Caso Bellomo, chiesta l’archiviazione per l’inchiesta milanese

L'ex giudice Francesco Bellomo (IMAGOECONOMICA)

L’ex magistrato, arrestato a Bari, era accusato di atti persecutori e violenza privata nei confronti di 4 studentesse della sede di Milano della “sua” scuola di magistratura

Milano, 18 luglio 2019 – Anche a Milano è stata aperta un’inchiesta a carico dell’ex consigliere di Stato Francesco Bellomo, ai domiciliari a Bari dallo scorso 9 luglio per maltrattamenti nei confronti di 4 donne, ed estorsione ad una ex corsista della scuola di magistratura di cui era direttore. I pm di Milano hanno chiesto l’archiviazione per il magistrato, accusato di atti persecutori e violenza privata nei confronti di 4 studentesse della sede milanese della scuola. L’archiviazione sarà discussa davanti al gip Guido Salvini il 16 settembre.

Rif: https://www.ilgiorno.it/cronaca/bellomo-1.4699597

Inchiesta sul giudice Bellomo, i pm di Milano chiedono l’archiviazione

Inchiesta sul giudice Bellomo, i pm di Milano chiedono l'archiviazione

E’ accusato di atti persecutori e violenza privata nei confronti di 4 studentesse della scuola di magistratura

Anche a Milano è stata aperta un’inchiesta a carico dell’ex consigliere di Stato Francesco Bellomo, ai domiciliari a Bari dallo scorso 9 luglio per maltrattamenti nei confronti di 4 donne, ed estorsione a una ex corsista della scuola di magistratura di cui era direttore. I pm di Milano hanno chiesto l’archiviazione per il magistrato, accusato di atti persecutori e violenza privata nei confronti di 4 studentesse della sede milanese della scuola. L’archiviazione sarà discussa davanti al gip Guido Salvini il 16 settembre.

Rif: https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/07/18/news/inchiesta_sul_giudice_bellomo_i_pm_di_milano_chiedono_l_archiviazione-231477858/

Ex giudice Bellomo interrogato per 9 ore, nega tutte le accuse

Ha risposto a tutte le domande, ha dato tutti i suoi chiarimenti e ha contrastato le accuse. All’ex giudice del Consiglio di Stato per nove ore è stato chiesto di parlare del metodo Bellomo e gli sono stati contestati i reati di maltrattamento ed estorsione nei confronti delle sue corsiste

E’ durato 9 ore a Bari l’interrogatorio di garanzia dell’ex giudice del Consiglio di Stato Francesco Bellomo, agli arresti domiciliari dal 9 luglio scorso per i reati di maltrattamento nei confronti di quattro donne, tre borsiste e una ricercatrice della sua Scuola di formazione per la preparazione al concorso in magistratura, ed estorsione ad un’altra ex corsista. Bellomo, pantaloni e camicia bianchi, scarpe nere, giacca e cravatta grigio scuro, cartellina sotto il braccio, è arrivato con la sua auto poco dopo le 8.30 ed è salito al secondo piano del palazzo di giustizia dove ad attenderlo, c’erano già i suoi difensori, Beniamino Migliucci e Gianluca D’Oria. Ad attenderlo c’era anche il gip Antonella Cafagna che una settimana fa ha firmato l’ordinanza di arresto, e i pm inquirenti, l’aggiunto Roberto Rossi e il sostituto Daniela Chimienti. L’ex consigliere di Stato, destituito nel gennaio 2018, è accusato di aver vessato alcune corsiste della scuola “Diritto e Scienza”, con le quali aveva poi anche relazioni sentimentali, in cambio di borse di studio con le quali imponeva rigidi codici di comportamento e dress code, fino a controllarne profili social e frequentazioni. Le risposte di Bellomo “E’ stato un interrogatorio molto approfondito nel corso del quale il dottor Bellomo ha dato tutti i suoi chiarimenti e ha contrastato in modo molto rigoroso e documentato le accuse che gli vengono rivolte. Quindi credo che l’incombente istruttorio sia molto proficuo”. Lo ha detto, parlando con i giornalisti, l’avvocato Beniamino Migliucci, uno dei due difensori di Francesco Bellomo che poi ha aggiunto: “Il dress code non è nelle imputazioni, quindi è una annotazione che non ha nulla a che vedere con il capo di incolpazione”. Al termine, dopo aver depositato anche una memoria difensiva, i difensori di Bellomo hanno chiesto la revoca degli arresti domiciliari ai quali l’ex giudice è sottoposto da una settimana.  I fatti contestati Il reato di maltrattamenti sarebbe stato commesso da Bellomo nei confronti di donne con le quali aveva avuto una relazione sentimentale. Stando alle indagini dei Carabinieri, coordinate dal procuratore aggiunto di Bari Roberto Rossi e dal sostituto Iolanda Daniela Chimienti, Bellomo, con “l’artifizio delle borse di studio offerte dalla società” che consentivano tra le altre cose la frequenza gratuita al corso e assistenza didattica individuale, “per selezionare ed avvicinare le allieve nei confronti delle quali nutriva interesse, anche al fine di esercitare nei loro confronti un potere di controllo personale e sessuale” si legge nell’imputazione, avrebbe fatto sottoscrivere un “contratto/regolamento” che disciplinava i “doveri”, il “codice di condotta” ed il “dress code” del borsista. A selezionare le donne tramite colloquio sarebbe stato l’ex pm Nalin, incaricato anche di vigilare sul rispetto degli obblighi contrattuali, svolgere istruttorie in caso di violazioni e proporre sanzioni.

Rif: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/giudice-bellomo-bari-accuse-interrogatorio-7e5dba22-0b5c-427a-ad62-83fb34035cb4.html

Giudice Bellomo gonne corte e sottomissione, ma come si fanno i magistrati in Italia?

Francesco Bellomo gonne corte e sottomissione, ma come si fanno i magistrati in Italia?

ROMA – Bellomo gonne corte, Bellomoun maestro con tanto di cattedra. Corso privato ma di acclarata e riconosciuta pubblica validità. Bellomo teneva corso di formazione alla professione di magistrato. Corsi molto seguiti, corsi ai quali si aspirava ad essere ammessi. Corsi che effettivamente mettevano gli allievi in condizione di affrontare gli esami per entrare in magistratura.

Bellomo e i suoi peccati di cui si sta occupando appunto la magistratura, Bellomo che (dicono le cronache e sostengono i magistrati) imponeva contratto di comportamento alle sue allieve, Bellomo che secondo l’accusa vietava di sposarsi, accasarsi fino a che si era sue allieve, comandava di inginocchiarsi e non solo metaforicamente, ordinava di apparire e presentarsi con gonna corta e tacchi alti…Bellomo che giocava a farsi padrone di allieve iper obbedienti, qualcosa tra l’adepta di una setta, la serva, la schiava.

Bellomo che preparava ad essere magistrati. Niente meno che magistrati. Dei peccati di Bellomo diranno le inchieste e gli eventuali processi. Delle sue allieve tutti dicono, ovviamente e giustamente, che sono state, se le accuse risulteranno fondate, sue vittime. Ma c’è una questione di cui non si dice: come si fanno i magistrati in Italia?

Se una aspirante magistrato, sia pure sotto imposizione, accetta di essere comandata sul come vestirsi e truccarsi, se sta agli ordini di un maestro padrone, se si piega ad un sedicente contratto di comportamento la cui clausola fondamentale è la disponibilità alla sottomissione…che magistrato sarà qualora magistrato dovesse diventare davvero?

Allievi ed allieve di Bellomo sceglievano, accettavano, subivano ma anche consideravano la sottomissione come merce di scambio per arrivare preparati all’esame. Cosa hanno in testa questi aspiranti magistrati, questi giovani quando pensano al diritto, alla funzione pubblica e sociale del giudice e dell’amministrar giustizia? Che idea hanno di se stessi come futuri magistrati mentre accettano la sottomissione come viatico, merce di scambio, prezzo da pagare per arrivare? Diventati un giorno magistrati davvero continueranno a considerare la sottomissione e l’ossequio come chiave e trampolino per la carriera?

La domanda è stata posta al mattino a Radio 24 e la risposta è arrivata subito e netta: la gente come sempre si auto assolve con innervosita e quasi indignata sorpresa di essere chiamata a qualsiasi responsabilità. Tutti o quasi gli ascoltatori che telefonano contro Bellomo, più o meno. Ma anche tutti a dire che gli aspiranti magistrati che andavano a scuola da Bellomo erano solo e soltanto vittime. In nome del tengo famiglia, del così va il mondo, nessuno dei telefonanti trovava incongruo che per prepararsi ad un esame si accettasse questo, quello e anche quell’altro. Emergeva una condivisa condizione, un pacifico status di sudditi. Magari suscettibili ed esigenti, ma sudditi. L’esser cittadini risultava con tutta evidenza troppo faticoso e impegnativo.

E quindi la domanda aveva alla fine una risposta: per gli aspiranti magistrati che andavano a scuola da Bellomo il potere, anche di un semplice Bellomo, è qualcosa da blandire, assecondare, magari subire, infine scalare. Ecco che magistrati saranno se mai saranno magistrati.

Rif:https://www.blitzquotidiano.it/opinioni/bellomo-gonne-sottomissione-magistrati-3061748/

Quando Giudice Bellomo tentò di calunniare il giudice che lo doveva destituire, e che poi diventò premier

Francesco Bellomo – accusato di aver imposto nella sua scuola di formazione giuridica avanzata “Diritto e scienza” un dress code alle studentesse che aspiravano a diventare magistrati (provando a controllare persino la loro vita privata) – avrebbe cercato di «turbare l’attività e impedire la partecipazione alla votazione finale» di Giuseppe Conte e Concetta Plantamura in merito al procedimento disciplinare che poi, in effetti, portò alla sua destituzione da giudice.

Le pressioni su Conte e Plantamura

Le pressioni che Bellomo esercitò su Conte e Plantamura iniziarono nel settembre del 2017 e andarono dalla causa civile da 250mila euro – per i danni scaturiti da «numerose violazioni di legge» commesse nell’ambito del procedimento disciplinare – alle lettere nelle quali i due venivano accusati di essere incompatibili. L’ex giudice si spinse anche oltre con una richiesta di ricusazione e con l’invio, a tutti i membri del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, dell’atto con il quale aveva fatto partire la causa. Un modo per metterli in cattiva luce.

Bellomo chiedeva l’annullamento degli atti del procedimento disciplinare e il proscioglimento immediato. Per il Gip, invece, si tratta di «minacce» e «calunnie»: l’ex giudice sapeva bene che i due avevano agito con correttezza e, dunque, era consapevole della loro innocenza.

Chi era Giuseppe Conte prima di diventare premier

Conte, prima di diventare Presidente del Consiglio dei Ministri del governo giallo-verde, era vicepresidente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa (l’organo di autogoverno dei magistrati amministrativi, ndr) e presidente della commissione disciplinare che avrebbe dovuto giudicare Francesco Bellomo dopo lo scandalo. 

Le accuse al premier

Durissime furono le accuse mosse all’attuale premier dall’ex giudice, oggi indagato per calunnia e minacce e ai domiciliari per maltrattamento nei confronti di tre borsiste e una ricercatrice e per estorsione aggravata ai danni di una corsista. 

Giuseppe Conte, secondo Bellomo, avrebbe esercitato il potere disciplinare in modo «strumentale» e «illegale». Per Bellomo si trattava di «un’attività di oppressione» con «intento persecutorio», «violazioni procedurali e sostanziali» e «dichiarazioni e comportamenti apertamente contrassegnati da pregiudizio». 

Prospettava, dunque, un «abuso dello strumento disciplinare» che non gli avrebbe consentito di insegnare e dunque gli avrebbe causato un grave danno economico. Secondo l’accusa, però, lui era ben consapevole di essere dalla parte del torto e che il premier fosse del tutto innocente. Ed è proprio il premier Conte a essere uno degli snodi dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato Bellomo agli arresti domiciliari.

rif:https://www.open.online/2019/07/10/quando-bellomo-tento-di-calunniare-il-giudice-che-lo-doveva-destituire-e-che-poi-divento-premier/

«Venerdì ti metti in ginocchio». Cosa diceva Bellomo alle borsiste: «Controllava i social e la ceretta»

«L’istituzione del servizio di borse di studio non era altro che un espediente per realizzare un vero e proprio adescamento delle ragazze da rendere vittime del proprio peculiare sistema di sopraffazione», scrive la gip

Manipolazioni, persecuzioni, ossessioni. Relazioni parallele, minacce, umiliazioni. È quanto emerge dall’ordinanza con cui la giudice per le indagini preliminari di Bari Antonella Cafaglia ha disposto gli arresti domiciliari per Francesco Bellomo, ex giudice barese del Consiglio di Stato, per i reati di maltrattamento nei confronti di tre borsiste e una ricercatrice – cui aveva imposto anche un dress code – e per estorsione aggravata ai danni di un’altra corsista. 

L’ex giudice è indagato anche per i reati di calunnia e minaccia ai danni dell’attuale presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte. L’accusa risale al settembre 2017, quando Conte era vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa e presidente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo.

Francesco Bellomo, 49 anni, docente e direttore scientifico dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura della Scuola di Formazione Giuridica Avanzata ‘Diritto e Scienza’, è stato sospeso nel 2017 dopo lo scandalo della scuola di preparazione per il concorso in magistratura. 

Dalle indagini dei Carabinieri, relative anche al «contesto» in cui si sviluppa quanto riportato nell’ordinanza, emergerebbe un quadro di dinamiche che accomunano le quattro donne: relazioni intime con Bellomo – «in alcuni casi sovrapponibili» e un’escalation di azioni, uno schema che si ripete e che, per una di loro, porta anche al ricorso a «cure mediche». 

L’ordinanza

Per Francesco Bellomo, la gip di Bari Antonella Cafagna parla di «elevata attitudine alla manipolazione psicologica mediante condotte di persuasione e svilimento della personalità della partner nonché dirette ad ottenerne il pieno asservimento se non a soggiogarla, privandola di qualunque autonomia nelle scelte, subordinate al suo consenso». 

Nell’ordinanza, la giudice analizza quello che definisce «sistema Bellomo»: un incubo al femminile nel quale «l’istituzione del servizio di borse di studio non era altro che un espediente per realizzare un vero e proprio adescamento delle ragazze da rendere vittime del proprio peculiare sistema di sopraffazione». 

La spirale

L’ex giudice, si legge nell’ordinanza, instaurava con le borsiste «rapporti confidenziali e, in alcuni casi, sentimentali». Come accade in quella che viene definita la «spirale della violenza» nei casi di violenza di genere, le vittime sarebbero state prima di tutto «isolate, allontanandole dalle amicizie». 

Quindi Bellomo avrebbe tentato una «manipolazione del pensiero se non addirittura [un] indottrinamento» con successivo «controllo mentale, mediante l’espediente di bollare come sbagliate le opinioni espresse o le scelte compiute dalla vittima, in modo da innescare un meccanismo di dipendenza da sé». 

Le controllava, scrive la gip, con l’aiuto dell’ex pm di Rovigo Davide Nalin, coordinatore delle borsiste. Bellomo avrebbe monitorato «i social network, imponendo la cancellazione di amicizie, di fotografie pubblicate, qualora non corrispondessero, a suo insindacabile giudizio, ai canoni di comportamento da lui imposti». È «come se si fosse impossessato della mia testa», dice una delle vittime di Bellomo. E i “canoni”, per esempio per le foto da mettere sui social, fanno dire a una delle presunte vittime: «Mi sentivo messa in vendita». 

In caso di comportamento diverso dai desiderata di Bellomo, l’ex giudice reagiva «umiliandole, offendendole e denigrandole, anche attraverso la pubblicazione sulla rivista on line della scuola delle loro vicende personali, e minacciandole di ritorsioni sul piano personale e professionale».

La ceretta

E per comportamenti indesiderati si intende, per esempio, non abbandonare tutto per rispondere a un suo messaggio. «Guarda che non sono irritato. Spiegavo che 6m per il messaggio erano troppi», scrive a una ricercatrice. Di cui pretende di controllare il profilo Facebook, di farle pubblicare solo determinate foto e non altre. 

Di sindacare un appuntamento dall’estetista, anche. «Ma le ragazze non vanno dall’estetista in vista di qualche evento?», «Dubito che ci siano negozi che chiudano prima delle 20», «Puoi sempre mandarmi il recapito del negozio in questione», «Non ho ricevuto niente. Devo concludere che hai mentito?». 

L’escalation? «Oggettivamente non ha senso fare la ceretta dieci giorni prima di quando serve, vieppiù considerando che io ti vedo una volta al mese e a Milano starai sempre con vestiti corti e senza calze. Sostieni che si tratta di una scelta dettata dalla comodità. Ma il vantaggio è insignificante (30’ di traffico, che da un anno affronti ogni giorno), mentre lo svantaggio è netto (dopo 10 giorni le gambe sono meno lisce e senza calze o nell’intimità si nota). Inoltre c’è da considerare il profilo ideale. Cosa metti al primo posto nelle scelte? Me è l’immagine pubblica o una tua comodità? Ovvio che pensi a un’altra spiegazione. Ma se così non fosse (come spero), è comunque una scelta spiacevole. Come tu faccia a non capirlo è un mistero». 

«In ginocchio»

Lei esce, e la decisione di uscire fa parte, secondo Bellomo, del suo «Dna malato». Lei decide di interrompere la relazione, e lui promette che, dati i suoi contatti, «la sua carriera è finita». Minaccia denunce: per chi aspira a entrare in magistratura costituiscono un impedimento ai concorsi. Dice a una borsista che «nessuno la stima, né moralmente né fisicamente». Poi ci ripensa. A una condizione. «Non voglio rovinare anni di lavoro senza darti una chance. Venerdì sera, quando entro in stanza, ti metti in ginocchio e mi dici “ti chiedo perdono, non lo farò mai più”. Non ha il significato della sottomissione, ma della solennità».

«Principio di gerarchia»

«Puoi uscire da sola, ma devi essere rintracciabile e, quando ti chiamo, molli chiunque sia con te non appena il telefono suona, qualora si tratti di un’uscita a carattere mondano», scrive a un’altra borsista. «Prim’ancora che un dovere sentimentale, è una logica conseguenza del principio di gerarchia», scrive via messaggio Francesco Bellomo. Minaccia di escluderla dalla partecipazione alla lezione preconcorso. Anche a lei monitora le foto da postare su Facebook, gli eventuali like con altre persone. 

«Ubi maior, minor cessat. Poiché non esiste un vincolo di legge, fisso un vincolo negoziale. Se non lo accetti, io non accetto il fidanzamento».

rif:https://www.open.online/2019/07/09/venerdi-ti-metti-in-ginocchio-cosa-diceva-bellomo-alle-borsiste-controllava-i-social-e-la-ceretta/

Arrestato magistrato Bellomo

Arrestato ex magistrato Bellomo

I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Bari hanno eseguito una misura cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal gip del tribunale del capoluogo pugliese, nei confronti di Francesco Bellomo, ex magistrato del Consiglio di Stato, docente e direttore scientifico dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura. Le accuse sono di maltrattamenti ed estorsione ai danni di alcune allieve dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura. Il gip ha invece rigettato la richiesta cautelare del pubblico ministero per quanto riguarda altre due accuse, quelle di minacce e calunnia ai danni dell’attuale premier Giuseppe Conte, all’epoca dei fatti vicepresidente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, e di Concetta Plantamura, componente dello stesso organismo e consigliera del Tar Lombardia. Per questi reati Bellomo rimane indagato.

“COMPORTAMENTI SISTEMATICI DI SOPRAFFAZIONE VERSO ALLIEVE” – Secondo gli inquirenti, abusando dell’autorità che gli derivava dal ruolo di docente svolto nei corsi e dell’autorevolezza e del prestigio della sua funzione di magistrato amministrativo del Consiglio di Stato, e utilizzando l’artificio delle borse di studio offerte dalla società per selezionare ed avvicinare le allieve nei confronti delle quali nutriva interesse (anche al fine di esercitare nei loro confronti un potere di controllo personale e sessuale), avrebbe imposto una serie di obblighi e di divieti, tra cui l’obbligo di fedeltà nei confronti del direttore scientifico, il divieto di avviare o mantenere relazioni intime con persone che non raggiungessero un determinato punteggio attribuito secondo l’insindacabile giudizio dello stesso Bellomo.

Comportamenti sistematici di sopraffazione, controllo, denigrazione e intimidazione. E’ quanto gli contesta il gip del tribunale di Bari. Secondo gli inquirenti, Bellomo avrebbe instaurato con le borsiste rapporti confidenziali e, in alcuni casi, sentimentali. Nell’ambito di questo tipo di rapporti, “facendo leva sul rispetto degli obblighi assunti, si sarebbe reso responsabile nei loro confronti di comportamenti sistematici di sopraffazione, controllo, denigrazione ed intimidazione offendendone in tal modo il decoro e la dignità personale, limitandone la libertà di autodeterminazione e riducendole in uno stato di prostrazione e soggezione psicologica”.

L’ex magistrato è accusato anche di estorsione poiché avrebbe costretto una allieva e borsista a rinunciare all’impiego di co-presentatrice, addetta alla postazione web in programmi televisivi, in quanto incompatibile con l’immagine di aspirante magistrato e di borsista, minacciando di revocarle la borsa di studio in caso di mancata rinuncia.

DIVIETI, DOVERI E DRESS CODE – Nell’ordinanza si legge che tra gli obblighi imposti alle allieve da Bellomo ci sarebbero stati anche “il divieto di avviare o mantenere relazioni intime con soggetti che non raggiungessero un determinato punteggio” attribuito secondo il suo insindacabile giudizio e “il divieto di contrarre matrimonio a pena di decadenza automatica dalla borsa“. Tra i doveri “l’obbligo di fedeltà nei confronti del direttore scientifico, l’obbligo di rispettare le direttive dallo stesso impartite, l’obbligo di segretezza sul contenuto delle comunicazioni intercorse con il direttore scientifico, anche nei confronti degli altri borsisti e collaboratori. E poi ancora l’obbligo di “attenersi al dress code” suddiviso in “classico” per gli “eventi burocratici”, “intermedio” per “corsi e convegni” ed “estremo” per “eventi mondani” e di “curare la propria immagine anche dal punto di vista dinamico (gesti, conversazione, movimenti), onde assicurare il più possibile l’armonia, l’eleganza e la superiore trasgressività” al fine di pubblicizzare l’immagine della scuola e della società”. Nell’ordinanza è scritto poi che bastava che il comportamento delle allieve non corrispondesse ai desiderata di Bellomo per fare in modo che lui le umiliasse, offendesse e denigrasse, “anche attraverso la pubblicazione sulla rivista on line della scuola delle loro vicende personali, e minacciandole di ritorsioni sul piano personale e professionale”.

In concorso con un’altra persona, inoltre, Bellomo avrebbe contribuito a selezionare le aspiranti borsiste e a sottoporle ai colloqui per l’assegnazione della borsa di studio sottoponendo loro il ‘test del fidanzato sfigato’.

GLI SMS – Compaiono anche alcuni sms nell’ordinanza. “….Preferisco non parlarti. Direi cose molto pesanti e, purtroppo, vere. Rifletterò sul da farsi e ti farò sapere. Gli altri non ti stimano, né fisicamente né moralmente. Ti ho difeso, ti ho trattato da regina. Ma non è servito”. E ancora: “Ho detto cosa ti accadrà. Ti sei rovinata vita e carriera. Esegui ciò che ho detto e trovati un buon avvocato per il procedimento disciplinare. Elimina le mie foto da fb” i testi di alcuni messaggi inviati a una ricercatrice con la quale l’ex magistrato avrebbe avuto una relazione. E poi: “…Questo significa avere a fianco un animale. Perché tu sei così…Gli animali non conoscono dispiacere…è l’ennesima riprova del tuo Dna malato…Agisci come un selvaggio, ignorando le regole…”.

LA BORSISTA RIBELLE – Una campagna denigratoria nei confronti della borsista che aveva interrotto qualsiasi contatto e che aveva cambiare numero di telefono e indirizzo e mail a seguito di minacce ripetute, messa in atto attraverso la pubblicazione su una rivista on line di settore di una rubrica che raccoglieva tutti gli articoli relativi alla ragazza (una trentina) nei quali si raccontavano aspetti della sua vita privata. Inoltre sulla stessa rivista venivano pubblicate e commentate fotografie relative a momenti della vita privata della vittima (attraverso la consultazione di social network anche da parte di altri corsisti espressamente coinvolti nella raccolta di qualsiasi informazione che potesse riguardarla) e veniva addirittura indetto un concorso tra i corsisti-lettori della rivista, promettendo dei premi (iscrizione gratuita al corso dell’anno successivo e messa a disposizione dei cd segreti industriali con riferimento alle imminenti prove scritte del concorso in magistratura) a chi avesse fornito la migliore spiegazione dei comportamenti della vittima alla luce delle teorie del direttore scientifico.

Queste le azioni che avrebbe escogitato e realizzato, secondo l’accusa della Procura della Repubblica di Bari, Francesco Bellomo da titolare di una società che organizzava corsi per la preparazione al concorso per l’ingresso in magistratura a Bari, Milano e Roma e pubblicava una rivista on line ‘Diritto e Scienza’. Anche questa presunta vittima di Bellomo, avrebbe intrattenuto una relazione con l’ex giudice. I fatti contestati si riferiscono a un periodo che va da gennaio a novembre 2016. Pas

“COSTRETTA A LASCIARE IL LAVORO IN TV” – Bellomo avrebbe inoltre costretto una allieva e borsista di un corso per l’esame in magistratura (anno 2011/2012) a rinunciare all’impiego di co-presentatrice addetta alla postazione web nei programmi in onda su una emittente televisiva barese, in quanto incompatibile con l’immagine “di aspirante magistrato e di borsista, minacciando di revocarle altrimenti la borsa di studio”.

In questo modo si sarebbe procurato un profitto, e segnatamente il rispetto dei cosiddetti “doveri della borsista” ed in particolare dell’obbligo “di conformare comportamenti ed immagine esteriore a determinati standard da lui insindacabilmente stabiliti sì da poter adeguatamente rappresentare l’immagine della scuola e sponsorizzare la stessa ed il metodo applicato, ingiusto, perché riguardante aspetti della vita privata e della personalità del tutto avulsi alla formazione giuridica ed espressione del diritto alla autodeterminazione e alla identità personale”. La borsista avrebbe riportato un danno consistente nella perdita del corrispettivo pattuito per le prestazioni lavorative cui ha dovuto rinunciare, pari a 700 euro mensili.

Questa attività televisiva che peraltro con regolare contratto la impegnava per sole due volte alla settimana, era giudicata “incompatibile con l’immagine di borsista della società”. Per questo motivo Bellomo le avrebbe ordinato di interrompere il rapporto di lavoro, “vedendosi altrimenti costretto a revocarle la borsa di studio”. Per altre quattro allieve il reato ipotizzato a carico di Bellomo è quello di maltrattamenti in concorso con Davide Nalin. Tutte e quattro avrebbero avuto una relazione sentimentale con il direttore scientifico dei corsi. Secondo l’accusa avrebbe messo in atto “sistematiche condotte di sopraffazione, controllo, denigrazione ed intimidazione consistite nel controllarne, anche nel timore che intrattenessero relazioni personali con altri uomini, le attività quotidiane, le relazioni personali e in genere le frequentazioni (anche attraverso il monitoraggio dei social network, imponendo la cancellazione di amicizie, di fotografie pubblicate, ecc qualora non corrispondessero, a suo insindacabile giudizio, ai canoni di comportamento da lui imposti), nel limitarne la libertà di autodeterminazione”.

Rif: https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/07/09/arrestato-magistrato-bellomo_26aaJ9T25O5YOei8xHgCmM.html

Arrestato Bellomo, giudice del Consiglio di Stato per il dress code imposto alle sue allieve

Deve rispondere dei reati di maltrattamento nei confronti di quattro donne alle quali aveva imposto tacchi alti e minigonna ed estorsione aggravata. E’ accusato anche di calunnia nei confronti del premier Giuseppe Conte

Ostentava tranquillità e sicurezza davanti alle accuse di maltrattamento ed estorsione aggravata nei confronti di alcune studentesse della sua scuola di formazione giuridica “Diritto e Scienza”. Francesco Bellomo, invece, è stato arrestato ai domiciliari in base a quanto disposto dal gip del Tribunale di Bari Antonella Cafagna che ha parlato di « elevata attitudine alla manipolazione psicologica mediante condotte di persuasione e svilimento della personalità della partner nonché dirette ad ottenerne il pieno asservimento se non a soggiogarla, privandola di qualunque autonomia nelle scelte, subordinate al suo consenso».

I fatti contestati

I fatti contestati risalgono agli anni 2011-2018. Il reato di maltrattamenti sarebbe stato commesso da Bellomo nei confronti di donne con le quali aveva avuto una relazione sentimentale, in concorso con l’ex pm di Rovigo Davide Nalin, coordinatore delle borsiste. Francesco Bellomo attualmente è anche direttore scientifico di un’altra scuola di formazione giuridica, la Legal & Business school di Catania dove tra l’altro fino a qualche giorno fa compariva come presidente del Comitato scientifico Guido Alpa, l’avvocato con cui ha lavorato il premier Giuseppe Conte. La particolarità sta nel fatto che Alpa è il difensore di Conte in un processo a Bari che lo vede contrapposto proprio a Bellomo per il reato di calunnia. shadow carousel

Le proteste degli studenti

A inizio giugno lo avevamo sorpreso all’esterno della Fiera di Roma, dove si stava svolgendo la prova scritta per il concorso in magistratura, mentre faceva lezione ai suoi studenti. «Non ho fatto nulla di male e spero quanto prima di essere reintegrato in magistratura, ho presentato ricorso al Tar» aveva detto alle nostre telecamere. La sua presenza aveva scatenato le proteste indignate degli altri studenti che gli gridavano «Vergognati, dovete vergognarvi anche voi che lo ascoltate…». 

Le indagini

Stando alle indagini dei Carabinieri, coordinate dal procuratore aggiunto di Bari Roberto Rossi e dal sostituto Iolanda Daniela Chimienti, Bellomo, con «l’artifizio delle borse di studio offerte dalla società» che consentivano tra le altre cose la frequenza gratuita al corso e assistenza didattica individuale, «per selezionare ed avvicinare le allieve nei confronti delle quali nutriva interesse, anche al fine di esercitare nei loro confronti un potere di controllo personale e sessuale» si legge nell’imputazione, avrebbe fatto sottoscrivere un «contratto/regolamento» che disciplinava i «doveri», il «codice di condotta» ed il «dress code» del borsista.

Il «test del fidanzato sfigato»

A selezionare le donne tramite colloquio, sottoponendole al «test del fidanzato sfigato» sarebbe stato l’ex pm Nalin, incaricato anche di vigilare sul rispetto degli obblighi contrattuali, svolgere istruttorie in caso di violazioni e proporre sanzioni. La presunta estorsione sarebbe stata commessa nei confronti di un’altra corsista, costretta a rinunciare ad un lavoro da co-presentatrice in una emittente televisiva «in quanto incompatibile con l’immagine di aspirante magistrato» e «minacciando di revocarle la borsa di studio».

Rif: https://www.corriere.it/cronache/19_luglio_09/arrestato-bellomo-l-ex-giudice-consiglio-stato-il-dress-code-imposto-borsiste-07727fce-a228-11e9-b043-a64edc12ba66.shtml?refresh_ce-cp

Arrestato il giudice Francesco Bellomo: maltrattamenti ed estorsione

L’ex giudice del Consiglio di Stato deve rispondere dell’accusa di maltrattamento ed estorsione nei confronti di alcune donne, ma anche di calunnia e minaccia nei confronti dell’attuale presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

Manette a Francesco Bellomo, ex giudice del Consiglio di Stato, finito al centro di un’inchiesta per il “dress code” imposto ad alcune ragazze che partecipavano ai corsi, da lui tenuti, per preparare il concorso in magistratura presso la Scuola di formazione giuridica avanzata “Diritto e Scienza”.

L’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stato notificata a Bellomo per i reati di maltrattamento nei confronti di quattro donne (tre borsiste ed una ricercatrice) a cui avrebbe imposto anche il “codice di abbigliamento”, ed estorsione aggravata ai danni di un’altra corsista.

Calunnia e minaccia a Conte

Bellomo, inoltre, è indagato anche per i reati di calunnia e minaccia nei confronti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. L’accusa, contenuta nell’ordinanza di arresto, risale al settembre 2017, quando Conte era vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa e presidente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo.

Conte e la collega Concetta Plantamura furono trascinati davanti al Tribunale civile di Bari con l’accusa di aver commesso illeciti occupandosi del suo caso. Bellomo contestava le attività svolte nella qualità di vicepresidente e componente del Cpga, e chiedeva loro il risarcimento dei danni, accusandoli falsamente di esercitare in modo strumentale (e illegale) il potere disciplinare e di aver deliberatamente e sistematicamente svolto un’attività di oppressione della persona dell’attore mossi da un palese intento persecutorio.

Rif: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/arrestato-lex-giudice-francesco-bellomo-maltrattamenti-ed-1723457.html

Maltrattamenti ed estorsione, ai domiciliari giudice Bellomo

Dalle indagini emerge che l’uomo avrebbe imposto alle borsiste del suo corso dei particolari dress code e il rispetto di un contratto. Indagato anche per calunnia nei confronti del premier Conte

Una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stato notificata a Francesco Bellomo, ex giudice barese del Consiglio di Stato, docente e direttore scientifico dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura della Scuola di Formazione Giuridica Avanzata ‘Diritto e Scienza’. Bellomo risponde dei reati di maltrattamento nei confronti di quattro donne, tre borsiste e una ricercatrice, alle quali aveva imposto anche un dress code, ed estorsione aggravata ai danni di un’altra corsista.    I fatti contestati risalgono agli anni 2011-2018. L’arresto è stato disposto dal gip del Tribunale di Bari Antonella Cafagna. Il reato di maltrattamenti sarebbe stato commesso da Bellomo nei confronti di donne con le quali aveva avuto una relazione sentimentale, in concorso con l’ex pm di Rovigo Davide Nalin, coordinatore delle borsiste.   Stando alle indagini dei Carabinieri, coordinate dal procuratore aggiunto di Bari Roberto Rossi e dal sostituto Iolanda Daniela Chimienti, Bellomo, con “l’artifizio delle borse di studio offerte dalla società” che consentivano tra le altre cose la frequenza gratuita al corso e assistenza didattica individuale, “per selezionare ed avvicinare le allieve nei confronti delle quali nutriva interesse, anche al fine di esercitare nei loro confronti un potere di controllo personale e sessuale” si legge nell’imputazione, avrebbe fatto sottoscrivere un “contratto/regolamento” che disciplinava i “doveri”, il “codice di condotta” ed il “dress code” del borsista.    A selezionare le donne tramite colloquio, sottoponendole al “test del fidanzato sfigato” sarebbe stato l’ex pm Nalin, incaricato anche di vigilare sul rispetto degli obblighi contrattuali, svolgere istruttorie in caso di violazioni e proporre sanzioni. La presunta estorsione sarebbe stata commessa nei confronti di un’altra corsista, costretta a rinunciare ad un lavoro da co-presentatrice in una emittente televisiva “in quanto incompatibile con l’immagine di aspirante magistrato” e “minacciando di revocarle la borsa di studio”. L’ex giudice è indagato per i reati di calunnia e minaccia ai danni dell’attuale presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte.L’accusa, contenuta nell’ordinanza di arresto per maltrattamenti ed estorsione nei confronti di cinque ex borsiste, risale al settembre 2017, quando Conte era vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa e presidente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo.  

rif: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/bellomo-estorsione-maltrattamenti-ai-domiciliari-bellomo-533a3369-0ab2-4b15-91d9-f13d5b618575.html