Arezzo, via il capo della Procura «Condotta non trasparente»

La decisione del Csm. Il caso dell’inchiesta Banca Etruria. Lui: «Ingiusto e infondato»

Arezzo, via il capo della Procura «Condotta non trasparente»

La delibera, approvata a larga maggioranza dal Csm (relatore Piercamillo Davigo), non dà adito a interpretazioni. Roberto Rossi, procuratore di Arezzo, il magistrato che ha coordinato le indagini su Banca Etruria, avrebbe compromesso «almeno sotto il profilo dell’immagine il necessario requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti» tenendo «una condotta non trasparente» anche «nelle informazioni rese al Csm». Un giudizio durissimo quello dell’organo di autogoverno dei giudici che ha determinato la non conferma di Rossi alla guida della procura aretina. La decisione è stata presa con 16 voti favorevoli, 4 contrari e con un astenuto. 

La difesa

Rossi, che ha sempre negato ogni contestazione, farà ricorso al Tar chiedendo la sospensiva del provvedimento. Ma intanto da oggi resterà ad Arezzo come semplice sostituto procuratore. Al suo posto il pm più anziano in servizio, Elisabetta Iannelli, che resterà procuratore in pectore sino al concorso e alla nomina del nuovo procuratore. 

L’accusa

Ma qual è l’episodio che, secondo il Consiglio superiore della magistratura, avrebbe compromesso il requisito dell’indipendenza? Quello di essere stato consulente del dipartimento Affari giuridici e legislativi della Presidenza del consiglio mentre indagava per bancarotta su Banca Etruria e su Pier Luigi Boschi, padre di Elena, allora ministro. Insomma secondo il Csm, Rossi avrebbe proseguito l’incarico di consulenza al dipartimento della Presidenza del Consiglio anche dopo l’apertura dell’indagine su Banca Etruria del cui consiglio di amministrazione faceva parte il padre di Maria Elena Boschi. Un comportamento dunque che avrebbe compromesso l’imparzialità del pm secondo il parere della maggioranza del Csm, condiviso anche dal ministero della Giustizia, il pentastellato Alfonso Bonafede, che in un documento aveva anche espresso un giudizio negativo sulle immagini della procura aretina su Banca Etruria. Una contestazione che Rossi respinge. «Ritengo la decisione del Csm ingiusta e infondata per più motivi — spiega al Corriere della Sera il magistrato —. Intanto perché la mia consulenza, come quella di altri colleghi, si era conclusa prima che io iniziassi le indagini su Banca Etruria. E poi perché né io né gli altri colleghi che avevano la consulenza con il Dipartimento affari costituzionali avevano riferimenti con figure politiche ma con un magistrato, capo del dipartimento, che chiedeva a noi pareri tecnici su alcune proposte di legge». Rossi ricorda inoltre che «la prima commissione del Csm luglio 2016 aveva avviato un primo procedimento conoscitivo finito con un’archiviazione».

Rif: https://www.corriere.it/cronache/19_ottobre_24/condotta-non-trasparente-arezzo-via-capo-procura-a83291f6-f69c-11e9-852d-8d5c113e41ca.shtml

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