Il caso Csm. Magistrati a sorteggio

uando il Tempo svela la Verità, lo fa sempre in circostanze drammatiche. Accadde a Gian Lorenzo Bernini, che scolpì la meravigliosa incompiuta della Galleria Borghese nel momento più difficile della sua vita. Accade alla magistratura che affronta in questi giorni la più seria crisi di credibilità della sua storia recente. L’indipendenza del pubblico ministero – unico caso al mondo nelle modalità italiane – fu stabilita dai costituenti per segnare un confine netto con la magistratura durante il fascismo (la Germania veniva da una dittatura peggiore della nostra, ma il procuratore generale federale è soggetto al controllo del ministro della Giustizia). Giulio Andreotti, che la nostra Costituzione l’ha vista nascere, mi disse che tuttavia nessuno pensava che la magistratura si sarebbe divisa in correnti. E invece da decenni le correnti non solo esistono, ma hanno una loro ideologia e si riferiscono – seppure in maniera indiretta – a partiti politici. Queste correnti siedono nel Consiglio superiore della magistratura, alto organismo costituzionale, in misura proporzionale alla loro forza.

A parte casi piuttosto rari in cui lo Spirito Santo accende la Fiammella sul capo dei consiglieri (due terzi togati, un terzo eletto dal Parlamento e quindi dai partiti), tutti gli incarichi direttivi vengono contrattati in maniera spietata. Tu mi dai il procuratore di… e io ti cedo quello di… Moltissimi magistrati non aderiscono alle correnti e quindi sono di diritto tagliati fuori dagli incarichi più importanti, salvo eccezioni (la Fiammella, appunto). C’è voluto del Tempo, ma alla fine il cellulare del magistrato Luca Palamara, uomo potentissimo nella vita associativa dei giudici, ha svelato la Verità del traffico d’incarichi nei suoi termini più crudi. Riunioni clandestine e notturne, linguaggio che spaventa, visto che si parla di capi delle procure. Lui è sospettato di corruzione, ma se il cavallo di Troia della Guardia di Finanza si fosse celato nei cellulari di tutti i componenti del Csm ne avremmo viste delle belle.

Poiché gli incarichi vengono assegnati da maggioranze costituite da magistrati e laici del Csm, non accade di rado che giudici e politici s’incontrino. Basta che nessuno lo sappia. Stavolta si è saputo e nei termini più clamorosi, perché Luca Lotti, amico strettissimo di Matteo Renzi, ha problemi giudiziari e Cosimo Ferri è il centauro della magistratura: un po’ giudice, un po’ politico.

La vicenda ripropone vecchi temi. È bene che il magistrato sceso in politica non possa più occupare al rientro ruoli giurisdizionali. È bene che il gioco delle correnti almeno in parte venga smantellato. Come? Da molti anni alcune voci clamanti nel deserto (tra cui la nostra) suggeriscono di sorteggiare un certo numero di magistrati tra i quali i colleghi potranno scegliere quelli da mandare al Csm. Verrebbe così rispettato il vincolo costituzionale dell’elezione. Pare che alcune forze politiche siano arrivate a condividere questa riforma, sconfitta più volte in passato. Per stroncare immediatamente il mercato dei procuratori, un decreto legge potrebbe stabilire che per tutti gli uffici direttivi vanno nominati i magistrati più anziani che non abbiano note di demerito. Qualche Maradona resterà in panchina, ma gli indecorosi mercati saranno chiusi.

Rif: https://www.quotidiano.net/commento/csm-magistrati-palamara-1.4635711

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