“Ombre” sulla Procura di Catanzaro, da Salerno un’indagine sul Pg Lupacchini

Otello Lupacchini

Un fascicolo che iscrive nel registro degli indagati nientemeno che il procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, aperto dai colleghi della Procura di Salerno, competente sui procedimenti ai magistrati calabresi, e che ipotizza i reati di falso ideologico e falso materiale commesso da pubblico ufficiale.

Un’indagine per la quale già lo scorso 20 di settembre i magistrati titolari del fascicolo avevano richiesto agli investigatori catanzaresi una serie di informazioni per approfondire l’inchiesta, che riguarderebbe il potenziamento della scorta ad un procuratore in funzione nel distretto giudiziario del capoluogo calabrese.

La Procura Campana vorrebbe per far luce su un presunto pedinamento avvenuto in autostrada del procuratore e per il quale si sarebbe così chiesto di rafforzare le misure di sicurezza. Un fatto sul quale, nelle scorse settimane, erano stati ascoltati, come persone informate, i membri del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Catanzaro.

rif:http://www.cn24tv.it/news/198887/ombre-sulla-procura-di-catanzaro-da-salerno-un-indagine-sul-pg-otello-lupacchini.html

Soldi e sesso in cambio di favori, così Gratteri ha “smascherato” il giudice corrotto

L’inchiesta che ha portato all’arresto di Marco Petrini e di altre sette persone è partita dagli uffici della Dda di Catanzaro che ha trasmesso gli atti a Salerno

Tutto è partito da Catanzaro. Dagli uffici della Procura distrettuale antimafia. E’ stato Nicola Gratteri a mettere la firma su un fascicolo “bollente” inviato per competenza a Salerno. Da quegli atti si è sviluppata la clamorosa inchiesta che ha portato all’arresto del giudice Marco Petrini, un suo collega che lui stesso conosceva e che capitava di incrociare nei corridoi del tribunale di Catanzaro, divisi da un solo piano. Appena saputo del coinvolgimento del magistrato nell’indagine condotta dalla Finanza su un presunto caso di corruzione in atti giudiziari aggravato dal metodo mafioso, Gratteri ha quindi ha trasmesso tutta la documentazione alla Direzione distrettuale antimafia di Salerno.

La genesi dell’inchiesta. L’origine dell’inchiesta denominata “Genesi” che ha portato all’arresto del giudice Marco Petrini e di altre sette persone nasce infatti da un procedimento datato 2 agosto del 2018 che si è sviluppato in modo clamoroso e del tutto inaspettato. Gli investigatori della Guardia di Finanza erano dapprima sulle tracce di tre soggetti: Luigi Falzetta, Emilio Santoro, detto Mario, e Giuseppe Tursi Prato, detto Pino. L’indagine riguarda inizialmente solo loro ma le intercettazioni successive aprono altri scenari, ben più inquietanti. “L’ascolto di quelle intercettazioni – scrive il gip Giovanna Pacifico nell”ordinanza – faceva emergere uno scenario investigativo di ben maggiore ampiezza, attraverso la speculare estensione delle operazioni intercettive, via via autorizzate da questo ufficio, rispetto agli originari ‘bersagli’”.  Le conversazioni captate rivelano con il passare dei giorni un quadro indiziario grave. Tra un’intercettazione ed un altra, i finanzieri giungono all’identificazione di un giudice in servizio nel distretto giudiziario di Catanzaro e l’indagine diventa inquietante. Quel giudice è Marco Petrini, addirittura il presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro. Alla polizia giudiziaria non resta altro che redarre l’informativa shock che il 15 ottobre del 2018 arriva sulla scrivania di Nicola Gratteri e dei suoi sostituti procuratori che coordinano l’inchiesta originaria. Alla Dda di Catanzaro, invece, non rimane che trasmettere gli atti alla Procura di Salerno competente per territorio. Di mezzo c’è, coinvolto a pieno titolo nell’indagine, spunta un magistrato del distretto giudiziario catanzarese. Non si può fare altrimenti. Tocca ad altri andare avanti e sviluppare la clamorosa attività investigativa.

Dalle origini al blitz. Inizia qui quella che verrà denominata in codice l’inchiesta “Genesi”. Il fascicolo passa nelle mani del pm salernitano Luca Masini e le indagini vengono svolte sul campo dai reparti specializzati della Guardia di Finanza. E’ il 7 novembre del 2018 e il gip autorizza le intercettazioni telefoniche ed ambientali. Petrini finisce sotto inchiesta, pedinato, intercettato, a casa e nel suo ufficio. L’ascolto delle conversazioni fa venire fuori quello che gli inquirenti definiranno una “sistematica attività corruttiva”. Tutto ruota intorno al magistrato di origini umbre che vive a Lamezia. Gli accertamenti bancari fanno il resto e gli investigatori scoprono le “difficoltà finanziare” del giudice. Il cerchio intorno a Petrini si stringe sempre di più e, contemporaneamente, le indagini si allargano coinvolgendo le sue presunte amanti (due avvocatesse) in quello che sarà l’aspetto più piccante e pruriginoso della vicenda. Sul registro degli indagati vengono iscritte complessivamente quattordici persone. Per otto di queste il gip di Salerno ravvisa le esigenze cautelari. L’ex consigliere regionale Pino Tursi Prato e suoi presunti “intermediari” Emilio Santoro e Luigi Falzetta finiscono in carcere insieme ad una serie di professionisti. Tra questi anche quattro avvocati. E’ il 15 gennaio del 2020, il giorno del blitz. Storia dei giorni nostri. Una storia che non è ancora finita e che promette ulteriori, clamorosi risvolti perché tra le 120 pagine dell’ordinanza si celano ipotesi investigative in via di sviluppo. Come una serie tv in attesa di un’altra puntata.

Rif:https://www.zoom24.it/2020/01/16/soldi-e-sesso-in-cambio-di-favori-cosi-gratteri-ha-smascherato-il-giudice-corrotto/

Il magistrato Marco Petrini accusato di corruzione in cambio di soldi e sesso

n Calabria è esploso il caso relativo a Marco Petrini, presidente della terza sezione civile della Corte d’appello di Catanzaro e della Commissione provinciale tributaria. Secondo l’accusa il magistrato avrebbe venduto la propria funzione per aggiustare processi, sentenze e concorsi: in cambio non solo soldi, ma anche prestazioni sessuali che sarebbero state concesse da alcune avvocatesse per avere il giudice dalla loro parte. Petrini è stato arrestato insieme ad altre sei persone: tutti sono indagati per corruzione in atti giudiziari e, per alcuni di essi, è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso.

Per approfondire leggi anche: “Assunto a mia insaputa”

Franco Bechis su Il Tempo fa però notare un dettaglio non da poco: “Petrini non aveva molta presenza pubblica, quindi tutti i giornali hanno pubblicato una sua immagine tratta da un unico evento di cui fu protagonista. Si trattava della presentazione di un libro a Lamezia Terme. L’immagine è però tagliata, perché allargandola appare un altro personaggio, quel Nicola Gratteri che è il mito della giustizia in Calabria”. Ovviamente il Procuratore di Catanzaro non c’entra nulla con lo scandalo di soldi e sesso, ma per Bechis quella foto era “una notizia, perché fa capire di quale fiducia godeva Petrini nell’ambiente, era riuscito ad ingannare anche le persone con le quali lavorava fianco a fianco. Aver censuratoquella foto – chiosa Bechis – è stato un cattivo servizio all’informazione”.

rif:https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/13553835/marco-petrini-magistrato-sesso-soldi-calabria-foto-nicola-gratteri-censura.html

l giudice corrotto e l’intercettazione: “La causa l’ha vinta al 1000 per 1000”

Sono diversi i processi che Petrini sarebbe riuscito a “sistemare” o avrebbe tentato di “aggiustare” favorendo gli “amici degli amici”

Soldi, gioielli, prestazioni sessuali in cambio di favori per “aggiustare” processi in ambito penale, civile e, persino, cause tributarie. Al centro dell’inchiesta la figura di Marco Petrini, 56 anni, nato a Foligno ma residente a Lamezia Terme. Non un giudice qualsiasi ma il presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro e il presidente della Commissione provinciale tributaria. Un insospettabile “smascherato” dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Salerno che hanno coordinato la clamorosa inchiesta culminata con il suo arresto. Sono diversi i processi che Petrini sarebbe riuscito a “sistemare” o avrebbe tentato di “aggiustare” favorendo gli “amici”, gli “amici degli amici” e le sue presunte amanti. Non a caso corruzione in atti giudiziari è l’accusa che la Procura di Salerno gli contesta e per la quale è finito in carcere.

Rif: /https://www.zoom24.it/2020/01/15/il-giudice-corrotto-e-lintercettazione-la-causa-lha-vinta-al-1000-per-1000/