Toghe sporche ci ricorda che abbiamo un grosso problema nella magistratura

Il CSM è diventato, anziché organo di autogoverno e garante dell’autonomia della magistratura, una struttura da cui il magistrato si deve guardare… (con) le correnti trasformate in cinghia di trasmissione della lotta politica” (Giovanni Falcone, 20 maggio 1990)

Il decreto della perquisizione disposta dalla procura di Perugia nei confronti dell’attuale sostituto procuratore a piazzale Clodio racconta una vicenda meritevole di attenzione. Il pm della procura di Roma, Luca Palamara, quando rivestiva il ruolo di componente del Csm avrebbe ricevuto 40 mila euro dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara per favorire la nomina di Giancarlo Longo a procuratore di Gela, non andata in porto.

Noi restiamo garantisti con tutti, per davvero, ma è interessante sottolineare la difesa di Palamara: “Sulla mia persona si stanno abbattendo i veleni della Procura di Roma, ma ho la tempra forte e non mi faccio intimidire. Sto chiarendo punto per punto tutti i fatti che  mi vengono contestati perchè ribadisco che non ho ricevuto pagamenti, né regali, né  anelli e non ho fatto favori a nessuno”.

Al netto, delle vicende personali da chiarire nelle sedi opportune emergono 3 questioni interessanti:

  1. Nelle procure c’è una guerra per bande, che mette il cittadino alla mercé di procuratori e PM sostanzialmente motivati da ragioni completamente avulse dalla applicazione dei codici. Queste dinamiche si riflettono evidentemente sulle garanzie del cittadino.
  2. Il CSM che dovrebbe vigilare su queste faccende è a sua volta preda di correntismi. Se da un lato è ovunque riconosciuta e richiamata l’assoluta necessità dell’indipendenza dei giudici e dei PM da ogni interferenza esterna, non si nota la stessa attenzione nei confronti della cosiddetta “autonomia interna” del magistrato, quella cioè rispetto al proprio organismo associativo.
  3. C’è da chiedersi se gli strumenti previsti per sanzionare condotte di magistrati corrotti o che comunque abusano del loro siano adeguati, a partire dall’impianto del CSM.

Quali soluzioni?

A) Da queste parti denunciamo da tempo la necessità di una profonda riforma della giustizia (quindi necessariamente costituzionale). Più che di riforma del CSM dovremmo parlare di riforma dei CSM, perché la separazione delle carriere è un bene necessario.

B) A presiedere i due CSM dovrebbe essere, non solo virtualmente, il Capo dello Stato, la cui posizione super partes di raccordo tra i poteri dello Stato garantisca il necessario collegamento della magistratura con le istanze esterne. Il primo presidente della Corte di cassazione è membro di diritto del CSM giudicante, mentre il procuratore generale della Corte di cassazione è membro di diritto del CSM requirente. I componenti di entrambi i nuovi Consigli sono nominati per metà dal Parlamento in seduta comune, e per metà, rispettivamente, dagli appartenenti all’ordine dei giudici e dai pubblici ministeri. La presenza dei due membri di diritto (primo presidente della Corte di cassazione e procuratore generale) garantisce la prevalenza numerica della componente togata. Inoltre, la componente togata di ciascun Consiglio dovrebbe essere nominata, rispettivamente, dai giudici e dai magistrati del pubblico ministero previo sorteggio degli eleggibili. Questo meccanismo è il più idoneo a contrastare il fenomeno della “correntocrazia” e a rafforzare quindi l’autonomia interna dei magistrati. Percorribile l’ipotesi secondo la quale possano essere sorteggiati fra gli eleggibili solo soggetti di garantita esperienza: si pensi a un albo comprensivo dei magistrati già valutati tre volte.

C) La cognizione delle questioni disciplinari è devoluta a un’apposita sezione disciplinare, composta da cinque membri effettivi; il vicepresidente del Consiglio è il presidente della sezione, che è altresì formata da un componente eletto tra quelli designati dal parlamento e da quattro componenti eletti tra quelli togati. Il nostro disegno di legge costituzionale prevederebbe la creazione (dopo i due nuovi CSM) di una terza istituzione: la Corte di disciplina. Separando la funzione disciplinare da quella amministrativa, si escluderebbero rischiose interferenze, evitando che chi è chiamato a valutare, a vario titolo, le carriere dei magistrati (professionalità, conferimento di incarichi dirigenziali, incompatibilità non derivanti da illeciti disciplinari) ne possa giudicare anche i profili disciplinari. Superando, finalmente, anche quella “giustizia domestica” testimoniata a più riprese, logicamente ed eticamente inaccettabile.

Rif:https://www.immoderati.it/2019/05/31/toghe-sporche-ci-ricorda-che-abbiamo-un-problema-nella-magistratura/

“Toghe sporche”: il ministro Bonafede invia gli ispettori nelle procure (Luca Palamara)

Iniziativa nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura che ha aperto un’inchiesta nei primi giorni di maggio, attivando l’Ispettorato di via Arenula per svolgere “accertamenti, valutazioni e proposte”.

ROMA – La vicende che stanno investendo i pm Luca Palamara e Stefano Fava sono all’attenzione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che, già nei primi giorni di maggio, ha investito l’Ispettorato di via Arenula del compito di svolgere “accertamenti, valutazioni e proposte“.

Il Guardasigilli come viene riferito, e’ molto preoccupato data la delicatezza della vicenda che coinvolgerebbe anche le nomine del Csm, tiene il massimo riserbo e si riserva di assumere ogni opportuna iniziativa quando il quadro sara’ piu’ chiaro, nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura che ha aperto un’inchiesta.

Oggi intanto Palamara verrà nuovamente ascoltato dai magistrati, il pm ex consigliere del Csm assistito dagli avvocati Benedetto e Mariano Marzocchi e Michele Di Lembo,  viene accusato di aver accettato gioielli e viaggi per pilotare le nomine dei magistrati a capo delle procure. In particolare avrebbe ricevuto 40 mila euro dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara per favorire la nomina di Giancarlo Longo a procuratore di Gela, non andata in porto.

Mai ricevuto pagamenti. Si stanno abbattendo su di me i veleni della Procura di Roma, – si difende Palamara – ma ho la tempra forte e non mi faccio intimidire. Sto chiarendo punto per tutto tutti i fatti che mi vengono contestati perchè ribadisco che non ho ricevuto pagamenti, nè regali, ne anelli,e non ho fatto favori a nessuno“.

Restano però le intercettazioni della Guardia di Finanza effettuante mediante un captatore (trojan) installato nel telefono di Palamara, che hanno consentito persino di ascoltare le conversazioni di Palamara con due parlamentari (ascoltati quindi casualmente) ed una registrazione con l’ex sottosegretario Luca Lotti (Pd). I parlamentari sono estranei all’indagine.

il procuratore aggiunto Paolo Ielo

Un altro dei soggetti chiave associati alle indagini sui rapporti tra Palamara e Spina è poi il pm romano Stefano Rocco Fava, a sua volta indagato per “favoreggiamento” e “rivelazione del segreto di ufficio in concorso”. Il pm calabrese, firmatario dell’esposto al Csm contro il procuratore Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo, è accusato di aver rivelato a Palamara notizie sulle indagini a suo carico e di averlo aiutato ad eluderle fornendo atti e documenti.

C’avrai la tua rivincita perché si vedrà che chi ti sta fottendo (…) forse sarà lui a doversi difendere a Perugia, per altre cose perché noi a Fava lo chiamiamo”, diceva al telefono Spinaall’amico Palamara, che gli rispondeva: “No adesso lo devi chiamare altrimenti mi metto a fare il matto“. Nei colloqui intercettati anche la necessità di far arrivare a capo della procura di Perugia un magistrato amico in grado di alleggerire la sua posizione e magari aprire un fascicolo contro l’aggiunto Paolo Ielo, che aveva trasmesso gli atti arrivati da Messina a Perugia per competenza.

Dal fascicolo d’ indagine della Procura di Perugia sul pm Palamara, affidato alla pm Gemma Milano e al Gico della Guardia di Finanza di Roma si evince che Palamara avrebbe acquisito informazioni anche attraverso il commercialista Andrea De Giorgio, consulente nominato anche all’interno della Procura della Repubblica di Roma. Secondo i pm, “la consegna di queste carte ‘contro’ i suoi colleghi da parte di Fava e parimenti le informazioni assunte dal De Giorgio” hanno “per Palamara, nella sua ottica, un valore al contempo difensivo e forse di ‘ritorsione“.  Adesso al vaglio degli inquirenti ci sono i file contenuti in uno dei computer dell’ex consigliere del Csm sequestrato a piazzale Clodio.

Rif:https://www.ilcorrieredelgiorno.it/toghe-sporche-il-ministro-bonafede-invia-gli-ispettori-nelle-procure-per-accertare-il-caos-in-corso/

Toghe sporche, la Procura: “A Palamara 40mila euro per favorire una nomina”

E’ quanto scritto nel decreto della perquisizione disposta dalla Procura di Perugia nei confronti dell’attuale sostituto procuratore a piazzale Clodio, che avrebbe ricevuto il denaro per favorire la nomina di Giancarlo Longo a procuratore di Gela. La replica del pm: “Veleni della procura su di me, mai preso soldi o regali e mai fatto favori”

Toghe sporche, la Procura: "A Palamara 40mila euro per favorire una nomina"

ROMA. Il pm della procura di Roma, Luca Palamara, quando rivestiva il ruolo di componente del Csm avrebbe ricevuto 40 mila euro dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara per favorire la nomina di Giancarlo Longo a procuratore di Gela, non andata in porto. E’ quanto emerge dal decreto della perquisizione disposta dalla Procura di Perugia nei confronti dell’attuale sostituto procuratore a piazzale Clodio.

Negli atti si afferma che Palamara “quale componente del Csm riceveva da Calafiore e Amara la somma pari ad euro 40 mila per compiere un atto contrario ai doveri d’ufficio, ovvero agevolare e favorire il medesimo Longo (arrestato nel febbraio del 2018 nell’ambito dell’inchiesta su corruzione in atti giudiziari dalla Procura di Messina – ndr) nell’ambito della procedura di nomina a procuratore di Gela alla quale aveva preso parte Longo, ciò in violazione dei criteri di nomina e selezione”.
Rif: https://www.repubblica.it/cronaca/2019/05/30/news/toghe_sporche_a_palamara_40mila_euro_per_favorire_una_nomina-227584340/

Scandalo Banca Etruria, il vizietto del procuratore smemorato (Roberto Rossi)

Il titolare della procura di Arezzo ha omesso di dire in Commissione che Boschi sr è indagato per “falso in prospetto”. Lo aveva già fatto davanti al Csm un anno e mezzo fa.

Image result for procuratore roberto rossi

E’ uno stile preciso del procuratore. Un vizietto, sarebbe il caso di dire. Rossi finì davanti al Csm nel dicembre 2015 per valutare se ci fossero conflitti di interesse tra l’indagine avviata sul dissesto di Banca Etruria. Era emerso infatti che il procuratore aveva nel novembre 2013 (governo Letta) una consulenza  a palazzo Chigi proseguita per pochi mesi anche mentre Maria Elena Boschi era ministro. In quell’occasione gli fu chiesto se avesse rapporti di conoscenza con la famiglia Boschi. Il procuratore disse di no. E solo dopo venne fuori che invece Rossi, prima sostituto e poi procuratore ad Arezzo dal 2014, aveva indagato altre due volte su Pier Luigi Boschi: per la compravendita della Fattoria La Dornafinita con un’archiviazione; e poi per “dichiarazione infedele”, filone anche questo che si chiuse nell’aprile 2014 quando l’Agenzia delle Entrate fece pagare a Boschi “i maggiori imponibili in capo alla Fattoria di Dorna”, 38.576 euro di Irpef e 814 euro di addizionale regionale.Dove si dimostra che le commissioni d’inchiesta parlamentari, quando ci sono indagini in corso, sono ad alto rischio strumentalizzazione”. A palazzo dei Marescialli, sede del Csm, dove ancora è aperto un fascicolo per una casa di campagna avuta senza pagare l’affitto, non sono ancora arrivate richieste di verificare eventuali profili del procuratore di Arezzo Roberto Rossi. “Se dovessero arrivare, valuteremo il dà farsi” si spiega. Ma la sensazione è che si sia davanti ad una tempesta in un bicchier d’acqua. Se in Commissione, giovedì scorso, la domanda specifica su Pier Luigi Boschi e il suo eventuale coinvolgimento nel filone d’inchiesta che riguarda il cosiddetto “prospetto informativo 2013 sui profili di rischio per i risparmiatori delle obbligazioni subordinate” non è stata fatta, il procuratore non era tenuto a rivelare che Boschi è indagato. Avrebbe potuto farlo, chiedendo di secretare l’audizione, ma non era obbligato a farlo.

Dove si dimostra che le commissioni d’inchiesta parlamentari, quando ci sono indagini in corso, sono ad alto rischio strumentalizzazione”. A palazzo dei Marescialli, sede del Csm, dove ancora è aperto un fascicolo per una casa di campagna avuta senza pagare l’affitto, non sono ancora arrivate richieste di verificare eventuali profili del procuratore di Arezzo Roberto Rossi. “Se dovessero arrivare, valuteremo il dà farsi” si spiega. Ma la sensazione è che si sia davanti ad una tempesta in un bicchier d’acqua. Se in Commissione, giovedì scorso, la domanda specifica su Pier Luigi Boschi e il suo eventuale coinvolgimento nel filone d’inchiesta che riguarda il cosiddetto “prospetto informativo 2013 sui profili di rischio per i risparmiatori delle obbligazioni subordinate” non è stata fatta, il procuratore non era tenuto a rivelare che Boschi è indagato. Avrebbe potuto farlo, chiedendo di secretare l’audizione, ma non era obbligato a farlo.

E’ uno stile preciso del procuratore. Un vizietto, sarebbe il caso di dire. Rossi finì davanti al Csm nel dicembre 2015 per valutare se ci fossero conflitti di interesse tra l’indagine avviata sul dissesto di Banca Etruria. Era emerso infatti che il procuratore aveva nel novembre 2013 (governo Letta) una consulenza  a palazzo Chigi proseguita per pochi mesi anche mentre Maria Elena Boschi era ministro. In quell’occasione gli fu chiesto se avesse rapporti di conoscenza con la famiglia Boschi. Il procuratore disse di no. E solo dopo venne fuori che invece Rossi, prima sostituto e poi procuratore ad Arezzo dal 2014, aveva indagato altre due volte su Pier Luigi Boschi: per la compravendita della Fattoria La Dornafinita con un’archiviazione; e poi per “dichiarazione infedele”, filone anche questo che si chiuse nell’aprile 2014 quando l’Agenzia delle Entrate fece pagare a Boschi “i maggiori imponibili in capo alla Fattoria di Dorna”, 38.576 euro di Irpef e 814 euro di addizionale regionale.

Dunque, anche allora Rossi omise dettagli importanti ma non rilevanti (le inchieste erano state archiviate e indagare una persona non vuol dire conoscerla o averci rapporti) davanti al Csm e certo non mentì. Il fascicolo su Banca Etruria rimase infatti saldamente sulla scrivania del procuratore che, generoso o meno di dettagli, dimostrava di non fare sconti alla famiglia Boschi. 

La storia si ripete oggi. Ed è nuovamente bufera, politica più che giudiziaria. Nel corto circuito mediatico che sempre investe il caso Banca Etruria (l’istituto di credito toscano è fallito nel novembre 2015 mangiandosi circa 300 milioni di 35 mila correntisti in parte risarciti dal governo), per raccontare cosa è successo convieneaggrapparsi ai fatti, così come sono avvenuti.

L’audizione

Giovedì scorso il procuratore Rossi Roberto viene sentito in Commissione parlamentare che indaga sul crac di sette banche. Di quelle quattro ore di audizione restano tre questioni: 1) Bankitalianon ha vigilato come avrebbe dovuto e anzi aveva caldeggiato la fusione tra il 2014 e il 2015 con Popolare Vicenza (un’altra banca fallita) il cui dissesto era però in condizioni assai peggiori di Etruria; 2)Pier Luigi Boschi non era indagato per bancarotta perché non aveva firmato prestiti che sono stati alla base della bancarotta; 3) Boschi senior è entrato nel cda della banca nel 2011 senza deleghe, è diventato vicepresidente nel marzo 2014 ma i finanziamenti allegri, quelli che hanno minato la solidità della banca sono avvenuti tra il 2008 e il 2010. 

Da ora in poi, nel racconto, occorre stare alle parole usate dal procuratore e che sono state registrate. L’audizione è stata più volte secretata. Quando a Rossi è stato chiesto perché Boschi sr“non è stato rinviato a giudizio per bancarotta”, il procuratore ha risposto che non fu lui, che neppure era nel cda, a firmare le operazioni avventate. Ma disse anche che “non essere imputati non significa non essere indagati in altri procedimenti”. Fissate bene questa frase.

Boschi indagato 

Il quotidiano La Verità domenica scrive invece che Boschi sr è indagato per “falso in prospetto”. L’indagine è proprio di Rossi che ha aperto un fascicolo sulle obbligazioni di Banca Etruria ritenute rischiose e che sarebbero state vendute ai clienti non adeguatamente informati, attraverso i prospetti, dei rischi di quell’investimento. La Consob infatti ha già multato Boschi per circa 40 mila euro. 

La lettera del procuratore

Arriva a metà pomeriggio al presidente Casini che la gira, in via riservata ai membri della Commssione. Il testo è, ovviamente, pubblico dopo pochi minuti. “Non ho nascosto nulla circa la posizione del consigliere Pierluigi Boschi in relazione alle domande che mi venivano poste – scrive il procuratore – Ho anzi chiarito e ribadito che la sua esclusione riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso mentre per gli altri procedimenti, a domanda, ho precisato che non essere imputati non significava non essere indagati. Null’altro mi è stato chiesto in merito”. Il procuratore definisce “gravemente offensive” le accuse ricevute visto che “ho risposto a tutte le domande che mi sono state formulate senza alcuna reticenza o omissione”. Il procuratore ha allegato il file con il verbale dell’audizione e le risposte fornite sul punto al deputato M5S Alessio Villarosa. 

Domattina l’ufficio di presidenza della Commissione si occuperà del caso. Brunetta sembra sulle barricate. Il Presidente Casini ha detto che, “per quello che mi riguarda ho già avuto le risposte che mi servivano”. E comunque decideranno domani il dà farsi. 

Opposizioni all’attacco

Così come il Pd esultò giovedì scorso chiedendo le scuse da chi in questi anni li ha attaccati su Etruria quasi fosse l’unico male del paese, oggi vanno a nozze 5 Stelle e opposizioni varie. Il senatore Augello di centrodestra (Idea) è stato tra i più attenti a mettere a nudo il pasticcio e oggi tra i più duri: “Rossi ha chiesto che la lettera rimanesse riservata perché ha ancora il senso del ridicolo”. Il Pd mette in campo i membri in commissione, da Mirabelli a Vazio, da Esposito al tesoriere Stefano Bonifazi. Si difende il procuratore (“nessuno di noi, meno che mai i 5 Stelle hanno fatto una domanda specifica su questo filone di indagine”) e si attacca chi “continua ad attaccare Banca Etruria per colpire la famiglia Boschi senza ragionare su quanto è successo nel sistema di credito italiano in questi anni”. 

Il post di Maria Elena 

In serata il sottosegretario Boschi affida a Facebook la sua amarezza, “da due anni questa vicenda viene usata per attaccare me e il Pd”. “Nessuno – si legge sul post – può negare che il Pd ha commissariato l’istituto e che abbiamo lottato contro il sistema sbagliato delle vecchie Banche popolari. Si utilizza la vicenda Banca Etruria per mettere in secondo piano le vere vicende, complicate, del sistema bancario italiano. Chi ha sbagliato ad Arezzo ha pagato e pagherà.. Io penso che sarebbe più giusto farechiarezza sugli errori fatti da tanti per non sbagliare più”. Ma Banca Etruria è un ventilatore troppo prezioso e utile per essere messo a tacere durante la campagna elettorale. La Commissione in chiusura di legislatura, difficilmente avrà l’autorevolezza di essere arbitro. E con questo il Pd deve fare i conti. 

Rif: https://notizie.tiscali.it/politica/articoli/scandalo-etruria-pm-vizietto/

Adnkronos: Banca Etruria, cosa c’è da sapere sul PM Roberto Rossi

Non si placa lo scontro sul nuovo filone d’inchiesta che riguarda il dissesto di Banca Etruria, affrontato in questi giorni nella Commissione d’inchiesta sulle banche presieduta da Pier Ferdinando Casini. A finire sotto i riflettori è il procuratore di Arezzo Roberto Rossi, accusato da alcuni componenti di aver omesso parte della verità rispetto al “presunto status di indagato di Pier Luigi Boschi”, ex vicepresidente dell’istituto bancario e padre della sottosegretaria Maria Elena Boschi. Ma chi è Rossi? Cosa ha detto in commissione? E perché la sottosegretaria ha annunciato azione civile nei confronti dell’ex direttore del ‘Corriere della Sera’, Ferruccio de Bortoli?

CHI E’ ROBERTO ROSSI – Roberto Rossi è il procuratore di Arezzo che giovedì scorso ha deposto davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche in merito alle indagini della Procura di Arezzo sul dissesto di Banca Etruria.

L’AUDIZIONE IN COMMISSIONE – Nella sua deposizione, Rossi ha ricordato che è stata la Banca d’Italia “in seguito a una serie di ispezioni” e dopo aver avanzato soluzioni “per risolvere una situazione deteriorata” a proporre il commissariamento per Banca Etruria, nel febbraio del 2015, avvenuto attraverso un decreto del Tesoro. Quanto al capitolo Boschi, il padre della sottosegretaria Maria Elena Boschi ed ex vicepresidente dell’istituto, Rossi ha sottolineato che il non rinvio a giudizio per Boschi senior “non è un caso singolo”. Dopo la deposizione, alcuni componenti della Commissione d’inchiesta hanno però accusato Rossi di aver omesso parte della verità rispetto al caso Banca Etruria, in particolare rispetto al “presunto status di indagato di Pier Luigi Boschi”.

PIER LUIGI BOSCHI E’ INDAGATO? – Domenica scorsa il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, ‘La Verità’, ha rivelato che “l’ex presidente Giuseppe Fornasari, Boschi senior e altri dieci consiglieri del cda insediatosi nell’aprile 2011, oltre all’ex direttore generale Luca Bronchi e a quattro membri del collegio sindacale, risultato iscritti sul registro degli indagati della Procura di Arezzo per bancarotta e falso in prospetto (il foglietto informativo che va ai clienti delle obbligazioni subordinate)”. Il quotidiano ha parlato quindi di “un filone che dovrebbe essere arrivato quasi al giro di boa della richiesta di proroga delle indagini e che è stato innescato dalle conclusioni e dalle sanzioni che la Consob ha comminato a 17 ex amministratori per i subprime spazzatura”.

LA REPLICA DI ROSSI – Ieri il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, ha inviato una lettera al presidente della Commissione banche, Casini, nella quale sottolinea di aver risposto “a tutte le domande che mi sono state formulate senza alcuna reticenza né omissione”. “Non ho nascosto nulla circa la posizione del consigliere Pierluigi Boschi in relazione alle domande che mi venivano poste” scrive il procuratore di Arezzo, rispondendo in merito agli “addebiti gravemente offensivi” attorno a quanto da lui dichiarato alla commissione sul caso Banca Etruria e sullo status di Pier Luigi Boschi.

Per provare la sua condotta, il magistrato ha riportato una copia del verbale della commissione, aggiungendo di aver “chiarito e ribadito che la sua esclusione riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso, mentre per gli altri procedimenti, a domanda, ho precisato che non essere imputati non significava non essere indagati. Null’altro mi è stato richiesto in merito”. Rossi ha quindi rimarcato che “non appena mi sono state fatte domande sull’ipotesi di falso in prospetto, ho chiesto la secretazione dell’audizione in quanto vi sono indagini preliminari sul punto. Le domande in merito hanno riguardato i fatti oggetto di indagine e non, in alcun modo, le persone iscritte nel registro degli indagati. Ho chiarito i punti che mi venivano sollecitati riferendomi ovviamente allo stato delle indagini in corso”.

LE REAZIONI – Il senatore di Idea, Andrea Augello ha chiesto a Casini “di accertare l’esistenza di un filone d’indagine nei confronti dei membri del Consiglio di amministrazione di Banca Etruria sulla denuncia di Consob riguardo alle falsificazioni dell’ultimo prospetto per l’emissione di obbligazioni subordinate”. Inoltre, Augello, dopo la richiesta di trasmissione dei verbali delle audizioni e della lettera di Rossi al Csm, ha chiesto che Rossi “venga formalmente convocato per un’audizione testimoniale per completare la sua esposizione sulle inchieste in corso a margine della vicenda di Banca Etruria dicendoci finalmente tutta la verità. Sempre ammesso che gli riesca”. Ieri Casini ha fatto sapere che la lettera di Rossi “fornisce una risposta chiara ed esauriente. Tutto il resto afferisce ai giudizi politici che ciascun Gruppo ha il diritto di formulare”.

CHE C’ENTRA DE BORTOLI? – Dopo le polemiche, ieri la sottosegretaria Maria Elena Boschi con un post su Facebook ha annunciato di aver firmato “il mandato per l’azione civile di risarcimento danni nei confronti del dottor Ferruccio de Bortoli”. Nel maggio scorso, sempre via social, Boschi aveva comunicato l’intenzione di procedere per vie legali “per tutelare il mio nome e il mio onore” in seguito alle anticipazioni del libro dell’ex direttore del ‘Corriere della sera’, ‘Poteri forti (o quasi)’ diffuse sull’Huffington Post.

Nel suo libro, de Bortoli racconta che nel 2015 l’allora ministra delle Riforme Boschi chiese a Federico Ghizzoni, all’epoca amministratore delegato di Unicredit, di valutare l’acquisto di Banca Etruria, la banca del padre. Un episodio subito smentito dalla sottosegretaria.

“Mi aspettavo l’annunciata querela per diffamazione, che non è mai arrivata – ha replicato su Twitter de Bortoli-. Dopo quasi sette mesi apprendo che l’onorevole Boschi mi farà causa civile per danni. Grazie”.

Rif: https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/12/05/banca-etruria-cosa-sapere_l5EAOj30jOLvYmZOySKXdJ.html

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL SISTEMA BANCARIO E FINANZIARIO AUDIZIONE DEL DOTTOR ROBERTO ROSSI, PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL SISTEMA BANCARIO E FINANZIARIO

AUDIZIONE DEL DOTTOR ROBERTO ROSSI, PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO

Testo completo: http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/Banche-20173011-BOZZA_NON_CORRETTA.pdf

La banca, il pm Rossi e la ministra. Cosa sta succedendo sul caso Etruria

Il magistrato di Arezzo accusato di aver mentito sull’inchiesta, il feroce attacco dell’opposizione e il contrattacco di Maria Elena Boschi. Cosa c’è da sapere su una storia di cui non si riesce a venire a capo  .

 scontro aperto sul caso Etruria. Con M5S sul piede di guerra, il pm di Arezzo che si difende dall’accusa di aver ‘mentito’ sulla nuova inchiesta che coinvolge il padre della Sottosegretaria Maria Elena Boschi e la stessa Boschi che annuncia querele e indica qual è il reale obiettivo degli ‘avversari’: “Qualcuno usa questa vicenda da due anni per attaccare me e il Pd”.

Il tesoriere dem, Francesco Bonifazi, mette in chiaro: “Noi non abbiamo paura delle strumentalizzazioni politiche. Noi vogliamo la verità, per le famiglie e per le piccole imprese colpite. Su questa cosa non facciamo sconti a nessuno: vogliamo andare fino in fondo e vedremo chi ha ragione”.

Che cosa è successo

La nuova bufera sulla vicenda Etruria scoppia dopo la notizia della nuova inchiesta che coinvolge il padre della Boschi, iscritto nel registro degli indagati per la vendita delle obbligazioni subordinate alla clientela retail di Banca Etruria. Nel mirino finisce la Procura di Arezzo: il pm Roberto Rossiera stato audito dalla commissione di inchiesta sulle Banche la scorsa settimana e ora viene accusato di aver “omesso parte della verita'”.

 Elena Maria Boschi (Agf)

Rossi si difende in una lettera inviata al presidente della commissione, Pier Ferdinando Casini: “Tutto quello che avevo da dire l’ho detto in commissione”, avrebbe spiegato nella missiva il pm. “Non ho nascosto nulla circa la posizione del consigliere Boschi in relazione alle domande che mi venivano poste” dalla Commissione parlamentare. “Le domande hanno riguardato i fatti in oggetto e non, in alcun modo, le persone iscritte nel registro degli indagati”, avrebbe aggiunto, secondo quanto riporta Repubblica.it. I primi a partire lancia in resta contro il Pd e il Pm Rossi sono i 5 Stelle: “Bisogna fare chiarezza”, tuona Carla Ruocco. Poi l’affondo sul blog di Beppe Grillo: “Il Pd prima usa le banche per coltivare potere e clientele. Poi, quando le ha definitivamente scassate, lascia sul lastrico i risparmiatori”. Insomma, “sono evidenti i conflitti di interesse dei governi Pd”.

Il lungo elenco di quelli che chiedono chiarezza

Ma non sono solo i Cinque Stelle a chiedere delucidazioni. Anche da Mdp arriva la richiesta che venga fatta chiarezza: “L’ufficio di presidenza della commissione dovrà affrontare seriamente e approfonditamente la questione – sottolineano Zoggia e Migliavacca – La commissione è un organismo di rilevanza istituzionale, con poteri e competenze stringenti che non si possono eludere. Non si può scherzare”.

Anche Sinistra italiana vuole vederci chiaro. Ma il presidente Casini ritiene che le spiegazioni rese dal pm Rossi siano convincenti: “La lettera odierna del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo, Roberto Rossi, fornisce una risposta chiara ed esauriente. Tutto il resto afferisce ai giudizi politici che ciascun Gruppo ha il diritto di formulare”.

Per approfondire leggi anche l’articolo sul Corriere della Sera

Il pm sulla graticola

In ogni caso, domani l’Ufficio di Presidenza della Commissione potrebbe discutere dell’ipotesi di riascoltare il pm. Nuova audizione che chiederà proprio il Pd, fa sapere il senatore Andrea Marcucci. Ma i pentastellati non mollano la presa e anzi rilanciano: “Boschi e Renzi devono andarsene”.

Nel tardo pomeriggio interviene Maria Elena Boschi e annuncia querele contro Ferruccio De Bortoli e altri giornalisti. Poi mette in chiaro: “Dal punto di vista politico il nostro comportamento è stato ineccepibile. Nessuno può negare questi due fatti: noi abbiamo commissariato e noi abbiamo lottato contro il sistema sbagliato delle vecchie banche popolari. Si utilizza la vicenda Banca Etruria per mettere in secondo piano le vere vicende, complicate, del sistema bancario italiano. Onestà intellettuale vorrebbe che si riconoscesse che questo atteggiamento è sbagliato e segue l’obiettivo della polemica politica, non della tutela dei risparmiatori”.

 videoVideo Player00:0000:44

Parole che non convincono il candidato premier dei pentastellati: sul pm Rossi “deciderà il Csm”, afferma Luigi Di Maio, che aggiunge: “Qui il caso è politico e come diciamo noi da due anni hanno fatto una legge per salvare la banca della Boschi e mandare sul lastrico i risparmiatori”.

Risponde la Sottosegretaria Boschi via twitter: “Il fuggitivo Di Maio anche oggi mi attacca su Etruria ma scappa dal confronto che gli ho proposto sul tema banche. Vorrebbe governare un paese e non regge un dibattito nel merito?”.

Il #fuggitivo Di Maio anche oggi mi attacca su #Etruria ma scappa dal confronto che gli ho proposto sul tema banche. Vorrebbe governare un Paese e non regge un dibattito nel merito? https://www.facebook.com/boschimariaelena/posts/1561818043905809 …1.34721:46 – 4 dic 2017Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter1.120 utenti ne stanno parlando

Ma il Cinque Stelle Alessandro Di Battista rincara la dose: “Il procuratore di Arezzo ha la stessa credibilità della Boschi: zero! Un manipolo di renziani ha colpito i risparmiatori. La Boschi in Parlamento disse di non essersi mai occupata di banche. Ha mentito e deve andare a casa immediatamente!”. Per il capogruppo dem alla Camera, Ettore Rosato “i grillini usano le banche per attaccare il Pd. Ma quando si entra nel merito si capisce che c’è solo la volontà di sollevare polveroni”. 

rif:https://www.agi.it/politica/banca_etruriamaria_elena_boschi_cosa_succede-3200171/news/2017-12-05/

Banca Etruria, PM Roberto Rossi si difende ma la partita non è chiusa

Dopo aver parlato per giorni dell’inchiesta su Banca Etruria e sul ruolo della Vigilanza, ora sotto la lente della Commissione di inchiesta sulle banche è finito il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi, che secondo alcuni politici, riuniti a Palazzo San Macuto, avrebbe «omesso» il nome di Pierluigi Boschi e non avrebbe spiegato in modo chiaro la sua posizione di indagato. Il padre della ex ministra risulta indagato per falso in prospetto, mentre dovrebbe essere in fase di archiviazione nel fascicolo sulla bancarotta fraudolenta.

Image result for procuratore roberto rossi

L’attenzione politica quindi si sposta dal cuore delle indagini sull’istituto aretino alle presunte omissioni commesse dal procuratore, che in audizione si sarebbe limitato a rispondere alle domande senza sviluppare le questioni relative a Boschi padre, ex membro del cda (dal 2011) e vicepresidente (negli ultimi 6 mesi) di Banca Etruria.

La lettera del procuratore 
Il procuratore aretino Rossi ha scritto così una lettera indirizzata al presidente della Commissione parlamentare di inchiesta, Pierferdinando Casini, riportando la trascrizione del dialogo con l’onorevole Alessio Villarosa (M5S), che chiedeva la posizione di Boschi padre. Quindi ha spiegato il suo punto di vista.

Durante la prima parte dell’audizione a Palazzo San Macuto si è parlato dell’indagine per bancarotta fraudolenta, e qui è stato spiegato che ci sono alcune richieste di rinvio a giudizio, mentre altri ex consiglieri, tra cui Boschi, ne sono usciti (14 in tutto). Spiega nella sua lettera il procuratore che non ha «mai nascosto nulla circa la posizione del consigliere Pierluigi Boschi in relazione alle domande che mi venivano poste. Ho anzi chiarito e ribadito che la sua esclusione riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso, mentre per gli altri procedimenti, a domanda, ho precisato che non essere imputati non significa non essere indagati. Null’altro mi è stato chiesto in merito».

Durante la seconda parte dell’audizione è stato affrontato il nuovo dossier sul falso in prospetto e abuso di credito. Parte secretata perché sono ancora in corso le indagini preliminari. A questo proposito ha spiegato che «ho chiesto la secretazione dell’audizione in quanto vi sono in corso indagini preliminari. Le domande in merito hanno riguardato i fatti oggetto di indagine e non in alcun modo le persone iscritte nel registro degli indagati. Ho chiarito i punti che mi venivano sollecitati riferendomi ovviamente allo stato delle indagini in corso». «Mi sembra che la lettera chiarisca», ha detto ieri sera Casini.

Etruria, pm Arezzo contro Bankitalia su ipotesi di fusione con Pop Vicenza

Le reazioni in commissione 
La Commissione di inchiesta si divide su Etruria tra chi ritiene che il pm abbia messo il dito nella piaga della Vigilanza e chi invece pensa che siano state omesse le condotte del cda (in particolare di Boschi). Mentre il Csm al momento non solleva questioni disciplinari sul comportamento del procuratore Rossi, i membri della Commissione di inchiesta potrebbero decidere di ascoltare di nuovo l’inquirente, o addirittura sollevare la questione di presunta falsa testimonianza.

Intanto arrivano dure reazioni alla lettera inviata a Casini. «Ho letto la missiva che il procuratore di Arezzo ha trasmesso per giustificare la sua reticenza davanti alla Commissione inquirente parlamentare e ho capito subito perché ha chiesto che rimanga riservata: evidentemente questo magistrato ha ancora un minimo senso del ridicolo e del pudore», dichiara il senatore di Idea Andrea Augello.

De Bortoli: Boschi chiese a Ghizzoni l’acquisto di Etruria. Lei: mai fatto

Indagine e scontro politico 
L’inchiesta di Arezzo torna ad essere in Commissione terreno per lo scontro politico. Il nome di Boschi viene usato contro o a favore del Pd. Intanto esce allo scoperto Maria Elena Boschi, che dichiara di voler querelare l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, autore del libro “Poteri forti (o quasi)”, in cui scrive che la ex ministra avrebbe tentato pressioni su Federico Ghizzoni, ex ad Unicredit, per risolvere il problema finanziario di Banca Etruria, quando ancora Boschi senior sedeva al vertice dell’istituto aretino. «Ho firmato il mandato per l’azione civile di risarcimento danni nei confronti del dottor Ferruccio de Bortoli. A breve procederò anche nei confronti di altri giornalisti. Non lo avevo mai fatto prima». 

«Facciamo notare agli yes men renziani che qui si sta parlando di una indagine sulle due obbligazioni subordinate del 2013 che turlupinarono i piccoli risparmiatori per un totale di circa 110 milioni, allo scopo di puntellare il malmesso stato patrimoniale della banca. È coinvolto tutto il Cda 2011-2014 e non ci pare che Pier Luigi Boschi fosse in quel momento un passante occasionale dalle parti di Etruria», lo dicono i deputati M5S con Laura Castelli.

Rif: https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-12-05/rossi-si-difende-ma-partita-non-e-chiusa-084032.shtml?uuid=AEuUc6MD

Interrogazione Parlamentare Sulle Bugie del Procuratore Rossi Roberto

Atto Camera

Interpellanza 2-01284 presentato da PESCO Daniele testo di Mercoledì 24 febbraio 2016, seduta n. 576

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che: 
   il 12 gennaio 2014, le azioni di Banca Etruria (ISIN IT0004919327) hanno chiuso le contrattazioni a 0,3584, storicamente il valore minimo. Il 22 gennaio, 10 giorni dopo, il valore era quasi raddoppiato: 0,60 euro ad azione; il 25 gennaio il Governo emana il cosiddetto decreto banche popolari. L’11 febbraio, giorno in cui fu convocato il Consiglio di amministrazione della banca aretina con all’ordine del giorno l’aumento di capitale che avrebbe sistemato i propri indici patrimoniali, arriva anche il commissariamento di Banca d’Italia, approvato dal governo, che blocca tutto. Vengono avviate diverse indagini per insider trading: ad oggi non se ne conoscono gli esiti; 
   dall’articolo del 31 gennaio 2016 di Giorgio Meletti per «il Fatto Quotidiano» dal titolo «Etruria, il colpo di grazia gliel’ha dato Bankitalia – La relazione riservata sui veri conti rivela che la situazione economica dell’istituto di Arezzo è precipitata nei mesi di gestione dei commissari straordinari – Quelle tre diverse valutazioni sui crediti» si apprende e si legge: «Il dottor Antonio Pironti e il ragionier Riccardo Sora – ex dg di Ubi Banca ed ex commissario di Tercas, Carichieti e Cassa Rimini, per la quale è stato indagato e poi prosciolto grazie a una lettera di manleva di Visco – sono stati nominati l’11 febbraio 2015 … con queste motivazioni: vertici «non consapevoli della gravità della situazione»; «erosione delle esigue risorse patrimoniali»; «inevasa» la richiesta di integrazione con una banca più grande e sana; «la banca risulta esposta a un elevato rischio reputazionale e di liquidità» (in italiano «fuga dei depositi»). Tra le ragioni del commissariamento non ci sono i «gravi fenomeni di mala gestio» denunciati ieri a Torino da Visco, il quale scrive a Padoan che è «necessaria l’adozione di un provvedimento di rigore per assicurare il diretto presidio della situazione aziendale e gli interventi per pervenire alla soluzione della crisi». Continua il Fatto Quotidiano: «L’erosione delle risorse patrimoniali di cui scriveva Visco dipendeva dalle massicce rettifiche di valore dei crediti deteriorati imposti a Etruria dagli ispettori di Bankitalia. Nel 2014 le sofferenze (crediti inesigibili) sono salite da 1,55 a 1,98 miliardi, e le rettifiche di valore da 1.034 milioni a 1.590 milioni. I conseguenti 556 milioni di accantonamenti hanno pressoché azzerato il patrimonio, però i commissari hanno ereditato un sontuoso tasso di copertura delle sofferenze del 66 per cento, contro una media italiana del 57. Sora e Pironti sono però riusciti a fare peggio di Rosi e soci. Al 30 settembre 2015 le sofferenze lorde erano salite da 1,98 a 2,18 miliardi, e il tasso di copertura era sceso dal 66 al 63 per cento. Il patrimonio netto, per i nuovi accantonamenti, era sceso da 66 a 22 milioni. … D’altra parte la crescita delle sofferenze per Sora e Pironti era da attribuire alle tendenze «del sistema bancario», e la riduzione del grado di copertura era «leggera» e confermava «il trend di estremo rigore». … Con Sora e Pironti al timone il «rischio reputazionale e di liquidità» paventato da Visco si è concretizzato. La notizia del commissariamento ha provocato una fuga dei clienti che i commissari non hanno saputo, o voluto, contrastare. Nel 2015 la raccolta a vista (conti correnti), che nel 2014 era salita del 10 per cento, è scesa del 21 per cento, da 3,2 a 2,5 miliardi di euro. Quella diretta (clientela totale) è precipitata da 6,4 a 5,5 miliardi, –15 per cento. I crediti concessi ai clienti sono scesi del 14 per cento. I crediti buoni (chi paga le rate e non provoca «sofferenze»), giù del 21 per cento, da 3,8 a 3 miliardi. Le sofferenze nette, lasciate da Boschi & C. al 13 per cento dei crediti alla clientela, erano salite dopo nove mesi (il 18 per cento. Un record nazionale. Intanto crescevano anche i costi di gestione e personale, su cui per anni si sono appuntate le critiche della Banca d’Italia. Ma il mistero rimane ciò che accade domenica 22 novembre: a fine 2014 i crediti inesigibili di Etruria sono valutati dagli ispettori di Bankitalia al 33,9 per cento… Al 30 settembre 2015 le sofferenze sono rivalutate dai commissari di Visco al 37 per cento, con un beneficio patrimoniale vicino ai 70 milioni. Il 22 novembre il «salvataggio» le svaluta al 17,6 per cento, bruciando 400 milioni, cifra pari alle obbligazioni subordinate più un bel po’ di azioni. Tre valutazioni diverse, firmate Bankitalia, vecchia signora ondivaga»; 
   Il Corriere della Sera, il 4 febbraio 2016, a firma Fiorenza Sarzanini, pubblica un articolo dal titolo «Il dissesto di Etruria e quei 17 milioni di consulenze irregolari – Gli ispettori di Bankitalia: incarichi doppi e spesso inutili» che, tra le altre informazioni, scrive: in due anni hanno pagato consulenze per oltre 17 milioni di euro. Incarichi esterni ritenuti in molti casi inutili dagli ispettori di Bankitalia autorizzati con delibere risultate illegittime o addirittura illecite perché attestavano dati falsi. E ancora «lavori affidati a professionisti diversi, ma che avevano come oggetto la stessa materia». … Le ispezioni ordinate da Palazzo Koch e lo stesso dossier di Santoni evidenziano infatti numerose irregolarità compiute dai vertici che non sono mai state contestate. … Tra le anomalie contestate c’è anche la provenienza del denaro utilizzato per pagare i professionisti esterni. Le verifiche degli ispettori hanno infatti accertato che non sempre sono stati utilizzati i conti normalmente «dedicati» alle consulenze e questo fa sospettare che in alcuni casi il versamento possa aver preso strade diverse. … Nelle relazioni di Bankitalia che danno conto delle ispezioni terminate nel febbraio 2015 con la decisione di commissariare la Banca appare evidente come nel comportamento dei vertici ci siano gli estremi per procedere penalmente ipotizzando il falso in bilancio, ma soprattutto il reato di aggiotaggio informativo. Una strada che i magistrati guidati dal procuratore Roberto Rossi hanno invece scelto finora di non percorrere, nonostante le sollecitazioni contenute nei dossier»; 
   da Il Giornale, del 10 febbraio 2016, si apprende che il giorno prima del commissariamento Anna Maria Nocentini (in Lapini), già presidente Confcommercio di Arezzo e membro della locale camera di commercio, lascia il «CdA di Etruria per essere eletta, l’11 febbraio stesso, presidente regionale di Confcommercio Toscana e poi, in maggio, piazzata da Carlo Sangalli nella giunta esecutiva di Confcommercio a Roma». … Nell’altro (pur disastroso) Cda, quello dell’ex deputato democristiano e sottosegretario all’Industria con Andreotti, Giuseppe Fornasari (indagato anche lui), sedeva invece Laura Del Tongo come vicepresidente … A differenza di quasi tutti i suoi colleghi … non è stata mai sanzionata da Banca d’Italia. Un grande mistero. Amministratore della Del Tongo Industrie Spa a Tegoleto (Arezzo) … è finita in concordato preventivo a spese di fornitori e banche, tra le quali la stessa Etruria che amministrava (male) … Tra gli incagli figurano anche ben 30 milioni della Del Tongo Industrie». Secondo Il Giornale, in totale, fra 13 ex amministratori e 5 ex sindaci, si accumulano 198 posizioni di fido per un totale di 185 milioni: 90 milioni sui 140 erogati, finiscono in incagli e sofferenze. Proseguendo, nell’articolo: «Degno di menzione è poi Carlo Donati, che bazzica in Banca Etruria sin dal 2005, nominato membro del collegio dei probiviri nell’aprile 2013, proprietario della Carlo Donati Fashion Group, una sartoria ad Arezzo. Guarda caso, suo figlio Marco … nel febbraio 2013 diventa deputato del Partito democratico. … si nota sempre più spesso accanto all’ex sindaco Giuseppe Fanfani (oggi al Csm in quota renziana, già legale di Pierluigi Boschi) e al procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi (titolare dell’inchiesta su Etruria). «Infine … c’è anche Natalino Giorgio Guerrini, vicepresidente dal 2008 al 2013 quando si dimise per candidarsi alle Politiche nelle liste dell’Udc (insieme a Scelta Civica) mancando però l’atterraggio in Parlamento. Contestualmente era anche presidente di Confartigianato Imprese (2004-2012). Oggi è coordinatore nazionale di Italia Unica di Corrado Passera. Da una società di Guerrini e Carlo Schiatti (fratello di Paolo, per cinque anni vicedirettore generale di Banca Etruria), la Hi Facing specializzata in pannelli fotovoltaici, spunta una sofferenza per la banca di 3,1 milioni»; 
   sempre a firma Meletti, Il Fatto Quotidiano il 5 febbraio 2016 scrive, in un articolo dal titolo «BANCA ETRURIA Bankitalia non segnalò «reati» ai pm (tranne uno) – BANCAROTTA ? Visco non la vide e nemmeno Padoan – Gli ispettori di Visco indicarono solo i conflitti di interesse di Rosi e Nataloni e decisero pure di non sanzionarli. … Gli uomini della Vigilanza, guidati da Carmelo Barba gallo, non hanno segnalato alla magistratura alcuna «grave irregolarità». L’incongruenza più appariscente emerge da un articolo pubblicato ieri dal Corriere della Sera, secondo il quale lunedì mattina il liquidatore di Etruria Giuseppe Santoni, nel chiedere al tribunale la dichiarazione d’insolvenza, evidenzierà «come la situazione patrimoniale sia stata causata da operazioni di dissipazione che configurano una bancarotta fraudolenta». … Santoni ci informa che il commissariamento è stato deciso «su proposta della Banca d’Italia, con decreto del Ministro del tesoro del 9 febbraio 2015, per gravi perdite patrimoniali». Il dettaglio è decisivo. Visco propone, e il ministro Pier Carlo Padoan dispone … La legge dice che il commissariamento di una banca può decidersi quando (lettera a) «risultino gravi irregolarità amministrative» e/o (lettera b) quando «siano previste gravi perdite del patrimonio». Visco ha scelto la lettera b, quindi non ha segnalato «gravi irregolarità». … Delle strategie investigative di Rossi si sta occupando in queste settimane il Consiglio superiore della magistratura. Nessuno invece si sta occupando di Bankitalia e delle sue «sollecitazioni». … Al termine dell’ispezione del 2015, sfociata nel commissariamento, la Vigilanza ha sottoposto al procuratore Rossi una sola irregolarità, la violazione degli articoli 2629-bis e 2391 del codice civile da parte del presidente Lorenzo Rosi e del consigliere Luciano Nataloni. Rossi ha aperto il fascicolo il 27 giugno 2015, e il 27 dicembre scorso, alla scadenza dei primi sei mesi, ha chiesto e ottenuto la proroga di sei mesi dei termini per le indagini. L’8 gennaio, mentre infuriava la polemica sui suoi rapporti con il governo e con la famiglia Boschi, Rossi ha ordinato la spettacolare perquisizione di 14 società finanziate da Etruria e in relazione con Rosi e Nataloni». 
   in risposta all’interrogazione a risposta immediata n. 5-07367, in merito a quanto affermato da Il Corriere della Sera il 19 dicembre 2015 («Bankitalia: i 20 mila «clienti fantasma» di Banca Etruria» – «Ci sono conti correnti con titolari incerti o inesistenti, o senza adeguate verifiche», «a dicembre 2014 permangono ancora circa 25 mila rapporti da regolarizzare … sui quali sono state effettuate nel secondo semestre 2014, circa 1.200 forzature con 360 operazioni di importo superiore a mille euro») e il ruolo dell’unità d’informazione ,finanziaria (UIF), il sottosegretario di Stato Zanetti ha di fatto confermato le anomalie richiamate e, tra l’altro, affermato: 
    «nel quinquennio 2010-2015 il Ministero dell’economia e delle finanze ha emesso a carico dei quattro istituiti di credito 10 decreti sanzionatori per un totale di 3.708.872 euro, per inosservanza dell’obbligo di segnalazione di operazione sospetta…»; 
    «… la Banca d’Italia ha fatto presente che, in base all’articolo 7 del Testo Unico Bancario, tutte le notizie, i dati e le informazioni in suo possesso in ragione della sua attività di vigilanza (ivi compresi i rapporti ispettivi) sono coperte dal segreto d’ufficio. Fanno eccezione i casi in cui le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente»; 
    «… in relazione al riferimento contenuto nell’interrogazione secondo cui nel 2013 la UIF ha attribuito ad oltre il 50 per cento delle segnalazioni ricevute dall’intero sistema un rating medio-elevato si rileva che alle segnalazioni prodotte in quell’anno dalle quattro banche sono stati attribuiti rating medio-alti con frequenza superiore a quella media dei sistema (in particolare alle segnalazioni della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio è stato attribuito il 60 per cento circa di rating medi o elevati)»; 
    «… il Ministero dell’economia e delle finanze ha emanato la circolare n. 57889 del 30 luglio 2013 nella quale si ribadisce e specifica in concreto l’obbligo, per i destinatari delle disposizioni dettate dal decreto legislativo 231 del 2007 di effettuare l’adeguata verifica del cliente e di astenersi dall’instaurare il rapporto continuativo o eseguire l’operazione richiesta dal cliente nel caso di definitiva impossibilità ad effettuare o completare l’adeguata verifica, giungendosi, in tal caso, al blocco assoluto della movimentabilità del conto. … Per quanto riguarda le segnalazioni di operazioni sospette, nell’ultimo triennio (2013-2015) le quattro banche hanno complessivamente effettuato circa 4.000 segnalazioni di operazioni sospette»; 
    «per quanto attiene alle operazioni in oro, la UIF ha comunicato di ricevere dai soggetti obbligati le dichiarazioni delle operazioni di importo pari o superiore a 12.500, relative a transazioni in oro da investimento e in materiale d’oro ad uso prevalentemente industriale (articolo 1, legge n. 7 del 2000). I dati oggetto delle dichiarazioni sono utilizzati a fini antiriciclaggio e per corrispondere a eventuali richieste degli Organi investigativi»; 
   altresì si apprende da L’espresso, in merito a Fonspa: «Fanno parte di questo club esclusivo, tra gli altri, il commercialista bolognese Piero Gnudi, a lungo presidente dell’Enel e ora commissario straordinario dell’Ilva, Lorenzo Bini Smaghi, fino al 2011 nel comitato esecutivo della BCE, e Jean Baptiste de Franssu, presidente dello IOR, la banca del Vaticano. La quota di controllo di Fonspa, presieduto da Gnudi, fa capo a Panfilo Tarantelli, già manager di punta in Europa del colosso finanziario americano Citigroup, ma tra i soci del gruppo, che comprende la holding Tages, troviamo anche investitori come Alessandro Benetton, la famiglia De Agostini e Umberto Quadrino, una lunga carriera in Fiat, da ultimo alla presidenza del gruppo energetico Edison»; ciò si apprende dall’articolo «Vip d’Etruria» de L’Espresso, a firma Vittorio Malagutti (di gennaio 2016, in merito alla cessione di 300 milioni di euro nominali di crediti in sofferenza di Banca Etruria, conclusasi il 17 novembre 2015, a un valore di poco superiore al 34 per cento, ovvero poco più di 100 milioni di euro. «Una scelta di tempo eccezionale, non c’è che dire. Un caso ? Sì, fino a prova contraria. Fatto sta che la vendita è andata in porto appena prima del fischio finale. Con grandi vantaggi per Fonspa, che tra tutti i crediti in sofferenza messi in vendita dall’istituto di Arezzo … con ogni probabilità è riuscito ad aggiudicarsi quelli meno difficili da incassare»; 
   gli interpellanti, trovano praticamente impossibile l’intervento della «sorte» in operazioni come queste, con l’incredibile numero di persone coinvolte e informate. Un finanziamento ponte di ben 3,6 miliardi di euro per fare fronte ai 4 provvedimenti di risoluzione non è possibile da realizzare senza settimane di preparazione: scegliere e contattare (tutto discrezionalmente, in «segreto» a discapito a dire degli interpellanti ogni principio di libera e leale concorrenza) gli istituti di credito a cui rivolgersi, contrattare clausole, modalità operative e remunerazioni, redigere i contratti con relative garanzie, consulenze, «due diligence». Persino fissare una data in cui far convergere in uno studio notarile tutti i legali rappresentanti delle società e istituzioni coinvolte, le più importanti del Paese, richiede giorni, se non settimane, di preavviso. La cessione dei crediti a Fonspa, di conseguenza, si è conclusa mentre quantomeno erano già in corso le manovre relative alla risoluzione dei 4 istituti credito oggetto del cosiddetto «salva banche», fino a prova contraria (che gli interpellanti sarebbero ben lieti di vedere esibita, insieme alle valutazioni provvisorie utilizzate per l’emanazione dei decreti di risoluzione, di fatto non note. Va altresì rammentato che ognuno dei 4 nuovi istituti che hanno ereditato gli attivi ripuliti dall’operazione, «verrà ceduto separatamente con una procedura gestita da Bankitalia affiancata da due advisor: la società di consulenza statunitense Oliver Wyman e il gruppo finanziario francese Société Générale. … sulla poltrona di presidente di Société Générale siede da circa un anno e mezzo Lorenzo Bini Smaghi, il banchiere che è anche consigliere di amministrazione di Tages, la holding di controllo di Fonspa. Peraltro il fiorentino Bini Smaghi, che ha iniziato la carriera all’ufficio studi di Bankitalia, e da sempre in buoni rapporti anche con Matteo Renzi, di cui è stato sponsor e finanziatore fin dalle primarie 2012»; 
   Fonspa fu ceduta da Morgan Stanley nel 2013: da allora si interessò alle commissariate CariFerrara e Banca Marche. Per quest’ultima «ha fatto da intermediario per un prestito da 2 miliardi … erano soldi della BCE, che non può finanziare direttamente istituti in amministrazione straordinaria. Alla fine profitti per tutti, perché nella primavera dell’anno scorso, grazie al rialzo delle quotazioni, è diventato conveniente vendere i titoli obbligazionari a garanzia del prestito. Con il ricavato, Banca Marche ha restituito il fido realizzando un’importante plusvalenza, Fonspa invece ha incassato gli interessi sul prestito e una commissione milionaria per l’organizzazione di quell’affare». Sarebbe davvero interessante sapere per «chi» fu conveniente vendere, alla luce del drammatico epilogo per ignari azionisti e obbligazionisti penalizzati dal decreto abrogato (n. 183 del 2015). 
   «Maria Elena Boschi non è però l’unica colta da dimenticanze, in questa storia. Anche il PM Rossi, ascoltato il 28 dicembre dalla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, non ha riferito di essersi occupato dell’ex vicepresidente di Banca Etruria: «non conosco nessuno della famiglia Boschi» ha dichiarato. «Non sapevo neanche come fosse formata». Una dimenticanza che, lette le anticipazioni dell’inchiesta di Panorama, costringe il magistrato a una tardiva ammissione. Il 20 gennaio 2016 invia una lettera al Csm. E conferma di essersi occupato in passato di procedimenti riguardanti Boschi, ma di non conoscerlo di persona. «Abbiamo preso tutti atto con rammarico che le dichiarazioni rese non corrispondono ai fatti» commenta Pierantonio Zanettin, membro dell’organo che governa la magistratura. Così, la prima commissione riapre l’istruttoria sul procuratore». È quanto scrive Antonio Rossitto per Panorama nell’articolo «Tutte le bugie del caso Boschi !», che riporta inoltre che «l’ultimo tassello del puzzle è la nomina del suo avvocato Giuseppe Fanfani, sindaco di Arezzo e «nipotissimo» del leader della Dc Amintore, viene eletto il 9 settembre 2014 dal Parlamento», al CSM «su indicazione del Pd di Matteo Renzi. La Nazione, quotidiano di riferimento della Toscana, scrive: La candidatura, spinta dal ministro Maria Elena Boschi, cui il sindaco è unito da aretinità e fedeltà renziana, potrebbe fare breccia anche col premier in persona». Breccia che diventa un varco. Poco dopo, il 18 dicembre 2014, il governo Renzi affida una nuova consulenza (la precedente era scaduta cinque mesi prima, il 21 luglio 2014) a Rossi, ancora come esperto degli affari giuridici. L’incarico dura meno di due settimane, ma il 24 febbraio 2015 viene rinnovato fino al 31 dicembre 2015. Queste due nomine avevano spinto la prima commissione del Csm a verificare eventuali incompatibilità tra il ruolo di Rossi, coordinatore delle indagini su Banca Etruria, e quello di consulente dell’esecutivo. L’audizione del magistrato, il 28 dicembre 2015, lascia molte perplessità. Anche la frase così definitiva sulla conoscenza dei Boschi sembra inveritiera: «Non conosco neppure la composizione del nucleo familiare». La sua versione viene riportata da tutti i giornali italiani. Mentre Fanfani, controparte di Rossi nei procedimenti penali che coinvolgevano Boschi, continua a tacere; 
   l’Espresso del 4 febbraio 2016 (Nel Triangolo dell’Etruria – Vittorio Malagutti), tra le altre vicende, riporta: 
    «Uomo simbolo della vecchia nomenclatura è l’ex sindaco Giuseppe Fanfani… poco prima di lasciare (dopo 8 anni) la poltrona di primo cittadino … guidò una vera e propria crociata contro la fusione di Banca Etruria con Popolare Vicenza, che alla fine saltò. Il suo studio legale, ceduto al figlio Luca dopo la discesa in politica, aveva come grande cliente l’istituto fallito due mesi fa. E adesso Fanfani junior difende anche Pier Luigi Boschi»; 
    lo stesso Fanfani che, nonostante sia stata riaperta l’istruttoria del Csm sul caso «Rossi», ancora gode di stima e fiducia da parte dei colleghi togati e laici del Csm (I consiglieri laici e togati del Consiglio superiore della magistratura ieri sera praticamente al gran completo, alla presenza del vicepresidente Giovanni Legnini, sono stati a «scuola serale» di Dante al Teatro Arciliuto di Roma. È stato il consigliere Giuseppe Fanfani ad interpretare e recitare alcuni passi della Divina Commedia – Arezzo Notizie – Enrica Cherici – 30 gennaio 2016), mentre i cittadini truffati dal cosiddetto «salva banche» attendono trasparenza, verità e giustizia; 
   l’11 febbraio 2016, il tribunale fallimentare di Arezzo ha dichiarato insolvente la «old bank» dell’Etruria nata dal citato abrogato decreto legislativo n. 183 del 2015. Il collegio presieduto da Clelia Galantino ha sciolto la riserva, accogliendo il ricorso del commissario liquidatore Giuseppe Santoni e respingendo il ricorso di incostituzionalità presentato da Rosi, discusso l’8 febbraio precedente. Principali attori dell’udienza: 
    Riccardo Sora: come riporta Il Giornale il 15 dicembre 2015 a firma Claudio Cartaldo, venne indagato relativamente al commissariamento Carim, poi salvato da una lettera di manleva di Bankitalia («Nel caso della Carim, i pm cominciano ad indagare su alcune operazioni realizzate dai vertici della banca, accusati di ricomprare le azioni dell’istituto dai clienti ad un prezzo gonfiato. Alcune di queste operazioni sono state realizzate proprio da Sora e Carollo. Per questo i pm li hanno inseriti nel registro degli indagati per “indebita restituzione di conferimenti”, poi ridotto ad “abuso d’ufficio”. Ma in aiuto di Sora scende niente di meno che la stessa Banca d’Italia. La quale non solo nomina Sora commissario in Banca Etruria (l’indagine era ancora in corso), ma lo difende a spada tratta. … il 25 maggio 2015, palazzo Koch invia una lettera di salvacondotto alla procura di Rimini per togliere le castagne dal fuoco al suo tecnico. La tesi di Bankitalia è che, nonostante l’illecito commesso, Sora non potesse fare altrimenti… E così il pm ha archiviato il caso, motivando il tutto affermando che “l’operato dei due funzionari è stato avallato dalla stessa Banca d’Italia” e che non ci sarebbe stato “dolo”»), elevandosi di fatto al di sopra della magistratura; 
    Antonio Pironti: dall’articolo citato de Il Fatto Quotidiano, si apprende che «Pironti il 14 dicembre scorso è stato nominato presidente del comitato di sorveglianza di Etruria, cioè il supervisore del liquidatore che ha dato al tribunale le pagelle sui nove mesi di gestione Rosi, Berni e Boschi e sui nove dei commissari»; 
    Michele Desario: avvocato dell’ex presidente Rosi. Figlio di Vincenzo Desario, ex direttore generale della Banca d’Italia dal 1998 al 2006 e di conseguenza ex capo dell’attuale governatore Ignazio Visco, nella memoria depositata in occasione dell’udienza per la dichiarazione di stato d’insolvenza promossa dal liquidatore Santoni, nominato da Bankitalia con il sostanziale avallo del Governo Renzi, ha puntato a sollevare eccezioni di incostituzionalità di fronte alla Corte Costituzionale per violazione degli articoli 47 e 3, anziché muovere accuse nei confronti della gestione del commissariamento e della risoluzione, da parte di Banca d’Italia, i suoi commissari e il suo governatore. Emblematico il rifiuto all’ammissione della memoria di Vincenzo Lacroce, presentata presso la cancelleria fallimentare del tribunale di Arezzo (oggetto dell’atto ispettivo n. 5/07662, richiamato in toto), come presidente dell’associazione Amici di Banca Etruria e per 30 anni nell’ufficio tecnico di Banca d’Italia, ora in pensione, e la risposta del procuratore Rossi sui dubbi «costituzionali» («Il decreto si conforma a una direttiva Ue – sostiene il procuratore – quindi a una fonte giuridica equiparabile alla Carta» (Fabio Tonacci – La Repubblica 9 febbraio 2016 – «La procura vuole l’insolvenza»). 
    Roberto Rossi, procuratore della Repubblica, è consulente della presidenza del Consiglio dei ministri, di Renzi, fino a dicembre 2015. Dal 1998 (dal curriculum vitae sul sito del governo, risulterebbe dal 1988) ad oggi ad Arezzo. «Sono in tutto dieci i procedimenti a carico di Pierluigi Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria e padre della ministra Maria Elena, aperti dalla procura di Arezzo, quasi tutti archiviati. È il quadro che emerge dalle carte che la procura generale di Firenze ha inviato al Csm, che deve decidere se c’è stata incompatibilità tra il ruolo di procuratore di Roberto Rossi (titolare di 4 dei 10 procedimenti) e un incarico di consulenza per il governo svolto dal magistrato sino a dicembre dello scorso anno. Ne resta aperto uno solo su cui c’è una richiesta di archiviazione e che risale al dicembre 2014» è quanto riporta Sara Monaci, su Il Sole 24 Ore del 4 febbraio 2016; 
   da quanto fin qui ricostruito, ad avviso degli interpellanti risultano evidenti le gravissime anomalie che gravitano intorno alla vicenda del cosiddetto decreto salva banche, in particolar modo a riguardo di Banca Etruria: mancate segnalazioni di Bankitalia alla magistratura di condotte che oggi vengono usate però per il processo per bancarotta fraudolenta; commissari di vigilanza autorizzati da Bankitalia (anche a proseguire attività di quantomeno dubbia legittimità) che effettuano tre valutazioni diverse dei crediti in sofferenza (per arrivare all’ultima, imposta per un valore pari all’83 per cento del nominale, mai vista prima in Italia, per poter avviare il provvedimento di risoluzione), il tutto mentre decidono sia a chi (e cosa) cedere in parte, sia come redigere la «valutazione provvisoria» necessaria al provvedimento di risoluzione; un Governo che, secondo gli interpellanti mentre da un lato commina sanzioni milionarie per violazioni della normativa antiriciclaggio che prevede anche sanzioni penali, dall’altro emana circolari che offrono una «via di fuga» a chi non ottempera, mentre risulta che la banca aretina continuasse a vendere oro con l’obbligo di segnalazione a 12.500 euro, permettendo sostanzialmente di aggirare le limitazioni alla circolazione del contante; Rossi, a capo della procura alla quale spettano per competenza le inchieste sulle vicende della ex banca aretina, consulente del Primo Ministro Renzi fino a dicembre 2015, il quale negò di conoscere la famiglia Boschi, quando era titolare di indagini (archiviate tutte tranne una) che la riguardavano; va poi considerata, secondo gli interpellanti, la situazione di un CSM che dovrebbe valutare un eventuale conflitto di interessi del giudice Rossi, ma del quale fa parte (con l’appoggio del Ministro Boschi) Fanfani, il difensore della famiglia Boschi nei procedimenti aperti dal procuratore Rossi, i quali si conoscevano; un sistema di vigilanza bancario che sostanzialmente fa da accusatore, difensore e giudice delle proprie istanze, relegando la politica a darne forza di legge –: 
   se i Ministri, ognuno per quanto di competenza, non intendano intervenire promuovendo iniziative normative, e con ogni strumento giuridico eventualmente già in loro possesso, al fine di eliminare ogni legittimo dubbio su ogni passaggio del ricorso ai provvedimenti di risoluzione, permettendo così alla magistratura di poter valutare anche l’operato degli ispettori di Banca d’Italia; 
   se il Governo abbia intenzione di costituirsi parte civile nei confronti degli amministratori e di ogni eventuale parte coinvolta, inclusi gli organi di vigilanza, che a diverso titolo hanno dato luogo ad una gestione irregolare, o al protrarsi della stessa, creando crediti di imposta, ad avviso degli interpellanti sostanzialmente fraudolenti, a svantaggio dell’erario; 
   se il Governo non ritenga opportuno assumere immediatamente, le iniziative di competenza al fine di rimuovere in termini normativi le cause che hanno permesso e tuttora permettono il verificarsi di casi come quello del dottor Pironti, del dottor Sora, del procuratore Rossi, evidentemente coinvolti nelle vicende espresse, e rimasti comunque a svolgere i loro ruoli professionali. 
(2-01284) «Pesco, Alberti, Villarosa, Tripiedi, Cominardi, Castelli, Della Valle, Brugnerotto, Caso, Nesci, Dell’Orco, Crippa, Cecconi, Ferraresi, Cozzolino, Manlio Di Stefano, Battelli, Gallinella, L’Abbate, Lupo, Gagnarli, Da Villa, Carinelli, Fantinati, Vallascas, D’Incà, Cariello, Cancelleri, Colonnese, Di Vita, D’Ambrosio, Baroni, Mantero, Silvia Giordano, Lorefice, Ciprini, De Rosa, Daga, Terzoni, Spessotto, De Lorenzis, Businarolo, Sberna, Colletti, Sibilia, Agostinelli».

rif: https://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/197057

Repubblica: Banca Etruria, Boschi indagato. Il pm Rossi di Arezzo a Casini: “Non ho nascosto nulla”

l procuratore che sta indagando sulla vicenda accusato di omissione sulle indagini a carico del padre della sottosegretaria. La replica in una lettera a Casini: “Ho risposto a tutte le domande senza alcuna omissione”, e allega il verbale. E il presidente della Commissione gli dà ragione: “Ha chiarito tutto”.

ll pm Rossi nel corso dell'audizione davanti alla Commissione Banche di giovedì scorso

ROMA – Procura di Arezzo nella tempesta dopo che è emerso che Pierluigi Boschi, padre del sottosegretario Maria Elena, è iscritto nel registro degli indagati per la vendita delle obbligazioni subordinate alla clientela retail di Banca Etruria. Il procuratore Roberto Rossi, che viene accusato da diversi componenti della Commissione d’inchiesta sulle banche di aver omesso parte della verità, ha scritto in queste ore una lettera al presidente della Commissione Pier Ferdinando Casini per smentire di aver nascosto informazioni rilevanti.

rif:https://www.repubblica.it/economia/2017/12/04/news/banca_etruria_pierluigi_rossi_e_indagato_il_pm_di_arezzo_e_il_pd_nella_tempesta-182986583/