Nomine e magistrati. Il caso ora arriva sul tavolo del governo: Premier Conte vede Ministro Bonafede

Dal Quirinale nessuna interferenza sulle nomine. E’ Giovanni Legnini, ex vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, a sgomberare il campo dalle ombre che dalle carte della procura di Perugia sul pm ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara sembrano allungarsi fino al Colle, con il presidente Sergio Mattarella chiamato in causa dal deputato Pd Luca Lotti a proposito del voto sul successore di Giuseppe Pignatone alla guida della procura di Roma. «Tutto falso» aveva già smentito seccamente venerdì il Quirinale. Una linea di trasparenza che Legnini conferma: «Nei quattro anni di mia vicepresidenza il presidente Mattarella non è mai intervenuto sulle nomine di magistrati ai vertici degli uffici giudiziari e ha sempre garantito l’autonomia del Csm e dei suoi organi, limitandosi a fornire indirizzi generali». Dunque, sottolinea, le dichiarazioni «che si ricavano dagli stralci di intercettazioni circa i rapporti tra Csm e Quirinale rappresentano millanterie senza alcun riscontro con la realtà». Di fronte allo scandalo che ha investito il Csm, i Cinquestelle lanciano via blog un appello alla stampa: «Pubblicate tutto, perché i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere». Il governo accelera la riforma della giustizia. Mercoledì il premier Giuseppe Conte incontrerà il Guardasigilli Alfonso Bonafede e il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno per esaminare un’ipotesi che prevede limiti ai tempi dei processi e alle intercettazioni e un sorteggio per scegliere i componenti del Csm. 

Il Pd, dopo mesi di relativa calma, è alle prese con un nuovo travaglio interno. Il giorno dopo aver scelto di auto-sospendersi «in attesa che la situazione si chiarisca», Lotti contrattacca: «Com’è evidente dalle stesse intercettazioni, io non ho commesso alcun reato, pressione o forzatura. Una verità sarà sempre più forte di mille bugie». L’ex sottosegretario e braccio destro di Matteo Renzi, poi ministro dello Sport con Paolo Gentiloni, definisce falso il suo interessamento sulla vicenda Consip, dedotto «utilizzando una frase di Luca Palamara», smentisce che frasi a lui attribuite siano riferite al vice presidente del Csm e compagno di partito David Ermini, e definisce «totalmente fuorvianti alcune frasi e ricostruzioni» riferite a Mattarella. Si chiama fuori anche Ermini: «Dal giorno della mia elezione il mio unico punto di riferimento è sempre stato il presidente della Repubblica». Il partito è di nuovo lacerato: se il tesoriere Luigi Zanda e l’europodeputato Carlo Calenda avevano preso le distanze da Lotti, Michele Anzaldi si dice allibito per il «tafazzismo del partito» e ricorda che Lotti non è indagato: «Il Pd ha dato prova di un autolesionismo imbarazzante» dichiara, mentre il senatore Luciano D’Alfonso accusa i vertici di «inadeguatezza»nella gestione della vicenda. Per il governatore toscano Enrico Rossi il problema è «politico» ed è stato risolto « con il passo indietro di Lotti», segno di «senso di responsabilità». Da Forza Italia Maurizio Gasparri profetizza: «Ne leggeremo ancora delle belle, non finisce qui». E Giorgia Meloni conia un nuovo termine, «togopoli»: «Serve una seria riforma del Csm – afferma – Fuori la politica dalla magistratura».

Rif: https://www.lastampa.it/2019/06/16/italia/nomine-e-magistrati-il-caso-ora-arriva-sul-tavolo-del-governo-conte-vede-bonafede-9567JgCVaOYG9m1z9U1M9M/pagina.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *