava della presentazione di un libro a Lamezia Terme. L’immagine è però tagliata, perché allargandola appare un altro personaggio, quel Nicola Gratteri che è il mito della giustizia in Calabria”. Ovviamente il Procuratore di Catanzaro non c’entra nulla con lo scandalo di soldi e sesso, ma per Bechis quella foto era “una notizia, perché fa capire di quale fiducia godeva Petrini nell’ambiente, era riuscito ad ingannare anche le persone con le quali lavorava fianco a fianco. Aver censuratoquella foto – chiosa Bechis – è stato un cattivo servizio all’informazione”.

rif:https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/13553835/marco-petrini-magistrato-sesso-soldi-calabria-foto-nicola-gratteri-censura.html

l giudice corrotto e l’intercettazione: “La causa l’ha vinta al 1000 per 1000”

Sono diversi i processi che Petrini sarebbe riuscito a “sistemare” o avrebbe tentato di “aggiustare” favorendo gli “amici degli amici”

Soldi, gioielli, prestazioni sessuali in cambio di favori per “aggiustare” processi in ambito penale, civile e, persino, cause tributarie. Al centro dell’inchiesta la figura di Marco Petrini, 56 anni, nato a Foligno ma residente a Lamezia Terme. Non un giudice qualsiasi ma il presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro e il presidente della Commissione provinciale tributaria. Un insospettabile “smascherato” dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Salerno che hanno coordinato la clamorosa inchiesta culminata con il suo arresto. Sono diversi i processi che Petrini sarebbe riuscito a “sistemare” o avrebbe tentato di “aggiustare” favorendo gli “amici”, gli “amici degli amici” e le sue presunte amanti. Non a caso corruzione in atti giudiziari è l’accusa che la Procura di Salerno gli contesta e per la quale è finito in carcere.

Rif: /https://www.zoom24.it/2020/01/15/il-giudice-corrotto-e-lintercettazione-la-causa-lha-vinta-al-1000-per-1000/

Corruzione: arrestato a Catanzaro il giudice Petrini

Ordinanza di custodia cautelare eseguita questa mattina dalla Guardia di finanza di Crotone in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della locale Dda.  Fra gli arrestati c’è Marco Petrini, giudice della Corte d’Appello di Catanzaro, oltre a due avvocati: uno del foro di Catanzaro, Marzia Tassone di Davoli con studio a Soverato, l’altro di Locri, Francesco Saraco. Le accuse sono di corruzione in atti giudiziari (in taluni casi aggravata dalle finalità mafiose). Le indagini, avviate nel 2018, hanno permesso di ricostruire una sistematica attività corruttiva nei confronti del un presidente di sezione della Corte di Appello di Catanzaro nonché presidente della commissione provinciale tributaria del capoluogo di regione. 

Gli indagati accusati di corruzione avrebbero promesso e consegnato al magistrato, a più riprese, consistenti somme di denaro in contanti, oggetti preziosi ed utilità come prestazioni sessuali in cambio dell’intervento del magistrato per ottenere nei processi sentenze o provvedimenti a loro favorevoli
In alcuni casi i provvedimenti favorevoli richiesti dal magistrato e da quest’ultimo promessi e/o assicurati erano diretti a vanificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di penasentenze di condanna pronunciate in primo grado dai Tribunali del distretto di Catanzaro o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari. 

Oltre al magistrato una figura centrale del sistema corruttivo sarebbe stato un medico in pensione, Emilio Santoro, ex dirigente dell’azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Costui, oltre a stipendiare mensilmente il magistrato per garantirsi l’asservimento delle sue funzioni, si sarebbe prodigato per procacciare nuove occasioni di corruzione proponendo ad imputati, o parenti di imputati condannati in primo grado nonché a privati soccombenti in cause civili, decisioni favorevoli in cambio del versamento di denaro, beni o altre utilità. 

Le azioni corruttive, e documentate anche con attività di intercettazioni audio e video, sarebbero servite anche a far ottenere il vitalizio a un ex politico calabrese (Giuseppe Tursi Prato) che nel corso della quinta legislatura regionale ricopriva la carica di consigliere della Regione Calabria. Quest’ultimo era stato condannato nel 2004 alla pena detentiva di 6 anni di reclusione con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e per tale motivo era decaduto dal relativo assegno vitalizio per la carica rivestita. Altre azioni corruttive sarebbero servite ad agevolare alcuni candidati nel concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato.

È stata altresì accertata nel corso delle indagini la grave situazione di sofferenza finanziaria in cui versava il magistrato arrestato, compiutamente ricostruita sulla base di accertamenti bancari e sulla base delle conversazioni intercettate. Si tratterebbe di situazioni cronicizzate che avrebbero posto il giudice Petrini nella necessità di procurarsi la disponibilità, oltre che dello stipendio di magistrato e dei compensi quale giudice tributario, di somme di denaro in contante anche per mantenere l’elevato tenore di vita. Durante la perquisizione nell’abitazione del magistrato è stata rinvenuta è sequestrata la somma contante di settemila euro custodita all’interno di una busta. Oltre all’esecuzione delle misure cautelari sono state disposte ed effettuate numerose perquisizioni nei confronti di altri indagati, terzi e società.

Rif: https://www.ilvibonese.it/cronaca/56944-corruzione-arrestato-catanzaro-giudice-avvocati/

Mazzette per “aggiustare” processi, anche un magistrato in manette

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Terremoto giudiziario in Calabria. Un magistrato della Corte d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini, e due avvocati (uno del foro di Catanzaro e l’altro di Locri) sono stati arrestati con l’accusa di corruzione. Arresti dunque per Marco Petrini, presidente della Terza sezione civile e della Commissione tributaria della Corte di appello di Catanzaro ed un avvocato dello stesso foro, mentre l‘avvocato del foro di Locri è finito ai domiciliari.

Soldi, gioielli e anche prestazioni sessuali in cambio di favori nei processi: questa la clamorosa ipotesi accusatoria.

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Dda, riguarderebbe altre 5 persone.

Tra le vicende contestate anche il riottenimento del vitalizio per un ex consigliere regionale condannato.

Rif: https://www.calabriadirettanews.com/2020/01/15/mazzatte-per-aggiustare-processi-magistrato-in-manette/

Busta con denaro in contante in casa del giudice arrestato, Marco Petrini

I militari della guardia di finanza stanno completando le perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici delle otto persone arrestate nell’ambito dell’operazione denominata in gergo “Genesi”. Durante la perquisizione nell’abitazione del giudice della Corte d’Appello di Catanzaro Marco Petrini, le fiamme gialle hanno trovato e sequestro una somma di denaro contante pari a 7mila euro custodita all’interno di una busta.

Il giudice è stato quindi portato nell’ufficio ufficio al vecchio tribunale di Catanzaro, sede della Corte d’Appello, per proseguire la perquisizione. Le indagini avrebbero accertato la grave situazione di sofferenza finanziaria in cui versava il magistrato arrestato, compiutamente ricostruita – sostengono gli inquirenti – sulla base di accertamenti bancari e sulla base di conversazioni intercettate. “Si trattava di una condizione cronicizzata ed assolutamente non risolvibile – sottolinea il procuratore Luca Masini che ha coordinato le indagini – nel breve periodo che poneva il magistrato stabilmente nella necessità di procurarsi la disponibilità, oltre allo stipendio di magistrato ed ai compensi quale giudice tributario, di somme di denaro in contanti, anche per mantenere l’elevato tenore di vita”.

Rif:https://www.zoom24.it/2020/01/15/genesi-busta-con-denaro-in-contante-in-casa-del-giudice-arrestato/

Arresto magistrato: Rizzuto coinvolto anche in questa indagine. (Marco Petrini)

Ottavio Rizzuto

CROTONE – Il presidente della Banca di credito cooperativo del crotonese Ottavio Rizzuto, arrestato questa mattina nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro, denominata Thomas, insieme al cardiologo Alfonso Sestito e all’imprenditore Rosario Le Rose, tutti di Cutro, con le accuse a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, abuso d’ufficio, traffico di influenze illecite, è indagato anche in un’altra inchiesta della Procura di Salerno, nome in codice Genesi, che ha portato all’arresto, per corruzione in atti giudiziari, del magistrato di Catanzaro Marco Petrini, presidente della terza sezione civile della Corte d’appello di Catanzaro e della Commissione provinciale tributaria del capoluogo calabrese. Con lui in carcere sono finiti: Emilio Santoro detto Mario, medico in pensione e dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza; Luigi Falzetta, di Crucoli; Giuseppe Tursi Prato, ex consigliere regionale della Calabria; l’avvocato del foro di Catanzaro Francesco Saraco; Vincenzo Arcuri e Giuseppe Caligiuri, entrambi di Cariati. Agli arresti domiciliari è finita l’avvocato Maria Tassone detta Marzia.

Secondo quanto emerge dalle indagini il medico in pensione Santoro, in alcuni casi insieme a Falzetta, avrebbe elargito somme di denaro ma anche soggiorni gratuiti in alberghi di lusso, prodotti alimentari e champagne al giudice Petrini per aggiustare sentenze. Come quella che portato alla condanna in primo grado dell’ex consigliere regionale Tursi Prato in conseguenza della quale il politico ha perso il vitalizio. Rizzuto, in una occasione, avrebbe approntato tramite l’istituto di credito alcune somme di denaro prelevate da Santoro per essere consegnate a Petrini.

Rif:https://www.ilcrotonese.it/arresto-magistrato-rizzuto-coinvolto-anche-in-questa-indagine-i-nomi/

Soldi e sesso in cambio di favori, in manette un giudice (Marco Petrini)

Prestazioni sessuali, denaro contante, oggetti preziosi, altri beni.

Era quanto – secondo quanto emerso dall’inchiesta della Dda di Salerno – gli indagati promettevano e consegnavano a Marco Petrini, magistrato, presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro e presidente della Commissione provinciale tributaria del capoluogo calabrese, in cambio del suo intervento “per ottenere, in processi penali, civili e in cause tributarie o sentenze o comunque provvedimenti favorevoli a terze persone concorrenti nel reato corruttivo”. 

Petrini ora si trova in carcere. Insieme a lui sono state arrestate altre sette persone, tra cui due avvocati, uno di Lamezia Terme (Catanzaro) l’altro di Locri (Reggio Calabria), di cui non è stata resa nota l’identità, un medico in pensione e un ex dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza.

Le ordinanze cautelari sono state emesse dal Gip salernitano ed eseguite dal personale del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Crotone, dello Scico e di altri reparti delle Fiamme gialle. 

“In taluni casi i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato e da quest’ultimo promessi o assicurati erano diretti a vanificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai tribunali del distretto, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari”, si legge ancora nella nota stampa sull’indagine.

l magistrato avrebbe inoltre ricevuto favori sessuali da partecipanti donne al concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato.

Rif:https://www.unionesarda.it/articolo/news/italia/2020/01/15/soldi-e-sesso-in-cambio-di-favori-in-manette-un-giudice-137-975673.html

Marco Petrini: il giudice di Catanzaro arrestato per corruzione

Un magistrato in servizio alla Corte d’Appello di Catanzaro e due avvocati, uno del foro di Catanzaro e l’altro di Locri, sono stati arrestati dalla Guardia di finanza su disposizione della Dda di Salerno per corruzione in atti giudiziari. I destinatari dei provvedimenti sono otto sette dei quali con custodia cautelare in carcere e uno ai domiciliari. Le indagini, avviate nel 2018 e coordinate dalla Dda di Salerno, hanno permesso di ricostruire “una sistematica attività corruttiva” nei confronti del magistrato.

Marco Petrini: il giudice di Catanzaro arrestato per corruzione

Secondo l’accusa il magistrato avrebbe ottenuto consistenti somme di denaro, oggetti preziosi, prestazioni sessuali, in cambio di processi penali, civili e tributari favorevoli agli stessi indagatio a persone a loro legate. In alcuni casi, il giudice avrebbe permesso di ottenere assoluzioni o consistenti riduzioni di pena rispetto ai processi di primo grado, alterando anche provvedimenti di misure di prevenzione già definite in primo grado. Oltre allo stesso giudice, la figura centrale dell’indagine è quella di un medico in pensione ed ex dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Sarebbe stato lui a ‘stipendiare’ mensilmente il magistrato per garantirsi i suoi favori, cercando anche nuove occasioni di corruzione attraverso i rapporti con persone che avevano avuto sentenze di primo grado sfavorevoli.

marco petrini giudice catanzaro

A confermare le accuse sono state effettuate intercettazioni audio e video. Tra i processi finiti nell’indagine anche quello di un ex consigliere regionale della Regione Calabria che avrebbe riottenuto il vitalizio nonostante una condanna definitiva nel 2004 a sei anni di reclusione con interdittiva perpetua dai pubblici uffici. Il giudice avrebbe anche favorito il superamento del concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato. Le indagini hanno anche evidenziato la condizione economica precaria del giudice che avrebbe posto lo stesso nelle condizioni di ricercare sempre nuove somme di denaro per mantenere l’elevato tenore di vita. A casa del giudice sono stati sequestrati sette mila euro in contanti contenuti in una busta. L’indagine è stata condotta dalla guardia di finanza di Crotone e dallo Scico ed ha permesso di evidenziare la “sistematica attività corruttiva” del presidente di Sezione della Corte d’appello di Catanzaro e presidente della Commissione provinciale tributaria. Molte le perquisizioni effettuate dalla guardia di finanza.

Rif: https://www.nextquotidiano.it/marco-petrini-il-giudice-di-catanzaro-arrestato-per-corruzione/

Arrestato magistrato: soldi per «aggiustare» le sentenze, sesso per diventare avvocate

Arrestato magistrato: soldi per «aggiustare» le sentenze, sesso per diventare avvocate

Marco Petrini era il presidente di sezione della Corte d’appello e presidente della commissione provinciale tributaria. In manette anche due avvocati, un medico e altre quattro persone

CATANZARO – Prestazioni sessuali, soldi, vacanze. Tutto questo in cambio di sentenze favorevoli. Il magistrato Marco Petrini, presidente della II sezione della Corte d’appello di Catanzaro, nonché presidente della commissione provinciale tributaria è stato arrestato con l’accusa di corruzione in atti giudiziari su ordine della procura di Salerno. Con lui sono finiti in manette altre sette persone, si tratta di Vincenzo Arcuri, Giuseppe Caligiuri, Marzia Tassone (avvocato del foro di Catanzaro), Luigi Falzetta, Emilio Santoro (ex dirigente dell’Azienda ospedaliera di Cosenza), Giuseppe Tursi Prato (ex consigliere regionale), Francesco Saraco (avvocato del foro di Locri, ai domiciliari). Nel corso della perquisizione in casa di Petrini i finanzieri hanno rinvenuto in una busta 7 mila euro in contanti.

rif: https://www.corriere.it/cronache/20_gennaio_15/arrestato-magistrato-soldi-aggiustare-sentenze-sesso-diventare-avvocate-53cfdd2c-377d-11ea-86a8-537a98b6bc3b.shtml