Tutte le ombre, penali e non, che si sono allungate sul Csm

Galeotto fu il conto e chi lo pagò, verrebbe da dire. Già, perché è partita anche da una serie di riscontri su pagamenti di soggiorni alberghieri e regali costosi, l’inchiesta della procura di Perugia che da una settimana sta squassando dall’interno il Consiglio superiore della magistratura, rallentando le decisioni sui vertici di alcune procure e generando fibrillazioni in seno all’Anm, nonché seria preoccupazione sul Colle più alto delle istituzioni repubblicane. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dai pm perugini, nei giorni scorsi hanno portato all’emissione di un decreto di perquisizione dell’ufficio di Luca Palamara, pm a Roma, ex presidente dell’Anm ed ex consigliere del Csm. Dagli atti dell’inchiesta emerge uno scenario inquietante a diversi livelli: penale, correntizio, politico. 

IL PM E QUEI CONTI PAGATI 
L’indagine di Perugia prende le mosse da investigazioni pregresse su Fabrizio Centofanti, imprenditore rinviato a giudizio in un’inchiesta siciliana in cui sono coinvolti pure due avvocati, Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Indagando su quel ginepraio, gli uomini delle Fiamme gialle hanno individuato fatture sospette, con pagamenti di conti per soggiorni in ho- tel italiani (a Madonna di Campiglio, nell’isoletta di Favignana, a Siena) o esteri (a Dubai), in favore del pm di Roma Luca Palamara, già presidente dell’Associazione nazionale magistrati ed ex consigliere togato del Csm (come esponente della corrente centrista di Unicost). Secondo gli inquirenti, mentre era in carica a Palazzo dei Marescialli, avrebbe ricevuto denaro per favorire la nomina di Giancarlo Longo a procuratore di Gela, poi non avvenuta. Proprio Longo (arrestato nel febbraio 2018 in un’inchiesta a Messina su casi di corruzione in atti giudiziari), interrogato dai pm siciliani nel luglio 2018, disse che «Calafiore gli avrebbe riferito di aver dato unitamente ad Amara la somma di euro 40mila a beneficio di Palamara per la sua nomina a procuratore di Gela», poi non concretizzatasi. Ancora, secondo la ricostruzione dei pm perugini, Centofanti avrebbe corrisposto a Palamara sin dal 2011 (quando il pm non ricopriva ruoli al Csm) utilità e vantaggi economici, destinati non solo a lui, ma anche alla sorella Emanuela e alla sua amica Adele Attisani (compreso un anello da 2mila euro): da soggiorni a Taormina, Favignana, in Toscana e a Dubai, fino a un cenone di Capodanno nel 2015 (456 euro). Secondo i pm, l’imprenditore avrebbe «operato come rappresentante » di un «centro di potere» anche «mediante atti corruttivi di esponenti dell’autorità giudiziaria». E «le utilità percepite nel corso degli anni da Palamara, dai suoi conoscenti e familiari ed erogate da Centofanti appaiono direttamente collegate alla sua funzione di consigliere dell’organo di autogoverno della magistratura ». Inoltre, si legge nel decreto di perquisizione, «il numero di donativi e il valore degli stessi non è spiegabile sulla base di un mero rapporto di amicizia ». Palamara, indagato per corruzione, è già stato interrogato due volte dagli inquirenti. E ha respinto ogni addebito: «Su di me si stanno abbattendo i veleni della Procura di Roma, ma non mi faccio intimidire – ha affermato –. Non ho ricevuto pagamenti, né regali, né anelli e non ho fatto favori a nessuno. Non ho mai parlato di Giancarlo Longo, né ho danneggiato qualche altro collega». 

RIVELAZIONE DI SEGRETI 
Indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento personale è il sostituto procuratore di Roma Stefano Rocco Fava: secondo i pm perugini, «comunicando con Palamara e rispondendo alle sue plurime e incalzanti sollecitazioni» gli avrebbe rivelato come gli inquirenti erano giunti a lui con accertamenti partiti «dalle carte di credito» di Centofanti e dalle verifiche sui pernottamenti negli alberghi. Per i medesimi reati è indagato anche Luigi Spina (membro togato del Csm, anche lui della corrente Unicost). Gli inquirenti sostengono che abbia rivelato a Palamara notizie relative all’inchiesta di Perugia, apprese per il suo ruolo nel Csm. Spina si è dimesso dal Consiglio superiore e tornerà a fare il pm a Castrovillari. 

INCONTRI CON POLITICI SULLA PROCURA DI ROMA
La vicenda penale si intreccia – con contorni ancora da accertare – con eventi legati alla decisione del Csm sulla successione, a capo della procura di Roma, di Giuseppe Pignatone. Da un lato c’è l’esposto, presentato a marzo dal pm Fava al Csm su presunte ragioni di astensione in capo all’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e al suo aggiunto Paolo Ielo per gli incarichi che sarebbero stati assunti dai due fratelli dei magistrati, entrambi avvocati. Lo scorso 9 maggio (ignorando di essere ascoltati dai pm di Perugia, attraverso un ‘trojan’ inserito nel cellulare di Palamara), quest’ultimo e Spina incontrano i deputati del Pd Luca Lotti (indagato a Roma per l’inchiesta Consip) e Cosimo Ferri (ex sottosegretario alla Giustizia) e parlano della successione alla procura capitolina. A dei pourparler sullo stesso tema avrebbero partecipato anche i consiglieri del Csm Antonio Lepre, Corrado Cartoni, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli (non indagati, ora autosospesi). Negli stessi giorni, il Csm sta vagliando le candidature, ristrette a una corsa a tre: Marcello Viola, Giuseppe Creazzo e Francesco Lo Voi. Ma questo terremoto mediatico e giudiziario allungherà i tempi della decisione.

Rif: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/toghe-e-nomine-la-grande-matassa

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