Magistrati arrestati: no servizi sociali a D’Introno, va arrestato ma è irreperibile

l Tribunale di Sorveglianza dice no all’affidamento ai servizi sociali del grande accusatore Flavio D’Introno, che deve scontare 4 anni e mezzo per usura

Flavio D’Introno non ha il diritto di ottenere la sospensione della condanna definitiva per usura, perché la documentazione medica che ne attesta l’alcolismo è troppo risalente per questo. Il grande accusatore dei giudici di Trani, dunque, dovrà andare in carcere per scontare un residuo di pena pari a quattro anni e mezzo. Fino a ieri sera, però, le ricerche dei Carabinieri sono state vane.

Il Tribunale di sorveglianza (relatore Simonetta Rubino) ha infatti dichiarato inammissibile la richiesta presentata da D’Introno (avvocato Vera Guelfi) per ottenere l’affidamento ai servizi sociali. Anche la Procura generale, con il pg Giannicola Sinisi, nell’udienza di lunedì scorso si era opposta alla richiesta sottolineandone l’infondatezza. A ottobre del 2018, come lui stesso aveva raccontato durante l’incidente probatorio di Lecce, D’Introno aveva ottenuto la sospensione dell’esecuzione della condanna a cinque anni e otto mesi per usura, resa definitiva dalla Cassazione, presentando una serie di certificati che ne attestavano l’avvio di un percorso di cura al Sert di Andria per un problema di alcolismo esploso dopo la sentenza di appello.

D’Introno era stato arrestato nel 2007 nell’ambito dell’operazione Fenerator. Il nodo principale dell’inchiesta di Lecce sulla corruzione dei giudici del Tribunale di Trani è proprio il tentativo di D’Introno di evitare la condanna per usura e il conseguente sequestro dei beni: per questo l’imprenditore coratino ha raccontato alla Procura di Lecce di aver pagato due milioni di euro all’ex gip Michele Nardi (tuttora in carcere) e agli ex pm Antonio Savasta (ai domiciliari) e Luigi Scimè, e di aver regalato gioielli e viaggi a suo dire destinati ai magistrati.

A febbraio 2013 il Tribunale di Trani ha condannato D’Introno a 7 anni di reclusione: l’accusa, sostenuta da Scimè (che aveva ereditato il fascicolo dalla collega Carla Spagnuolo nel frattempo trasferita) ne aveva chiesto la condanna a 3 anni per corruzione ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria e l’assoluzione per l’usura e l’associazione a delinquere. In appello la condanna è stata ridotta a 5 anni e 9 mesi (la Procura generale ne aveva chiesto l’assoluzione): anche questo processo, secondo l’accusa di Lecce, sarebbe finito nel mirino di Nardi che avrebbe chiesto a D’Introno di acquistare diamanti da regalare ai giudici (che sono stati ritenuti totalmente estranei e ora sono parti offese nel procedimento a carico dell’ex gip). La Cassazione ha poi ridotto la pena (dicembre 2018) a cinque anni e mezzo, a seguito della prescrizione di alcuni reati, rendendo dunque definitiva la condanna.

La difesa di D’Introno aveva tentato di spostare la competenza sull’esecuzione lontano da Bari, ritenendo che «i componenti il Tribunale di Sorveglianza possono essere psicologicamente coartati e comunque non sereni» perché nelle sue confessioni a Lecce l’imprenditore ha parlato anche di un commercialista, fratello di un magistrato all’epoca in servizio alla Sorveglianza. Ma la Cassazione ha rigettato la richiesta di rimessione del giudizio, ritenendola inammissibile in quanto prevista dal codice soltanto per i procedimenti di merito.

La Procura generale ha affidato la notifica del provvedimento, con la contestuale esecuzione dell’arresto, ai Carabinieri. Fino a ieri sera, però, D’Introno non è stato rintracciato: non era a casa, a Corato, e potrebbe aver deciso di sottrarsi alla cattura recandosi all’estero. Nei giorni scorsi l’imprenditore aveva definito «molto ingiusta» la prospettiva di un rigetto del ricorso alla Sorveglianza che avrebbe comportato il suo ingresso in carcere, paventando anche l’ipotesi di costituirsi in un istituto penitenziario del Centro-nord così da evitare la detenzione in Puglia. Il processo per la giustizia truccata comincerà il 4 novembre a Lecce: D’Introno ha parlato a lungo durante l’incidente probatorio e resta il più importante testimone dell’accusa.

Rif.https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1178438/magistrati-arrestati-negato-affidamento-imprenditore-gola-profonda.html

Magistrati arrestati, D’Introno: «Nardi aveva conti in Vaticano, gli ho dato 1,5 mln»

L’imprenditore di Corato conferma anche le mazzette a Savasta, oltre a Rolex e gioielli. Soldi prelevati anche in Svizzera

Un milione e mezzo di euro dati a Michele Nardi, l’ex gip tuttora in carcere che avrebbe ricevuto anche regali in natura tra cui un Rolex, diamanti, viaggi e lavori di ristrutturazione, poi altri 500mila euro all’ex pm Antonio Savasta. Il tutto per provare a sistemare i suoi problemi giudiziari. L’incidente probatorio nell’inchiesta sulla giustizia truccata a Trani si è aperto con la confessione di Flavio D’Introno, l’imprenditore di Corato che con il suo racconto è già stato determinante per gli arresti disposti a gennaio dalla Procura di Lecce. E che ieri – confermando il racconto delle mazzette pagate ai giudici – ha depositato un memoriale di 60 pagine con cui ha aperto pure nuovi capitoli: «Nardi – ha detto rispondendo alle domande del procuratore Leonardo Leone de Castris e della pm Roberta Licci – mi disse di avere anche un conto allo Ior, e di temere che i soldi depositati nella banca del Vaticano potessero sparire».

rif: https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bat/1140973/magistrati-arrestati-d-introno-nardi-aveva-conti-in-vaticano-gli-ho-dato-1-5-mln.html

“Toghe sporche”. A processo tutti e 10 gli indagati per il caso Trani

Mandati a processo i tre magistrati Nardi, Scimè e Savasta, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e falso coinvolti nella maxi inchiesta sui processi nel palazzo di giustizia di Trani. Conclusasi questa prima parte dell’inchiesta, i magistrati della Procura di Lecce sono già al lavoro  per un secondo filone delle indagini, scaturito dalle alle deposizioni e denunce di altre presunte vittime della “cupola” dei magistrati di Trani,LECCE – Si è conclusa ieri, nel tribunale del capoluogo salentino, l’udienza preliminare nei confronti di dieci imputati, fra i quale tre magistrati accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e falso coinvolti nella maxi inchiesta sui processi nel Palazzo di Giustizia di Trani, che venivano manipolati in cambio di importanti di somme di tangenti. I fatti contestati fanno riferimento al periodo tra il 2014 e il 2018.

Le indagini sono state coordinate dal procuratore di LecceLeonardoLeone De Castris, e condotte dai pm Roberta Licci e Giovanni Gallone. I magistrati coinvolti nell’inchiesta sono Michele Nardi, Luigi Scimè ed Antonio Savasta che successivamente ha lasciato la magistratura.Conclusasi questa prima parte dell’inchiesta, i magistrati della Procura di Lecce sono già al lavoro  per un secondo filone delle indagini, scaturito dalle dichiarazioni dell’imprenditore Flavio D’Introno ( in una prima fase coindagato ed adesso parte offesa) ma anche grazie alle deposizioni di altre presunte vittime della “cupola” dei magistrati di Trani, i quali dopo che, a gennaio, è scoppiato lo scandalo della “malagiustizia” nel Palazzo  di Giustizia di  Trani, si sono presentati a denunciare ulteriori fatti oggetto di reato.

il Tribunale di LecceIl processo inizierà il prossimo 30 ottobre, e successivamente verranno poi fissate le successive udienze.  Hanno scelto di sottoporsi  al rito abbreviato, che consente loro uno sconto di pena,  Antonio Savasta, ex magistrato che dopo essersi dimesso, è stato il primo a collaborare con la Procura leccese, ammettendo le proprie responsabilità, il giudice Luigi Scimé, gli avvocati Giacomo Ragno e Ruggiero Sfrecola, e l’immobiliarista Luigi D’Agostino.Sono stati rinviati a giudizio dinanzi al Tribunale in composizione collegiale l’ex gip del Tribunale di Trani  Michele Nardi (successivamente  assegnato come sostituto procuratore presso la Procura di Roma, incarico che è stato sospeso dal Csm), il quale aveva annunciato delle dichiarazioni spontanee, che poi ha deciso di non rendere più, il falso testimone Gianluigi Patruno, titolare di una palestra, e l’ ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro (che si trova ancora ristretto in carcere), e dell’ ex cognato di Savasta,  Savino Zagaria .

Michele Nardi ed Antonio SavastaRigettata l’istanza di rito abbreviato condizionato ad alcuni approfondimenti istruttori, presentata dall’avvocatessa Simona Cuomo, del Foro di Bari. L’ avvocatessa ex “pupilla” dello studio legale Sisto di Bari (estraneo alla vicenda) , si è sottoposta ad un lungo interrogatorio, nel  corso del quale ha negato sfacciatamente di avere mai incontrato MicheleNardi, affermando di averlo visto per la prima volta nel corso delle udienze a Lecce.La Procura di Lecce però l’ha smentita depositando un documento prodotto in un processo per calunnia che vedeva Nardi denunciato dall’ex collega Maria Grazia Caserta venendo condannato ad 1 anno e 6 mesi , in un processo tenutosi a Catanzaro alcuni anni fa, circostanza documentale che confuterebbe la Cuomo e dimostrerebbe invece una conoscenza fra i due risalente già a diversi anni or sono.Il processo per chi non ha optato per il rito abbreviato ultimi invece il prossimo 4 novembre. Parte civile si sono costituiti la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero della Giustizia, l’Ordine degli Avvocati di Trani e alcune parti private.Sotto la lente degli investigatori numerose tangenti in denaro, persino di milioni, finalizzate a modificare l’esito dei processi o a pilotare le inchieste. Ma non solo, infatti sono emersi anche importanti tangenti elargite dall’imprenditore di Corato Flavio D’Introno, il principale accusatore nonché corruttore,  a favore di Michele Nardi, anche sotto altra forma come un orologio Rolex Daytona in oro del valore di  34.500 euro, due diamanti del valore di 27mila euro, un viaggio a Dubai costato 10mila euro, e per finire la ristrutturazione costata 130mila euro della casa romana del magistrato,  e la costruzione della sua villa a Trani per 600mila euro.Importanti tangenti da 600mila euro sono state pagate sempre dall’imprenditore D’Introno a Savasta, oltre a cene, e regali di vario genere.  Savasta e Nardi al momento dell’arresto erano in servizio presso il Tribunale di Roma, il primo come giudice ed il secondo come pubblico ministero, trasferiti in via precauzionale dal Consiglio Superiore della Magistratura.I due magistrati dovranno rispondere anche delle accusea loro carico per aver persino promesso una ricompensa in denaro all’imprenditore D’Introno, consigliandogli di non rivelare il sistema di cui aveva fatto parte, arrivando a consigliargli di fuggire all’estero in Paesi dove non sono applicabili le rogatorie italiane.Durante il corso delle indagini la Procura di Lecce ha ritenuto necessario “blindare” alcune testimonianze nel corso di un lungo incidente probatorio, nel corso del quale sono stati uditi l’imprenditore Flavio D’Introno, per il quale in virtù della sua totale collaborazione prestata agli inquirenti non è stata mai disposta alcuna misura cautelare; successivamente è stata la volta del poliziotto Vincenzo Di Chiaro, e quindi all’ex-magistrato Antonio Savasta che ha ottenuto i domiciliari dopo aver collaborato, mentre Michele Nardi e Di Chiaro dallo scorso gennaio sono sottoposti a detenzione cautelare in carcere, dove potrebbero restare ancora per un anno, grazie alla velocità con cui si è svolta l’udienza preliminare ( prima udienza lo scorso 11 settembre) che ha consentito che non scadessero i termini della custodia cautelare.Gli avvocati della difesa dei vari indagati, ora imputati,  durante l’udienza preliminare hanno battagliato persino sull’ammissibilità di alcune costituzioni di parte civile, ma il Gup del Tribunale di Lecce, dr.ssa Cinzia Vergine, non ha avuto alcun dubbio nel rigettare tutte le eccezioni difensive. Ieri la decisione finale: processo per tutti, quale che sia la strada scelta.

Rif:https://www.ilcorrieredelgiorno.it/toghe-sporche-a-processo-tutti-e-10-gli-indagati-per-il-caso-trani/

Toghe sporche: Nardi pronto a parlare sul “Sistema Trani”

Toghe sporche: Nardi pronto a parlare sul “Sistema Trani”

Sono state presentate 14 richieste di costituzioni di parte civile, tra le quali compare anche  la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Il Ministero della Giustizia, l’Ordine degli avvocati di Trani, gli imprenditori coratini Paolo Tarantini e Flavio D’Introno colui che ha dato il via con le sue dichiarazioni all’inchiesta giudiziaria condotta dalla procura di Lecce

LECCE –   Anche l’ex gip Michele Nardi , attuale pm presso la Procura di Roma (e sospeso dal Csm) ha deciso di raccontare per la prima volta la sua verità sull’inchiesta della Procura di Lecce, condotta dai pm Roberta Licci e Giovanni Gallone sul cosiddetto “sistema Trani” per il quale è sottoposto a detenzione cautelare in carcere dal gennaio scorso con l’accusa di concorso in associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari oltre che, a vario titolo, di minacce, millantato credito, estorsione e truffa aggravata insieme all’ex pm di Trani Antonio Savasta, il quale oltre ad essersi dimesso dalla magistratura ha confessato la propria corruzione ai pm della procura salentina.

Michele Nardi

É stato lo stesso Nardi ad annunciarlo dopo mesi di silenzio, nel corso dell’udienza preliminare a carico di 10 indagati davanti al Gup del Tribunale di Lecce dr.ssa Cinzia Vergine . Insieme a Nardi e Savasta è imputato anche il giudice Luigi Scimè, accusato di corruzione in atti giudiziari. Le dichiarazioni di Nardi dovrebbe avvenire nell’udienza che si terrà domani 13 settembre. Nardi e Savastafurono arrestati nel gennaio scorso insieme con l’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro.L’accusa è di avere pilotato sentenze e inchieste in cambio di mazzette quando erano in servizio a Trani.

Hanno chiesto di essere ammessi al rito abbreviato l’ex pm Antonio Savasta, (a lato nella foto) che ha ammesso le proprie responsabilità, il giudice Luigi Scimé,  gli avvocati Ruggiero Sfrecola e Giacomo Ragno, e l’immobiliarista Luigi D’Agostino. L’avvocatessa barese Simona Cuomo (attualmente sospesa dalla professione), “pupilla dello studio dell’ Avv. Francesco Paolo Sisto di Bari (estraneo alla vicenda) , ha invece preferito attendere di essere esaminata domani in udienza preliminare,  per poter quindi poi decidere se ricorrere al rito abbreviato. Fra gli imputati compare anche Gianluigi Patruno, titolare di una palestra, l’ ispettore di polizia di Corato Vincenzo Di Chiaro (anch’egli ancora detenuto cautelarmente in carcere) e l’ ex cognato di Savasta, Savino Zagaria .

Sono state presentate 14 richieste di costituzioni di parte civile, tra le quali compare anche  la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Il Ministero della Giustizia, l’Ordine degli avvocati di Trani, gli imprenditori coratini Paolo Tarantini e Flavio D’Introno (esclusivamente per le posizioni di Michele Nardi e Gianluigi Patruno).

L’imprenditore D’Introno è colui che ha dato il via con le sue dichiarazioni all’inchiesta giudiziaria, rimane indagato, ma la sua posizione é stata stralciata in altro procedimento dalla Procura di Lecce, così come quella del carabiniere Martino Marangia.

rif:https://www.ilcorrieredelgiorno.it/toghe-sporche-nardi-pronto-a-parlare-sul-sistema-trani/

Magistrati arrestati: «A Trani altri casi di indagini truccate», interrogato D’Introno

L’ipotesi è che altre persone siano finite nelle grinfie della cricca delle indagini truccate nel Tribunale di Trani. E che, di conseguenza, ci siano altri casi di sentenze svendute. L’inchiesta della Procura di Lecce, che lunedì ha già portato a processo dieci persone, va avanti con ulteriori approfondimenti. Giovedì l’imprenditore Flavio D’Introno, l’uomo che con i suoi racconti ha fatto scattare a gennaio l’arresto dell’ex gip Michele Nardi e dell’ex pm Antonio Savasta, è tornato a parlare: un interrogatorio fiume davanti alla pm Roberta Licci per rispondere su ulteriori circostanze. 

Rif: https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bat/1174037/magistrati-arrestati-a-trani-altri-casi-di-indagini-truccate-interrogato-d-introno.html

«Sistema Trani», magistrati arrestati: l’ex pm Nardi rinviato a giudizio

Insieme a Nardi sono stati rinviati a giudizio l’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro, Gianluigi Patruno, titolare di una palestra, e Savino Zagaria, ex cognato dell’ex pm Antonio Savasta

Il gup di Lecce Cinzia Vergine ha disposto il rinvio a giudizio per Michele Nardi, l’ex gip di Trani accusato di essere a capo, promotore e organizzatore di un’associazione per delinquere con altri magistrati che truccava i processi al Tribunale di Trani.

Contrariamente a quanto era stato annunciato, Nardi non ha rilasciato alcuna dichiarazione spontanea ritenendo sufficiente quanto dichiarato nella scorsa udienza dall’avvocatessa barese Simona Cuomo che ha detto di non aver mai avuto rapporti diretti con lui ma solo con Savasta e di essere diventata avvocato quando Nardi nel febbraio 2006 aveva già lasciato il palazzo di giustizia di Trani, trasferito a Roma.

Insieme a Nardi sono stati rinviati a giudizio l’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro, Gianluigi Patruno, titolare di una palestra, e Savino Zagaria, ex cognato dell’ex pm Antonio Savasta.

Nardi, Savasta (che si è dimesso dalla magistratura e ha collaborato con gli inquirenti) e l’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e falso commessi tra il 2014 e il 2018 per aver pilotato, in cambio di mazzette, indagini istruite dalla Procura di Trani. 

Il processo si aprirà il prossimo 4 novembre davanti ai giudici della II sezione penale del Tribunale di Lecce.

In virtù del rinvio a giudizio la custodia cautelare per Nardi, prossima alla scadenza, è stata ulteriormente prorogata di altri sei mesi. 

L’ex pm Antonio Savasta, il giudice Luigi Scimè, l’immobiliarista Luigi D’Agostino, gli avvocati Giacomo Ragno e Ruggero Sfrecola, saranno giudicati con rito abbreviato. Per loro la prima udienza davanti al gup Cinzia Vergine è stata fissata per il prossimo 30 ottobre.

Rif:https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1172964/sistema-trani-magistrati-arrestati-ex-pm-nardi-rinviato-a-giudizio.html

Trani, magistrati arrestati: anche Nardi pronto a dire la sua verità

TRANI – Dopo l’ex pm di Trani Antonio Savasta, anche l’ex gip Michele Nardi racconterà presto per la prima volta la sua verità sull’inchiesta della Procura di Lecce sul cosiddetto «sistema Trani» che lo vede in carcere dal gennaio scorso con l’accusa di concorso in associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari oltre che, a vario titolo, di minacce, millantato credito, estorsione e truffa aggravata con lo stesso Savasta. É stato lo stesso Nardi, dopo mesi di silenzio, ad annunciarlo nel corso dell’udienza preliminare davanti al gup di Lecce Cinzia Vergine a carico di 10 indagati. Con i due magistrati è imputato anche il giudice Luigi Scimè, accusato di corruzione in atti giudiziari. L’ascolto di Nardi dovrebbe avvenire nella prossima udienza del 13 settembre. Nardi e Savasta furono arrestati nel gennaio scorso insieme con l’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro. L’accusa è di avere pilotato sentenze e inchieste in cambio di mazzette quando erano in servizio a Trani.

Oggi hanno chiesto di essere ammessi al rito abbreviato l’ex Pm Antonio Savasta, che è stato il primo a collaborare ammettendo responsabilità e si è dimesso dalla magistratura, dal giudice Luigi Scimé e dagli avvocati Ruggiero Sfrecola e Giacomo Ragno, e dall’immobiliarista Luigi D’Agostino. L’avvocatessa barese Simona Cuomo ha chiesto di essere esaminata venerdì, per poi decidere se ricorrere o meno al rito abbreviato. Sono imputati anche Gianluigi Patruno, titolare di una palestra, Vincenzo Di Chiaro (ispettore di polizia di Corato ancora in carcere) e Savino Zagaria ex cognato di Savasta. 
Oggi sono state anche presentate 14 richieste di costituzioni di parte civile, tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Il Ministero della Giustizia, l’Ordine degli avvocati di Trani, gli imprenditori coratini Paolo Tarantini e Flavio D’Introno (quest’ultimo limitatamente alle posizioni di Michele Nardi e Gianluigi Patruno). D’Introno, che con le sue dichiarazioni ha dato il via all’inchiesta giudiziaria, resta indagato, ma la sua posizione é stata stralciata dalla Procura di Lecce, così come quella del carabiniere Martino Marangia

Rif:https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bat/1171803/trani-magistrati-arrestati-anche-nardi-pronto-a-dire-la-sua-verita.html

Corruzione, la Procura di Lecce chiede il processo per tre magistrati

La Procura di Lecce ha chiesto il rinvio a giudizio di tre magistrati, all’epoca dei fatti in servizio Trani, accusati associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari. Sono l’ex gup Michele Nardi e gli ex Pm Antonio Savasta e Luigi Scimè.

Come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, insieme ad altri sette imputati, compreso l’ispettore Vincenzo Di Chiaro, dovranno comparire il prossimo 11 settembre davanti al Gip Cinzia Vergine. Stralciata la posizione dell’imprenditore Flavio D’Introno, principale accusatore degli imputati, che ha parlato di avere ricevuto una richiesta di 2milioni di euro per bloccare un processo in cui era imputato per usura e aprire fascicoli contro chi lo accusa. 

Tentativi non riusciti. Stralciata anche quella del carabiniere Martino Marancia, la cui posizione potrebbe essere archiviata. Il rinvio a giudizio è stato chiesto con la formula dell’urgenza per evitare la scadenza dei termini di custodia, prevista per il prossimo 13 ottobre.

Rif: https://www.borderline24.com/2019/08/24/corruzione-la-procura-lecce-chiede-processo-tre-magistrati/

Magistrati arrestati a Trani, dalle agende di Nardi nuove accuse ai giudici

Gli incontri dell’ex gip con Savasta e l’imprenditore D’Introno confermati dal Gps

Dalle agende sequestrate a Michele Nardi potrebbero arrivare i riscontri alle accuse più recenti nei confronti dell’ex gip, in carcere da gennaio con l’accusa di essere a capo della cricca di giudici che truccava i processi nel Tribunale di Trani. La Procura di Lecce ha chiesto ai carabinieri di Barletta una serie di accertamenti incrociati sulle dichiarazioni rese dai protagonisti della vicenda: incontri, fascicoli, passaggi di denaro. E in questa analisi rientrano, tra l’altro, gli appunti di Nardi.

Al momento dell’arresto Nardi e Savasta sapevano da più di un anno di essere sotto indagine a Lecce per corruzione, avendo ricevuto la notifica un avviso di proroga delle indagini. Dalle agende dell’ex gip, tuttora in carcere a Matera, emergono i tentativi di capire di più su quella indagine. Ma ci sono anche gli incontri con Flavio D’Introno, l’imprenditore di Corato che ha raccontato delle tangenti ai magistrati causando il terremoto dell’inchiesta. «Tornato ieri a Roma – annota ad esempio Nardi il 4 luglio 2017 -. Ieri D’Introno mi ha cercato e ha detto che la moglie era stata sentita giovedì scorso dai Cc di Barletta (…) Le hanno chiesto dei rapporti del marito con me e se sapesse di regali fatti». Dalle agende emergono, numerosi incontri con Savasta (di alcuni Nardi ha parlato nell’interrogatorio di garanzia) nell’autunno 2017 ma anche a maggio 2018: «Sav dice che non ha novità». Tuttavia, ricordano gli inquirenti, nell’interrogatorio Nardi ha detto di aver interrotto tutti i contatti con gli ex colleghi di Trani dal giorno del trasferimento a Roma (febbraio 2006): le agende dimostrerebbero il contrario. Allo stesso modo, dalle agende si ricaverebbe che i primi contatti con D’Introno risalirebbero al 2012.

A Nardi (oltre all’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, insieme a Savasta, allo stesso D’Introno e ad altre due persone) vengono contestati tra gli altri i reati di millantato credito, estorsione e violenza privata. La prima accusa riguarda i soldi che l’ex gip avrebbe chiesto a D’Introno per intervenire sui giudici della Corte d’appello di Bari dove l’imprenditore è stato poi condannato per usura. Le altre due accuse si riferiscono alle pressioni di Nardi su D’Introno, con le minacce di morte che gli sarebbero state fatte se non avesse continuato a pagare: Nardi nega, ma la Procura di Lecce ha cristallizzato questa ipotesi nell’avviso di conclusione delle indagini di luglio. Lo stesso Savasta, nel corso dell’incidente probatorio, racconta che a un certo punto – cioè quando i due avevano avuto un litigio per fatti personali – Nardi avrebbe tentato di scaricare l’imprenditore: «Sembra che c’era stato un momento in cui tra lui e D’Introno, un momento limitato nel tempo, in cui ce l’aveva con D’Introno per cui mi disse “Tutto quello che è stato fatto è meglio… distruggilo!”».

I carabinieri, su richiesta della Procura, hanno sottoposto a verifica anche le dichiarazioni di D’Introno in merito ai rapporti con l’ex pm Luigi Scimè (anche lui indagato), cui avrebbe consegnato l’ultima tranche di una tangente (10mila dei 30mila euro concordati per chiudere le indagini sugli incendi nelle ville della moglie), a Milano durante il ponte del 1° maggio 2016: , circostanza che il magistrato nega: dagli accertamenti è emerso che D’Introno era effettivamente a Milano in quei giorni, in compagnia di un amico, e che anche il magistrato aveva un motivo familiare per recarsi nel capoluogo lombardo. I militari hanno anche acquisito i tracciati del gps della Bmw di Nardi, per chiarire se il 6 dicembre 2013 l’auto dell’ex gip potesse trovarsi nel distributore Esso dove – secondo D’Introno – sarebbero passati di mano 200mila euro: i dati di localizzazione non sono precisi, ma per i carabinieri quel giorno l’auto è effettivamente transitata sulla provinciale Trani-Bitonto in prossimità dell’area di servizio.

Rif: https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1163342/magistrati-arrestati-a-trani-dalle-agende-di-nardi-nuove-accuse-ai-giudici.html

Magistrati arrestati a Trani, i fratelli Ferri: «Ci chiesero 4mln per fermare indagini»

Ci hanno distrutto, aggredendo anche i nostri beni patrimoniali e lasciando in mezzo alla strada oltre tremila persone e distruggendo una azienda che fatturava 400 milioni di euro l’anno». Nel 2003 il gruppo Ferri aveva 400 negozi. Sedici anni dopo, la Cassazione ha chiuso con la prescrizione il processo per bancarotta a carico dei fratelli di Corato che, solo oggi, hanno denunciato di aver subito una estorsione: un avvocato, lo stesso di cui ha parlato anche il re del grano Francesco Casillo, avrebbe chiesto 4 milioni di euro per salvarli dall’indagine condotta dall’allora pm di Trani, Antonio Savasta, e dagli arresti e dalle altre misure cautelari disposte dall’allora gip Michele Nardi.

rif:https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1162646/magistrati-arrestati-a-trani-i-fratelli-ferri-ci-chiesero-4mln-per-fermare-indagini.html