Siracusa. Caso Palamara, si capovolge la vicenda di corruzione: Amara e Calafiore negano di aver dato 40 mila euro

Si tinge di giallo la vicenda della presunta corruzione dei quarantamila euro per fare eleggere l’ex pubblico ministero Giancarlo Longo dal Csm come capo della Procura della Repubblica di Gela. Gli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara prendono le distanze dal loro «amico» ed ex pubblico ministero Giancarlo Longo, il quale lo scorso anno ad agosto, alcuni giorni prima di chiedere il patteggiamento, aveva chiesto di essere sentito dai Pubblici Ministeri di Messina per accusare tre consiglieri togati del Csm di corruzione.

Siracusa. Caso Palamara, si capovolge la vicenda di corruzione:  Amara e Calafiore negano di aver dato 40 mila euro

Nella dichiarazione Longo aveva fatto riferimento ai suoi «amici» Calafiore e Amara i quali avevano pagato quarantamila euro per farlo eleggere dal Csm come capo della Procura della Repubblica di Gela. L’ex pm aveva fatto i nomi dei tre consiglieri togati del Csm, dei quali il più noto è l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, sostenendo di averlo anche incontrato a Roma per sapere come mai non avesse ancora ricevuto la nomina: «Il collega Palamara mi rispose dicendo che la mia nomina a capo della Procura di Gela era stata bloccata personalmente dal presidente del Csm, il Capo dello Stato Sergio Mattarella».

I verbali contenenti la dichiarazione di Giancarlo Longo, sono stati riportati nei decreti notificati all’ex pubblico ministero Palamara, indagato per corruzione dalla Procura della Repubblica di Perugia.

Tale dichiarazione resa da Longo però viene smentita dagli avvocati siracusani. Calafiore ha affermato di «smentire il suo amico Giancarlo Longo, ma io non ho pagato i quarantamila euro di cui lui parla per chiedere al consigliere Palamara di farlo nominare dal Csm procuratore capo alla Procura di Gela. Piuttosto ho chiesto all’amico Fabrizio Centofanti di parlare con i suoi amici magistrati di Roma per dare una mano d’aiuto a Longo ma non risponde al vero che abbiamo pagato 40 mila euro per farlo nominare procuratore capo alla Procura di Gela».
A sua volta l’avvocato Piero Amara ha negato di essersi adoperato per la promozione dell’ex pubblico ministero Longo e ha preferito non entrare nel merito della vicenda Palamara. E’ caustico il suo commento sull’ex magistrato in servizio alla Procura di Siracusa, affermerebbe: «Longo è fuori di testa. Il mio commento mi pare chiaro su questa storia raccontata da Longo. Ripeto: Longo è totalmente fuori di testa».
Longo, che poi ha avuto applicata la pena di cinque anni di reclusione, con la richiesta di cedere il Tfr per risarcire le parti civili costituitesi contro di lui e di presentare la lettera di dimissioni dal Corpo della Magistratura, tentò di convincere i magistrati della Procura di Messina di mitigare la pena a quattro anni e sei mesi di reclusione in modo che lui potesse usufruire del beneficio di legge di espiare il residuo di quattro anni all’affidamento in prova, ma non ottenne lo sconto di pena che chiedeva.

Adesso l’ex pm Longo rischia di essere incriminato dai magistrati di Perugia per il reato di calunnia ai danni di Luca Palamara e degli altri due consiglieri togati del Csm che lui ha chiamato in causa per la sua mancata promozione a capo della Procura di Gela. Se non lo incriminano d’ufficio i magistrati di Perugia l’ex pm Longo potrebbe essere denunciato da Palamara il quale ha negato di avere ricevuto quarantamila euro dalla coppia Amara-Calafiore nè dall’imprenditore romano Fabrizio Centofanti e per dimostrare la veridicità della sua dichiarazione ha messo a disposizione degli inquirenti tutti i conti correnti bancari da lui aperti in vari istituti di credito. Per la cronaca l’ex pm Giancarlo Longo per vivere ha aperto una palestra a Napoli.

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