Csm, Mattarella: ‘Quadro sconcertante e inaccettabile’

Il capo dello Stato: ‘Oggi si volta pagina. La reazione del Consiglio è stato il primo passo per il recupero della credibilità’ – VIDEO

Mattarella, oggi si volta pagina in Csm © ANSA

“Oggi si volta pagina nella vita del Csm”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al plenum del Csm. “Il saluto e gli auguri  – ha evidenziato il capo dello Stato – sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, da un’inchiesta in corso, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile“. 

“Quanto avvenuto – ha sottolineato in un altro passaggio –  ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche il prestigio e l’autorevolezza dell’intero Ordine Giudiziario; la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica”.

“La reazione del Consiglio ha rappresentato il primo passo per il recupero della autorevolezza e della credibilità cui ho fatto cenno e che occorre sapere restituire alla Magistratura italiana. Di essa i cittadini ricordano i grandi meriti e i pesanti sacrifici anche attraverso l’esempio di tanti suoi appartenenti e hanno il diritto di pretendere che quei meriti e quei sacrifici non siano offuscati”. Lo ha ricordato il presidente Sergio Mattarella intervenendo stamattina al plenum del Csm.

Il Plenum del Csm, presieduto dal presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, ha convalidato l’elezione dei due nuovi consiglieri togati, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, entrambi di Autonomia e Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, che in questo modo raddoppia la sua rappresentanza a Palazzo dei Marescialli. I due togati subentrano a Gianluigi Morlini e Corrado Cartoni, due dei consiglieri che si sono dimessi perché i loro nomi figurano nell’inchiesta di Perugia sulle nomine ai vertici degli uffici.

Rif:http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/06/21/csm-mattarella-quadro-sconcertante-e-inaccettabile_809686e9-034b-4dae-96ce-0df904c5c34d.html

Mattarella al Csm: “Caos sconcertante. Oggi si volta pagina nella vita del Consiglio”

Mattarella al Csm: "Caos sconcertante. Oggi si volta pagina nella vita del Consiglio"

l presidente della Repubblica presiede la riunione straordinaria del plenum del Consiglio ed esprime “grande preoccupazione” per quello che è emerso dalle indagini in corso. Ma l’organismo “ha gli anticorpi” per reagire. Il capo dello Stato annuncia che seguirà con attenzione le riforme della giustizia

ROMA – “Oggi si volta pagina nella vita del Csm. La prima di un percorso di cui non ci si può nascondere difficoltà e fatica di impegno. Dimostrando la capacità di reagire con fermezza contro ogni forma di degenerazione”. L’ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Palazzo dei Marescialli, presiedendo la riunione straordinaria del plenum del Consiglio superiore della Magistratura. Il capo dello Stato prendendo la parola ha detto: “Il saluto e gli auguri sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, da un’inchiesta in corso, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile”.

“Quanto avvenuto ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche il prestigio e l’autorevolezza dell’intero ordine giudiziario; la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica”, ha aggiunto il presidente della Repubblica. 

“Il coacervo di manovre nascoste – ha spiegato il capo dello Stato – di tentativi di screditare altri magistrati, di millantata influenza, di pretesa di orientare inchieste e condizionare gli eventi, di convinzione di poter manovrare il Csm, di indebita partecipazione di esponenti di un diverso potere dello Stato, si manifesta in totale contrapposizione con i doveri basilari dell’ordine giudiziario e con quel che i cittadini si attendono dalla magistratura”.

Mattarella ha anche detto che “occorre far comprendere che la Magistratura italiana e il suo organo di governo autonomo, previsto dalla Costituzione hanno al proprio interno gli anticorpi necessari e sono in grado di assicurare, nelle proprie scelte, rigore e piena linearità”. Per questo, ha continuato, “tengo a ringraziare il vice presidente, il comitato di presidenza e i consiglieri presenti per la risposta pronta e chiara che hanno fornito con determinazione, non appena si è presa conoscenza della gravità degli eventi.

Secondo Mattarella, “la reazione del Consiglio ha rappresentato il primo passo per il recupero della autorevolezza e della credibilità cui ho fatto cenno e che occorre sapere restituire alla magistratura italiana. Di essa i cittadini ricordano i grandi meriti e i pesanti sacrifici anche attraverso l’esempio di tanti suoi appartenenti e hanno il diritto di pretendere che quei meriti e quei sacrifici non siano offuscati. A questo riguardo non va dimenticato che è stata un’azione della magistratura a portare allo scoperto le vicende che hanno così gravemente sconcertato la pubblica opinione e scosso l’ordine giudiziario”.

“Tutta l’attività del Consiglio, ogni sua decisione – ha ammonito Mattarella – sarà guardata con grande attenzione critica e forse con qualche pregiudiziale diffidenza. Non può sorprendere che sia così e occorre essere ancor più consapevoli, quindi, dell’esigenza di assoluta trasparenza, e di rispetto rigoroso delle regole stabilite, nelle procedure e nelle deliberazioni”.

“La Costituzione prescrive che l’assunzione di qualunque carica pubblica – ivi comprese, ovviamente, quelle elettive – sia esercitata con disciplina e onore, con autentico disinteresse personale o di gruppo; e nel rispetto della deontologia professionale. Indipendenza e totale autonomia dell’ordine giudiziario sono principi basilari della nostra Costituzione e rappresentano elementi irrinunziabili per la Repubblica. La loro affermazione è contenuta nelle norme della Costituzione ma il suo presidio risiede nella coscienza dei nostri concittadini e questo va riconquistato. Potrà avvenire – e confido che avverrà – anzitutto sul piano, basilare e decisivo, dei comportamenti”, ha concluso il presidente della Repubblica.

Infine,  Mattarella invita il Parlamento a fare le riforme necessarie. Vi è la necessità di “modifiche normative, ritenute opportune e necessarie, in conformità alla Costituzione. – ha detto il presidente – Ad altre istituzioni compete discutere ed elaborare eventuali riforme che attengono a composizione e formazione del Csm”.”il Csm, peraltro, può – ed è, più che opportuno, necessario –  provvedere ad adeguamenti delle proprie norme interne, di organizzazione e di funzionamento, per assicurare, con maggiore e piena efficacia, ritmi ordinati nel rispetto delle scadenze, regole puntuali e trasparenza delle proprie deliberazioni”.

Il capo della Stato ha parlato anche dei progetti di riforma di cui si discute: “Viene annunciata una stagione di riforme sui temi della giustizia e dell’ordinamento giudiziario in cui il Parlamento e il governo saranno impegnati. Il presidente della Repubblica potrà seguire – e seguirà con attenzione – questi percorsi ma la Costituzione non gli attribuisce il compito di formulare ipotesi o avanzare proposte”.

Rif:https://www.repubblica.it/politica/2019/06/21/news/csm_mattarella-229293524/

Csm, Mattarella: “Quadro sconcertante e inaccettabile, ha minato autorevolezza delle toghe. Da oggi si volta pagina”

Csm, Mattarella: “Quadro sconcertante e inaccettabile, ha minato autorevolezza delle toghe. Da oggi si volta pagina”

Il discorso del presidente della Repubblica al plenum del Consiglio superiore della magistratura dopo gli scandali rivelati dall’inchiesta di Perugia: “Grande preoccupazione per il coacervo di manovre nascoste, di tentativi di screditare altri magistrati, di pretesa di orientare inchieste e di poter manovrare il Csm”. Si insediano Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, entrambi di AeI, la corrente che fa capo a Piercamillo Davigo

Oggi si volta pagina nella vita del Csm”. È la promessa e l’auspicio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo discorso rivolto al plenum del Consiglio superiore della magistratura da lui presieduto dopo gli scandali sulle nomine rivelati dall’inchiesta di Perugia che ha travolto l’organo di autogoverno delle toghe. “Il saluto e gli auguri sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, da un’inchiesta in corso, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile“, dice Mattarella. Il Capo dello Stato sottolinea come quanto avvenuto “ha prodotto conseguenze gravemente negativo per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche dell’intero Ordine Giudiziario”.

Csm, Mattarella: “Minata l’indispensabile autorevolezza e il prestigio dell’ordine giudiziario”. L’intervento integrale

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“Il coacervo di manovre nascoste, di tentativi di screditare altri magistrati, di millantata influenza, di pretesa di orientare inchieste e condizionare gli eventi, di convinzione di poter manovrare il Csm, di indebita partecipazione di esponenti di un diverso potere dello Stato, si manifesta in totale contrapposizione con i doveri basilari dell’Ordine Giudiziario e con quel che i cittadini si attendono dalla Magistratura”, afferma Mattarella parlando al Csm. “La reazione del Consiglio ha rappresentato il primo passo per il recupero della autorevolezza e della credibilità – prosegue il presidente della Repubblica – che occorre sapere restituire alla Magistratura italiana”, anche per “i grandi meriti e i pesanti sacrifici” di tanti giudici  che non devono essere “offuscati”.

“Oggi si volta pagina nella vita del Csm. La prima di un percorso di cui non ci si può nascondere difficoltà e fatica. Dimostrando la capacità di reagire con fermezza contro ogni forma di degenerazione“, continua il suo discorso Mattarella, pretendendo “assoluta trasparenza” e “rispetto rigoroso delle regole stabilite, nelle procedure e nelle deliberazioni”. Il Capo dello Stato sottolinea che “occorre far comprendere che la Magistratura italiana e il suo organo di governo autonomo, previsto dalla Costituzione, hanno al proprio interno gli anticorpi necessari e sono in grado di assicurare, nelle proprie scelte, rigore e piena linearità”. “La giustizia è amministrata in nome del popolo italiano e in base alla Costituzione e alla legge: queste indicazioni riguardano anche il Consiglio superiore della magistratura. Questo è l’impegno che al Consiglio chiede la comunità nazionale ed è il dovere inderogabile che tutti dobbiamo avvertire”, conclude Mattarella.

Il Plenum del Csm ha intanto convalidato l’elezione dei due nuovi consiglieri togati, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, entrambi di Autonomia e Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, che in questo modo raddoppia la sua rappresentanza a Palazzo dei Marescialli. I due togati subentrano a Gianluigi Morlini e Corrado Cartoni, due dei consiglieri che si sono dimessi perché i loro nomi figurano nell’inchiesta di Perugia sulle nomine ai vertici degli uffici.

La convalida dell’elezione di Marra e Pepe è stata approvata all’unanimità dal Plenum del Csm che ha anche disposto il collocamento fuori ruolo dei due nuovi togati, una passaggio tecnico che consente ai due di insediarsi. Il Csm ha poi indetto le elezioni suppletive per sostituire gli altri due togati dimessi, Antonio Lepre e Luigi Spina, eletti nel collegio dei pm, nel quale non è possibile la sostituzione per mancanza di candidati non eletti. Il presidente della Repubblica, come già annunciato, ha fissato il voto per il 6 e 7 ottobre.

rif:https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/21/csm-mattarella-caos-sconcertante-e-inaccettabile-da-oggi-si-volta-pagina/5271681/

Inchiesta procure: plenum straordinario del Csm il 21 giugno, presiede Mattarella

Ci sono altre centinaia di intercettazioni trasmesse dalla Procura di Perugia al Consiglio superiore della magistratura, che chiamerebbero in causa anche altri nomi di rilievo.

La bufera che ha colpito il Csm e la magistratura non si placa: ci sono altre centinaia di intercettazioni trasmesse dalla Procura di Perugia al Consiglio superiore della magistratura, che chiamerebbero in causa anche altri nomi di rilievo, compreso quello del Pg della Cassazione Riccardo Fuzio, impegnato in un colloquio con il ‘solito’ Palamara. A conferma che la situazione è parecchio grave c’è la comunicazione fatta dal vicepresidente David Ermini: venerdì ci sarà un plenum straordinario che sarà presieduto dal capo dello Stato Sergio Mattarella. Formalmente all’ordine del giorno ci sono l’insediamento dei nuovi componenti del Csm, l’indizione delle elezioni suppletive dei due componenti del Consiglio tra i pm e la nomina dell’Ufficio elettorale centrale presso la Corte di Cassazione. Ma è evidente che la presenza del presidente della Repubblica ha un significato che va ben oltre la necessità di completare i passaggi tecnici che seguono le dimissioni dei consiglieri coinvolti nell’inchiesta di Perugia. Insomma, il caso non sembra scemare e le nuove indiscrezioni sono un macigno nell’aula del Plenum di palazzo dei Marescialli, convocato in via straordinaria per una seduta lampo per la presa d’atto delle dimissioni e il ricollocamento in ruolo degli ex consiglieri Corrado Cartoni e Antonio Lepre, anche loro finiti nelle carte dell’inchiesta di Perugia. Tornano ai loro uffici di provenienza: Lepre alla procura di Paola e Cartoni al tribunale civile di Roma. Al suo posto, come membro effettivo della Sezione disciplinare subentra Paola Braggion, di Magistratura Indipendente, votata all’unanimità  dai colleghi consiglieri. Pesano dunque le nuove indiscrezioni sui colloqui captati dal trojan innestato sul telefonino di Luca Palamara, tra il 16 e il 29 maggio, a cavallo del voto nella Commissione incarichi direttivi del Csm sul Procuratore di Roma e fino al giorno della perquisizione a casa dell’ex consigliere ordinata dai pm di Perugia. Conversazioni che ricostruiscono una fitta rete di rapporti, febbrili telefonate, scambi di giudizi sui colleghi. Palamara avrebbe anche cercato un incontro con il Pg della Cassazione Riccardo Fuzio che la scorsa settimana ha avviato l’azione disciplinare contro di lui e i cinque consiglieri del Csm che hanno partecipato alla riunione notturna in un albergo romano, ovvero Cartoni, Lepre, Paolo Criscuoli, Gianluigi Morlini, Luigi Spina. Secondo quanto scrivono i quotidiani, nelle carte vi sarebbe anche la trascrizione di un colloquio tra i due intercettato. “Temo che il caso Palamara non sia isolato”, è l’amara constatazione dell’ex procuratore Antimafia Franco Roberti, oggi deputato del Pd, sostenitore della linea dell’intransigenza sui rapporti tra politica e magistratura: “rapporti incestuosi”, dice, che sono “diretti a piegare la funzione del Csm a interessi personali”. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti oggi si è detto convinto che “quanto avvenuto confermi che è giunto il tempo di una riforma dell’organismo costituzionale: dobbiamo affrontare questa vicenda e abbiamo fatto bene a tenere il punto e credo che l’indagine spinga la politica alla riforma del Csm e noi dobbiamo vigilare perché la politica non mini l’autonomia della magistratura”. Poi ha dato atto a Lotti dell’autosospensione giudicandola un gesto di “grande responsabilità”.  “Mi rifiuto di credere che queste situazioni siano usuali e se lo sono state andrebbero colpite identicamente”, dice invece il nuovo presidente dell’Anm, Luca Poniz, che nella sua prima uscita in tv, ad Agorà, conferma la linea dura sul caos che ha travolto il Csm e torna a prendere le distanze dal suo predecessore Pasquale Grasso. “Tutto questo non c’entra con il rapporto politica-magistratura: è una patologia di questo rapporto, che io continuerò a censurare in ogni occasione”, precisa.

Rif:http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Inchiesta-procure-plenum-straordinario-del-Csm-il-21-giugno-presiede-Mattarella-a29d32d3-5b74-449c-9822-78436e8511ad.html

Magistrati indagati, nelle carte nuovi nomi di consiglieri del Csm. E Lotti vantava legami col Quirinale

La novità – riportata da Repubblica e Corriere della Sera – emerge dalle trascrizioni integrali delle intercettazioni operate con il trojan installato sul cellulare di Palamara, consegnate alla procura di Perugia dal Gico della Guardia di Finanza. L’ex ministro sosteneva di essere andato da Sergio Mattarella la propria vicenda giudiziaria, dipingendosi come una vittima della procura romana che vuole processarlo per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta Consip

Ci sono almeno altri due consiglieri del Csm che incontravanoLuca LottiLuca Palamara e Cosimo Ferri per discutere dei giochi di corrente che avrebbero portato alla conquista della procura di Roma. La novità – riportata da Repubblica e Corriere della Sera – emerge dalle trascrizioni integrali delle intercettazioni operate con il trojan installato sul cellulare di Palamara, consegnate alla procura di Perugia dal Gico della Guardia di Finanza. Alle riunioni notturne per discutere del futuro della procura capitolina, dunque, non partecipavano solo i consiglieri Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Paolo Criscuoli, Gianluigi Morlini (non indagati, si autosospesi) e Luigi Spina, accusato di favoreggiamento e violazione di segreto: si è dimesso alcuni giorni fa. Ma c’erano anche altri due membri di Palazzo dei marescialli.

Lo scandalo nato con l’inchiesta della procura di Perugia su Palamara, dunque, sembra destinato ad allargarsi. E a terremotare ulteriormente il mondo della magistratura. Anche perché nei dialoghi registrati, Lotti anche detto a Palamara di essere andato addirittura al Quirinale. Il motivo? Raccontare a Sergio Mattarella la propria vicenda giudiziaria, dipingendosi come una vittima della procura romana che vuole processarlo per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta Consip. Il braccio destro di Matteo Renzi sosteneva di essersi lamentato col presidente della Repubblica del procuratore Giuseppe Pignatone e dell’aggiunto Paolo Ielo. Lotti avrebbe anche sostenuto di essere in grado di tornare al Colle per provare a trovare una sponda nel risiko che avrebbe dovuto portare alla nomina del nuovo capo dell’ufficio inquirente capitolino. Affermazioni al momento senza alcun riscontro che potrebbero anche essere solo delle millanterie.  

Magistrati indagati, i quattro consiglieri autosospesi vogliono leggere gli atti: Csm chiede parere alla procura di Perugia

I veleni sul Quirinale si allungano anche nell’interrogatorio reso da Palamara, accusato di corruzione, con la procura di Perugia. L’ex presidente dell’Anm ha raccontato che, pochi giorni prima delle perquisizioni ai suoi danni, una persona a lui vicina (già identificata dai pm umbri) gli aveva raccontato di aver saputo da una misteriosa talpa del Colle che sul suo telefonino era installato un trojan. Non si sa chi è quella persona autrice di quella fuga di notizia e se esista davvero. È un fatto però che a Palamara quella notizia è arrivata. Ma è anche vero che il pm nei giorni successivi ha continuato a usare il suo cellulare come se niente fosse.  

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E infatti il suo smartphone ha continuato a registrare ogni dialogi. Come quelli con Cesare Sirignano, pm della procura nazionale Antimafia iscritto a Unicost, la stessa corrente di cui Palamara eè leader. Il magistrato sotto inchiesta ha interesse affinché a Perugia fosse nominato un magistrato a lui vicino in modo da affossare l’inchiesta ai suoi danni. Sirignano fa il nome del procuratore aggiunto di Napoli, Giuseppe Borrelli. Palamara non  convinto ma Sirignano insiste dipingengo Borrelli come un magistrato avvicinabile. Borrelli, però, ha denunciato Sirignano a Perugia “producendo una documentazione che comprova la più totale estraneità ai fatti”, come recita una nota fatta avere a Repubblica.

Rif:https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/12/magistrati-indagati-nelle-carte-nuovi-nomi-di-consiglieri-del-csm-e-lotti-vantava-legami-col-quirinale/5249494/

Lo scandalo Csm è il 1992 della magistratura (anzi, è ancora peggio)

Inutile cercare di negarlo: la Magistratura si trova al centro di uno scandalo di proporzioni e ramificazioni mai viste, che mina la consistenza di uno dei poteri fondamentali dello Stato. Urge l’intervento di Mattarella.

Non è solo una questione di soldi e regalie per influenzare le indagini e le sentenze. Non è solo una storia di fughe di notizie e di violazioni del segreto istruttorio. Non è solo una storia di influenze e di ricatti politici per influenzare le nomine dei magistrati in questa o in quella procura. E no, non è nemmeno un caso Lotti, o un caso Mattarella, come oggi prova a definirlo qualche organo di stampa. L’indagine sul giudice Luca Palamara, ogni giorno che passa e che emergono nuovi dettagli, squarcia il velo dietro il quale si nascondeva il sistema giudiziario italiano e in particolare il suo principale organo di autogoverno, quel Consiglio Superiore della Magistratura di cui, a oggi, sono dimissionari tre membri su sedici, più due autosospesi. Ed è, al pari di quanto accaduto nel 1992 con la politica, l’amara attestazione di ciò che tutti sospettavamo. Che dietro il paravento dell’autogoverno e dell’autonomia del potere giudiziario si cela un sistema profondamente malato, in cui sembra essere regola ciò che è perlomeno inopportuno, pervaso da un senso di impunità simile, se non identico, a quello dei politici della prima repubblica.

Ricapitoliamo, per chi si fosse perso qualche passaggio. Stando alle intercettazioni – pubblicate dai giornali e arrivate loro non si sa bene come, ça va sans dire – Luca Palamara, ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati avrebbe ottenuto soldi e regali da alcuni lobbisti vicini a importanti imprenditori per influenzare alcune sentenze. Palamara sarebbe poi venuto a conoscenza dell’indagine su di lui grazie alle sue amicizie tra i colleghi. A quel punto avrebbe cercato di influenzare la nomina del prossimo procuratore di Perugia, in modo da avere un alleato a capo dei magistrati che stavano indagando su di lui. E per farlo, avrebbe avvicinato Luca Lotti, braccio destro e uomo forte di Matteo Renzi nel governo Gentiloni e Cosimo Ferri, sottosegretario alla giustizia, pure lui Pd e pure lui renziano, dopo un passato in Forza Italia. Le intercettazioni, in questo contesto, avrebbero coinvolto diversi membri del Csm, cosa che ha portato tre di loro a dimettersi, e due ad autosospendersi. Ciliegina sulla torta, Palamara sarebbe stato informato di avere un trojan all’interno del proprio telefono da una non meglio precisata “fonte del Quirinale”, così da coinvolgere nel presunto scandalo anche il presidente della repubblica Sergio Mattarella, che del Csm è il Presidente, e che finora, sorprendentemente, non aveva proferito parola sullo scandalo.

Dietro il paravento dell’autogoverno e dell’autonomia del potere giudiziario si cela un sistema profondamente malato

Lo diciamo subito. Siamo ancora nell’alea delle indagini, a commentare intercettazioni non ancora depositate e comportamenti che in molti casi non hanno nulla di illecito, ma solo un gigantesco profilo di inopportunità. Per dire, che Lotti, indagato a Roma, parli della nomina del procuratore capo di Roma con Palamara non è niente di bello da leggere. Quel che atterrisce, semmai, sono le reazioni allo scandalo. “O sapremo riscattare con i fatti il discredito che si è abbattuto su di noi o saremo perduti”, ha dichiarato il vice presidente del Csm Davide Ermini. “L’unica vicenda che mi pare assimilabile, sotto più aspetti a quella che stiamo vivendo in questi giorni è quella dello scandalo P2 dei primi anni ’80 del secolo scorso”, ha rincarato la dose il consigliere Giuseppe Cascini di Area, la corrente di sinistra della magistratura. “Ci troviamo di fronte a fatti gravissimi, che aprono una questione morale, di etica della responsabilità, che riguarda i magistrati ma anche la politica”, ha chiosato l’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, ora eurodeputato Pd.E pure il no comment dietro cui si è trincerato il presidente della repubblica e del Csm Sergio Mattarella, a suo modo, fa più rumore di mille parole.

Dall’altra parte del palco ci siamo noi tutti, e non è un bello spettacolo. Che assistiamo a queste dichiarazioni senza capire bene cosa stia succedendo dentro un organismo, il Consiglio Superiore della Magistratura, che ha un potere enorme, garantito dalla Costituzione e confermato da decenni di pratica politico-istituzionale. Se l’indagine riguarda il solo Palamara, perché getta discredito su tutta la categoria? Se l’influenza dei politici sulle nomine riguarda i soli Lotti e Ferri, perché si parla di “giochi di potere e traffici venali”, come se fossero pratiche diffuse? E ancora: perché Pignatone, stando a quanto dicono le intercettazioni, andava spesso cena con Centenaro, l’amico di Palamara? E come mai, nello stesso giorno, due giornali come La Repubblica e Il Fatto Quotidiano escono con notizie e intercettazioni così diverse e contrastanti tra loro? È tutto qua, quello che stiamo vedendo, o Luca Palamara è una specie di Mario Chiesa della magistratura, la prima tessera di un devastante effetto domino?

Quanto ci fideremmo di un’assoluzione, sapendo di membri del Csm che pilotavano indagini e sentenze in cambio di mazzette?

Sono domande pesanti, cui speriamo indagini accurate e qualche fuga di notizia in meno daranno presto risposta, nonostante i tempi biblici della giustizia italiana. Anche perché un Paese come l’Italia, in cui proliferano alcune tra le mafie più potenti del mondo e in cui il malaffare e la corruzione sono malattie ormai endemiche e auto-immuni, una delegittimazione totale dell’indipendenza e della terzietà della magistratura avrebbe effetti devastanti. Se da domani un politico o un imprenditore fosse indagato da una procura, ad esempio, saremmo portati a pensare che possa essere un favore a un suo avversario. E quanto ci fideremmo di un’assoluzione, sapendo di membri del Csm che pilotavano indagini e sentenze in cambio di mazzette?

Ultimo, ma non meno importante dei problemi: non abbiamo alcuno strumento per incidere su questa situazione. La magistratura si autogoverna proprio a partire dal Csm. E a meno che la politica non si prenda la responsabilità di una radicale riforma della giustizia – con tutti i rischi del caso – a partire proprio dal suo principale istituto di autogoverno, saranno gli stessi magistrati a decidere se e come eradicare il problema. Per questo, silente o meno, il ruolo del Presidente della Repubblica – non di Mattarella, ma dell’istituzione che rappresenta – è centrale. Perché solo lui, anello di congiunzione tra i tre poteri di questo Paese, può garantire una soluzione interna che non sia un colpo di spugna, o in alternativa una soluzione parlamentare che non sia una prevaricazione del potere legislativo ed esecutivo su quello giudiziario. Non ci azzardiamo a dire, nel Paese dei gattopardi, che nulla sarà più come prima. Ci limitiamo a rimarcare come negli stretti passaggi della Storia d’Italia, oggi come nel 1992, la crisi dell’economia e quella delle istituzioni vadano singolarmente a braccetto. Singolarmente, fino a un certo punto.

Rif: https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/14/palamara-csm-lotti-scandalo-mattarella-magistratura/42533/

Palamara, longa manus nel Csm: tangenti per nomine e dossieraggi sui pm “nemici”

Era bastato un anello da 2mila euro e qualche viaggio in giro per il mondo, per «danneggiare» la credibilità professionale del pm di Siracusa Marco Bisogni, “colpevole” di essersi messo contro gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore e il faccendiere Fabrizio Centofanti, grandi orchestratori della compravendita di sentenze nel Consiglio di Stato.

Il pm Luca Palamara, ex consigliere del Csm, era diventato la presunta longa manus di un «sistema di potere» penetrato all’interno dell’organo di autogoverno della magistratura, al punto da veicolare le nomine con tangenti da 40mila euro e infangare gli altri magistrati che avevano individuato suoi contatti «illeciti», come il caso del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo.

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Longa manus criminale nel Csm
Sono gli atti dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia a restituire retroscena agghiaccianti del potere di penetrazione «criminale» che ci sarebbe stato all’interno del Consiglio superiore della magistratura, anche attraverso il consigliere indagato Luigi Spina. La lettura dei capi d’imputazione delinea un presunto asservimento di Palamara agli interessi del trio Amara-Colafiore-Centofanti, che negli anni avevano sviluppato rapporti di alto livello con la magistratura. Il Sole24Ore ha già avuto modo di illustrare il “sistema Cosmec”, l’associazione culturale presieduta da Centofanti, attraverso cui erano organizzati convegni giuridici. Una struttura che, secondo gli inquirenti, aveva lo scopo di tenere stretti i rapporti «con il mondo della magistratura e della politica» ma anche di pagare tangenti. Con Cosmec collaborava Palamara, ma anche l’ex presidente della IV sezione del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio, accusato dai pm di Roma di aver intascato mazzette da Amara e Calafiore per veicolare procedimenti amministrativi. 

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Plurime e reiterate dazioni
Ed è proprio nell’ambito dell’inchiesta sul giudice Virgilio che gli inquirenti capitolini individuano rapporti tra Palamara e Centofanti che, all’epoca dei fatti, apparivano solo equivoci. A parlare di questi contatti è stato Calafiore, che «nel corso di molteplici audizioni – si legge negli atti – lambiva più volte il rapporto di amicizia e conoscenza in essere tra Centofanti e Palamara». Un dato poi suffragato da prove documentali: gli investigatori hanno individuato, infatti, «plurime e reiterate dazioni di utilità dal 2011 al 2017 in favore di Palamara». Ed è per questo che nell’estate del 2018 il procuratore aggiunto Paolo Ielo dispone la trasmissione degli atti alla Procura di Perugia, competente a indagare sui magistrati della Capitale. 

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Screditare il pm. Le conversazioni con Lotti e Ferri
D’un tratto Ielo diventa il nemico. L’obiettivo principale era di screditarlo, in quanto avendo individuato i suoi rapporti con gli indagati nell’inchiesta sul Consiglio di Stato, aveva inviato gli atti alla Procura di Perugia. Ed è in questo contesto «illeciti» che gli inquirenti scoprono sospette macchinazioni per infangare il magistrato. Operazioni basate su un esposto fatto al Csm dal sostituto procuratore Stefano Fava, che accusava sia l’ex procuratore capo Giuseppe Pignatone sia Ielo di «anomalie» nella gestione dell’indagine sul Consiglio di Stato. «Siccome un angelo custode ce l’ho io… sei spuntato te, m’è spuntato Stefano che è il mio amico storico…» dice Palamara in una intercettazione con Spina. Secondo i pm, il magistrato voleva utilizzare l’esposto presentato da Fava come «strumento per screditare il procuratore aggiunto che ha disposto, all’epoca, la trasmissione degli atti a Perugia». Al punto che della vicenda ne parla anche in una intercettazione ambientale in cui sono finiti due parlamentari, Luca Lotti e Cosimo Ferri. «Avrai la tua rivincita su chi ti sta fottendo», dice in una conversazione Spina a un Palamara agguerrito, pronto a ogni cosa pur di colpire chi lo aveva fatto finire sotto inchiesta. Nel registro degli indagati è finito anche lo stesso pm Fava. Secondo i magistrati di Perugia, il pm «violando i doveri inerenti la sua funzione», avrebbe «comunicato a Palamara (…) come gli inquirenti fossero giunti a lui, specificandogli che gli accertamenti erano partiti dalla carte di credito di Fabrizio Centofanti». 

La nomina di Longo e lo stop di Mattarella
Ma veniamo agli altri capi d’imputazione. Palamara, quale componente del Csm, «riceveva da Calafiore e Amara (…) la somma pari a 40mila euro per compiere un atto contrario ai doveri d’ufficio, ovvero agevolare e favorire» la nomina del pm Giancarlo Longo «nell’ambito della procedura del procuratore di Gela alla quale aveva preso parte Longo». Questi è l’ex pm di Siracusa, arrestato su mandato della Procura di Messina per associazione per delinquere, falso e corruzione in merito alla gestione «illecita» di procedimenti penali di interesse di Amara e dell’avvocato Giuseppe Colafiore. Stando all’interrogatorio dello stesso Longo, la sua nomina sarebbe stata bloccata dopo l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Almeno questo è un aspetto che avrebbe riferito Palamara.

Corruzione, indagato l’ex presidente Anm Palamara

«Danneggiare il pm Bisogni»
Un’altra accusa riguarda il tentativo di «danneggiare» il pm Marco Bisogni della Procura di Siracusa. Stando all’imputazione Palamara «quale consigliere del Csm» riceveva «varie e reiterate utilità da Centofanti consistenti in viaggi e vacanze a suo beneficio e a beneficio di familiari e conoscenti, ed anche un anello non meglio individuato, del valore pari a euro 2mila, in favore dell’amica Adele Attisani». Secondo le accuse dei pm di Perugia, Bisogni aveva indagato sull’avvocato Amara. Per questo il legale, assieme a Calafiore, aveva tentato più volte di farlo mettere sotto procedimento disciplinare dal procuratore generale di Catania, ma inutilmente. Così si rivolge a Palamara, che tenta di influire sul Csm, ma inutilmente.

Rif:https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-05-30/palamara-longa-manus-csm-tangenti-nomine-e-dossieraggi-pm-nemici-195456.shtml?uuid=ACcJkiK

Il Colle congela il Csm: “Ora nuove regole”

Mattarella convoca le elezioni suppletive. Bonafede: azione disciplinare

L'ex ministro Luca Lotti (Imagoeconomica)

Roma, 14 giugno 2019 –  Il Colle muove, a tutela dell’istituzione Csm, e, nonostante le richieste di Forza Italia Fratelli d’Italia di scogliere un Csm in piena bufera giudiziaria, il presidente della Repubblica – proprio perché convinto della necessità di una riforma di Palazzo dei Marescialli – indice per il 6 e 7 ottobre le elezioni suppletive per i magistrati dimissionari, che avverranno con le vecchie regole. La sostituzione dei dimissionari è il primo passo perché “si volti pagina”, trapela dal Quirinale. L’obiettivo del Presidente Mattarella è quello di restituire alla magistratura indipendenza, prestigio e fiducia che le note vicende hanno “incrinato” tra i cittadini. Ma indire elezioni generali adesso riproporrebbe con ogni probabilità le stesse criticità che le indagini stanno portando a galla. 

“Lo scioglimento immediato del Csm – spiegano fonti del Quirinale – comporterebbe la rielezione dei suoi membri con i criteri attuali mentre diverse forze politiche auspicano un cambiamento e chiedono una riforma delle norme di elezione“. Bisogna dare tempo al Parlamento di fare la riforma, ma al tempo stesso sostituire i dimissionari. Da qui, dopo settimane di contatti con i vertici di palazzo dei marescialli e con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, la scelta delle suppletive. 

La mossa di Mattarella arriva dopo una nuova giornata convulsa, con le dimissioni di un terzo consigliere, Antonio Lepre. E con la mossa del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che ha avviato l’azione disciplinare nei confronti dei cinque consiglieri del Csm Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre, Luigi Spina e Gianluigi Morini che incontrarono l’ex ministro Luca Lotti, rinviato a giudizio a Roma per Consip assieme al capo dell’Anm Luca Palamara e all’onorevole Pd (e magistrato) Cosimo Ferri

Una riunione che per il pg della Cassazione Riccardo Fuzio “è di cristallina evidenza” non fosse casuale, nella quale si parò di nomine “e che determinò l’oggettivo risultato che la volontà di un imputato (Lotti, ndr) abbia contribuito alla futura scelta del dirigente dell’ufficio di procura deputato a sostenere l’accusa nei suoi confronti”. “Condividendo appieno il provvedimento del pg della cassazione – ha scritto Bonafede – ho avanzato ulteriori contestazioni”. 
Dopo un lungo silenzio, Luca Lotti ha scritto su Facebook la sua verità. “Basta fango. In queste ore ho letto di tutto: rapporti tra magistratura e poltica, incontri segreti, cupole, verminai. Niente che abbia a che fare con la verità. In questi anni ho incontrato decine di magistrati. Se è reato incontrare un giudice non ho problemi a fare l’elenco di quelli che ho incontrato, in qualsiasi sede. Ma mai sono venuto meno ai doveri imposti dalla Costituzione e delle leggi”.

Il deputato parla di “un incontro che si è svolto in un dopocena: ho espresso liberamente le mie opinioni, parole in libertà, non minacce o costrizioni” sulle nomine. “E’ stato scritto – prosegue Lotti – che lì sarebbero stati decise le nomine di capi di alcune procure, ma la scelta spetta al Csm, che ha un plenum di 26 persone”. Troppe per condizionarle, secondo il braccio destro di Renzi.

“Quindi ho commesso reati? Assolutamente no. Ho fatto pressioni o minacce? Assolutamente no”. E Lotti si duole anche, e parecchio, “delle intercettazioni senza rilievo penale finite ai giornali”. Tra le molte, quella in cui Lotti, nella riunione con i cinque magistrati, dice del vicepresidente del Csm David Ermini: “Qualche messaggio gli va dato forte”.

Rif: https://www.quotidiano.net/politica/csm-magistratura-news-1.4645223

Inchiesta Csm, quelle carte che lambiscono il Quirinale

Fino a lambire il Quirinale. Ormai il telefonino di Luca Palamara è una mina vagante e un pericolo per le istituzioni.

Si dice che i pm di Perugia, che avevano installato un trojan nel cellulare dell’ex presidente dell’Anm, siano rimasti sconcertati dalla lettura del colossale tomo consegnato dal Gico della Guardia di finanza. Si deve decidere in che direzione procedere e non è facile quando i primi assaggi, pubblicati ieri da Repubblica e Corriere della sera, tirano in ballo su diversi versanti il Colle. Le carte, in partenza nei prossimi giorni per il Csm, raccontano le presunte, tortuose manovre di Luca Lotti. L’ex ministro, infuriato con la procura di Roma che ha chiesto il suo rinvio a giudizio, spiega al suo interlocutore di essere andato a sfogarsi al Quirinale, dipingendosi come vittima di una sorta di persecuzione. Non solo, avrebbe confidato a Palamara, nei loro incontri carbonari in piena notte, un progetto sconsiderato: salire di nuovo al Quirinale per cercare una sponda nella guerra in corso per la nomina del nuovo capo della procura di Roma. Insomma, fra indiscrezioni e notizie tutte da verificare, il complotto dentro la magistratura afferra con i suoi tentacoli la presidenza della Repubblica.

E questo mentre le scosse provocate dalle carte già arrivate a Palazzo dei Marescialli continuano inarrestabili.

Il procuratore generale della Cassazione apre un’indagine disciplinare sul poker di consiglieri coinvolti nei meeting organizzati da Palamara con Cosimo Ferri e Luca Lotti e uno dei quattro, Gianluigi Morlini, di provenienza Unicost, si dimette dal Csm spaccando il fronte degli irriducibili, incollati alle loro poltrone. Gli altri tre – Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Paolo Criscuoli – hanno però in più la benedizione della loro corrente, Magistratura indipendente, che li esorta a non mollare la sedia e a non seguire Morlini e, prima ancora, Luigi Spina, costretto alla resa perché indagato. E così Criscuoli abbandona la Sezione Disciplinare, mossa improcrastinabile, e in questo modo blinda la permanenza nel Consiglio.

Siamo in un ginepraio ad alto rischio di delegittimazione. E ogni mossa può avere pesanti contraccolpi. Il vicepresidente David Ermini, interpellato dal Giornale, allarga le braccia: «Dobbiamo aggiornarci minuto per minuto», in un susseguirsi sfibrante di voci e colpi di scena.

Due consiglieri fuori, tre nel limbo dell’autosospensione, almeno altri due, anche se non se ne conoscono ancora i nomi, risucchiati nel vortice del telefonino di Palamara. E, sullo sfondo, il capitolo più spinoso che porta al Quirinale.

Le chiacchiere di Lotti. E quelle di Palamara che, attraverso una persona a lui vicina già identificata dagli inquirenti, avrebbe saputo da una talpa piazzata al Quirinale di essere «spiato» dai pm di Perugia. Ma, per un mistero incomprensibile, non avrebbe smesso di parlare a destra e sinistra, infilandosi in un mare di guai.

Tornano alla memoria le quattro telefonate intercettate fra Nicola Mancino e Giorgio Napolitano nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, oggetto di mille speculazioni e poi distrutte dopo un lungo braccio di ferro per ordine della Consulta. Fra l’altro, ironia della storia, a sentire l’ex pm Antonio Ingroia, prima di giungere allo scontro davanti alla Corte costituzionale sarebbe balenato, come possibile mediatore, il nome dell’onnipresente Palamara.

Sembra di stare in una fiction. E ci si muove su un terreno scivolosissimo, mentre fonti del Quirinale rimandano al mittente le insinuazioni: Mattarella non ha mai trattato le nomine; Lotti è stato sul Colle per l’ultima volta il 6 agosto 2018. Quando ha lasciato l’incarico di ministro.

rif:http://www.ilgiornale.it/news/politica/inchiesta-csm-quelle-carte-che-lambiscono-quirinale-1710192.html

Palamara, nella guerra dei veleni spunta il consigliere giuridico del Quirinale

Due giorni dopo, Luca Palamara sarebbe stato perquisito e i veleni dell’inchiesta di Perugia, che hanno investito il Consiglio superiore della magistratura e la procura di Roma, sarebbero diventati pubblici. Ma intanto l’ex consigliere del Csm parlava con il parlamentare Cosimo Ferri. Un’intercettazione ambientale, captata poco prima della discovery, registra la conversazione nella quale il deputato informa Palamara che nel suo telefono è stato piazzato un trojan, un virus che trasforma il cellulare in un microfono, come prevede la nuova legge spazzacorrotti.

A riferire la notizia riservata, dice Ferri, sono dei consiglieri del Csm, che gli hanno spifferato quell’informazione avvalorandola anche con l’indicazione di una fonte illustre: Stefano Erbani, il consigliere giuridico del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La conversazione è stata fatta ascoltare a Palamara (che poco prima aveva detto: «Sapete già di Erbani») durante il suo interrogatorio in due round dai pm di Perugia. Una circostanza rispetto alla quale il magistrato non ha avuto molto da aggiungere, dicendo di non aver mai avuto nulla da nascondere, perché i suoi incontri con i colleghi, anche per discutere delle future nomine, non costituivano un reato. Palamara ha precisato, ovviamente, di non conoscere Erbani. Netta la smentita del consigliere giuridico di Mattarella, dopo la precisazione diffusa ieri dal Quirinale che ha smentito di disporre di informazioni relative alle indagini. «Sono estraneo a questi fatti – ha dichiarato Erbani attraverso i canali ufficiali del Colle – e sono pronto a denunciare per calunnia chiunque li riferisca e li abbia riferiti».
Aumenta così la tensione con registrazioni, atti e dichiarazioni che travolgono la magistratura e fanno crescere l’imbarazzo istituzionale. Adesso la procura punta a individuare i due consiglieri, per stabilire come una simile fuga di notizie si possa essere verificata. Intanto la Guardia di Finanza ha depositato altri atti che presto dovrebbero essere trasmessi al Csm.

I FASCICOLI A CASA
Per quanto riguarda le indagini su Palamara gli investigatori stanno cercando di capire perché il pm avesse a disposizione alcuni atti della procura di Roma che non erano di sua competenza. I militari li hanno sequestrati al momento della perquisizione. In sede di interrogatorio, il magistrato ha chiarito che si trattava per lo più di documenti che gli venivano mandati, insieme alla richiesta di aiuto su come affrontare vicende giudiziarie, da parte di conoscenti. Fascicoli di nessun peso, dei quali non si è mai interessato. Ma i finanzieri indagano anche su un appunto trovato nell’ufficio del pm in cui, sotto a un numero di procedimento, c’era scritto: «Non fissare».
L’inchiesta non si ferma e se dal punto di vista penale potrebbero emergere altri elementi, di certo sono già annunciati atti che, dal punto di vista istituzionale, creeranno ulteriore imbarazzo. Nelle intercettazioni, infatti, emerge che nel risiko delle nomine tra consiglieri e magistrati, pronti a promuovere accordi per decidere i vertici delle procure di Roma, Perugia e Brescia, sono coinvolte altre toghe. Veleni che non si arrestano e si diffondono ancora. La nomina di Marcello Viola, attuale procuratore generale di Firenze, voluta da tre correnti, Unicost, Magistratura Indipendente e Autonomia e indipendenza di Piercamillo Davigo, doveva avviare una nuova era all’insegna della discontinuità con la gestione di Giuseppe Pignatone negli uffici della Capitale. Ma nella partita erano entrati anche componenti esterni alla magistratura, come Luca Lotti, mandato a processo proprio da Pignatone per rivelazione del segreto istruttorio e favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta Consip. Dall’altra parte, solo una corrente, quella di sinistra, Area, auspicava l’arrivo di Francesco Lo Voi, capo dei pm di Palermo e naturale successore di Pignatone. La guerra è cominciata così. A margine, il desiderio da parte di Palamara di vendicarsi del collega Paolo Ielo, l’aggiunto che aveva mandato a Perugia gli atti sui suoi rapporti con l’imprenditore Fabrizio Centofanti.

Rif: https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/palamara_indagato_csm_cosimo_ferri_stefano_erbani-4554777.html