Il Giornale: Super scorta per il pm di Arezzo: “Rischia la pelle”

La questura aumenta il servizio di protezione per il magistrato che indaga su Etruria.

Che stia portando avanti delle indagini sconclusionate è un dato di fatto. Lo dimostra il viottolo che da due anni a questa parte ha fatto al Csm.


È anche per questo che il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi, a suon di conflitti di interessi e di scandali, non gode di buona reputazione ad Arezzo e la stima nei suoi confronti è in picchiata. Per questo che la questura gli ha affibbiato una super scorta. In meno di un anno è passato dal girare per Arezzo con il solo autista della procura e la sua sgangherata Lancia Lybra color verdolino di almeno 15 anni di vita, ad avere attorno a sé uno stuolo di militari, poliziotti e carabinieri che quasi nemmeno un capo di Stato. Solo per fare un esempio, venerdì scorso Rossi era stato invitato all’hotel Etrusco per un convegno formativo dell’ordine degli avvocati di Arezzo dal titolo «Il processo mediatico», tema che evidentemente lo appassiona in questo periodo della sua vita professionale.

Eccolo qua, il paladino della guerra allo strapotere bancario. A fargli da scorta c’erano almeno sei poliziotti in tenuta antisommossa su un blindato del reparto mobile e in appoggio una pattuglia dei carabinieri con a bordo due militari. «Hanno paura che lo facciano fuori», bisbigliano ad Arezzo. Del resto il titolare dell’inchiesta sul crac di Banca Etruria, non è tra le persone più amate. Mite, calmo, riservato, ma molto ambizioso, è arrivato in città nel lontano 1998, ma nessuno si era accorto di lui fino al caso Etruria/Boschi che gli sta portando più grane che gloria.

Del resto le sue continue amnesie su papà Boschi, le tante contraddizioni e i paventati conflitti di interesse non gli hanno giovato. Nel 2010 aveva già indagato Pier Luigi Boschi per la compravendita sospetta di una fattoria in provincia di Arezzo. Ma non disse nulla al Csm. È stato consulente tecnico per il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi dei governi Letta e Renzi. Ma non lo disse al Csm. Giurò di non conoscere la famiglia Boschi, ma apparvero foto di lui con Maria Elena, ad un convegno ad Arezzo. In audizione davanti alla commissione banche ha minimizzato sulla posizione di Boschi senior lasciando intendere che le indagini sul suo conto fossero terminate. Ma non era vero. Fino alla presunta garçonnière del magistrato dove portava le sue amiche. Direi che la super scorta ora è sacrosanta.

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