Corruzione e sentenze pilotate: il giudice Spanò vuole parlare

Fernando Spanò, uno dei giudici coinvolti nell’inchiesta legata alla corruzione in atti giudiziari in provincia di Salerno, sarebbe disposto a fornire la sua versione dei fatti. 
Il giudice è stato arrestato 15 giorni fa, insieme ad altre persone, dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Salerno, con l’accusa di aver intascato mazzette in cambio di sentenze favorevoli.
Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, Spanò sarebbe disposto a rilasciare dichiarazioni importanti sul caso. Intanto, lo stesso giudice ha chiesto una perizia per potere verificare le proprie condizioni di salute e rendersi conto se il suo stato sia compatibile con il carcere.

Corruzione in atti giudiziari, 14 arresti a Salerno: ci sono anche due giudici tributari

Ci sono dieci cause tributarie per un valore d’imposta di circa 15 milioni di euro al centro dell’inchiesta della Procura di Salerno che ipotizza episodi di corruzione negli uffici della sezione distaccata della commissione tributaria regionale. L’inchiesta, condotta dal nucleo di polizia economica della Guardia di Finanza, è coordinata dalla pm Elena Guarino con il procuratore aggiunto Luigi Alberto Cannavale ha portato agli arresti di due giudici tributari, Fernando Spanò e Giuseppe De Camills, 6 imprenditori, 4 consulenti e 2 impiegati. Agli atti dell’indagine, anche video che documentano passaggi di denaro. Le misure sono state emesse dal giudice Piero Indinnimeo. Tutti gli indagati potranno replicare alle accuse nei successivi passaggi del procedimento. La difesa potrà proporre ricorso al Riesame per ottenere le scarcerazioni.

Corruzione in atti giudiziari, 14 arresti a Salerno: ci sono anche due giudici tributari

“Le corruzioni erano immediate, abbiamo messo la parola fine”, ha sottolineato il procuratore reggente di Salerno, Luca Masini. E ha aggiunto: “In un un caso, le sanzioni tributarie contestate nell’accertamento ammontavano a sei milioni di euro. In media, le mazzette andavano dai 5 mila ai 30 mila euro, suddivise tra i due impiegati che contattavano gli imprenditori o i loro fiscalisti per proporre le corruzioni. Le somme venivano consegnate in contanti, quasi sempre il giorno prima della decisione. Durante le perquisizioni sono sta sequestrati 50 mila euro in in contanti nell’abitazione di uno degli impiegati e migliaia di euro nell’abitazione dell’altro”.

Il procuratore aggiunto Cannavale parla di “tristezza, perché il cittadino pensa che esista una giustizia giusta, invece in questo caso era asservita a un interesse. Ma questa, come ha sottolineato il gip, è solo la punta di un iceberg. La corruzione era duplice, per condizionare sia l’iter procedimentale sia l’esito della causa”.

Nelle intercettazioni, le tangenti diventavano “mozzarelle”. Per una decisione, racconta la pm Guarino, “è stato cronometrato che, in un caso, ci hanno messo 4 secondi. La consegna dei soldi avveniva nel vano ascensore della commissione, in casa o comunque in luoghi al riparo da altri”

Rif: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/05/15/news/corruzione_in_atti_giudiziari_14_arresti_a_salerno_tra_cui_due_giudici_tributari-226307745/