Arresto magistrato: Rizzuto coinvolto anche in questa indagine. (Marco Petrini)

Ottavio Rizzuto

CROTONE – Il presidente della Banca di credito cooperativo del crotonese Ottavio Rizzuto, arrestato questa mattina nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro, denominata Thomas, insieme al cardiologo Alfonso Sestito e all’imprenditore Rosario Le Rose, tutti di Cutro, con le accuse a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, abuso d’ufficio, traffico di influenze illecite, è indagato anche in un’altra inchiesta della Procura di Salerno, nome in codice Genesi, che ha portato all’arresto, per corruzione in atti giudiziari, del magistrato di Catanzaro Marco Petrini, presidente della terza sezione civile della Corte d’appello di Catanzaro e della Commissione provinciale tributaria del capoluogo calabrese. Con lui in carcere sono finiti: Emilio Santoro detto Mario, medico in pensione e dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza; Luigi Falzetta, di Crucoli; Giuseppe Tursi Prato, ex consigliere regionale della Calabria; l’avvocato del foro di Catanzaro Francesco Saraco; Vincenzo Arcuri e Giuseppe Caligiuri, entrambi di Cariati. Agli arresti domiciliari è finita l’avvocato Maria Tassone detta Marzia.

Secondo quanto emerge dalle indagini il medico in pensione Santoro, in alcuni casi insieme a Falzetta, avrebbe elargito somme di denaro ma anche soggiorni gratuiti in alberghi di lusso, prodotti alimentari e champagne al giudice Petrini per aggiustare sentenze. Come quella che portato alla condanna in primo grado dell’ex consigliere regionale Tursi Prato in conseguenza della quale il politico ha perso il vitalizio. Rizzuto, in una occasione, avrebbe approntato tramite l’istituto di credito alcune somme di denaro prelevate da Santoro per essere consegnate a Petrini.

Rif:https://www.ilcrotonese.it/arresto-magistrato-rizzuto-coinvolto-anche-in-questa-indagine-i-nomi/

Soldi e sesso in cambio di favori, in manette un giudice (Marco Petrini)

Prestazioni sessuali, denaro contante, oggetti preziosi, altri beni.

Era quanto – secondo quanto emerso dall’inchiesta della Dda di Salerno – gli indagati promettevano e consegnavano a Marco Petrini, magistrato, presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro e presidente della Commissione provinciale tributaria del capoluogo calabrese, in cambio del suo intervento “per ottenere, in processi penali, civili e in cause tributarie o sentenze o comunque provvedimenti favorevoli a terze persone concorrenti nel reato corruttivo”. 

Petrini ora si trova in carcere. Insieme a lui sono state arrestate altre sette persone, tra cui due avvocati, uno di Lamezia Terme (Catanzaro) l’altro di Locri (Reggio Calabria), di cui non è stata resa nota l’identità, un medico in pensione e un ex dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza.

Le ordinanze cautelari sono state emesse dal Gip salernitano ed eseguite dal personale del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Crotone, dello Scico e di altri reparti delle Fiamme gialle. 

“In taluni casi i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato e da quest’ultimo promessi o assicurati erano diretti a vanificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai tribunali del distretto, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari”, si legge ancora nella nota stampa sull’indagine.

l magistrato avrebbe inoltre ricevuto favori sessuali da partecipanti donne al concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato.

Rif:https://www.unionesarda.it/articolo/news/italia/2020/01/15/soldi-e-sesso-in-cambio-di-favori-in-manette-un-giudice-137-975673.html

Marco Petrini: il giudice di Catanzaro arrestato per corruzione

Un magistrato in servizio alla Corte d’Appello di Catanzaro e due avvocati, uno del foro di Catanzaro e l’altro di Locri, sono stati arrestati dalla Guardia di finanza su disposizione della Dda di Salerno per corruzione in atti giudiziari. I destinatari dei provvedimenti sono otto sette dei quali con custodia cautelare in carcere e uno ai domiciliari. Le indagini, avviate nel 2018 e coordinate dalla Dda di Salerno, hanno permesso di ricostruire “una sistematica attività corruttiva” nei confronti del magistrato.

Marco Petrini: il giudice di Catanzaro arrestato per corruzione

Secondo l’accusa il magistrato avrebbe ottenuto consistenti somme di denaro, oggetti preziosi, prestazioni sessuali, in cambio di processi penali, civili e tributari favorevoli agli stessi indagatio a persone a loro legate. In alcuni casi, il giudice avrebbe permesso di ottenere assoluzioni o consistenti riduzioni di pena rispetto ai processi di primo grado, alterando anche provvedimenti di misure di prevenzione già definite in primo grado. Oltre allo stesso giudice, la figura centrale dell’indagine è quella di un medico in pensione ed ex dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Sarebbe stato lui a ‘stipendiare’ mensilmente il magistrato per garantirsi i suoi favori, cercando anche nuove occasioni di corruzione attraverso i rapporti con persone che avevano avuto sentenze di primo grado sfavorevoli.

marco petrini giudice catanzaro

A confermare le accuse sono state effettuate intercettazioni audio e video. Tra i processi finiti nell’indagine anche quello di un ex consigliere regionale della Regione Calabria che avrebbe riottenuto il vitalizio nonostante una condanna definitiva nel 2004 a sei anni di reclusione con interdittiva perpetua dai pubblici uffici. Il giudice avrebbe anche favorito il superamento del concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato. Le indagini hanno anche evidenziato la condizione economica precaria del giudice che avrebbe posto lo stesso nelle condizioni di ricercare sempre nuove somme di denaro per mantenere l’elevato tenore di vita. A casa del giudice sono stati sequestrati sette mila euro in contanti contenuti in una busta. L’indagine è stata condotta dalla guardia di finanza di Crotone e dallo Scico ed ha permesso di evidenziare la “sistematica attività corruttiva” del presidente di Sezione della Corte d’appello di Catanzaro e presidente della Commissione provinciale tributaria. Molte le perquisizioni effettuate dalla guardia di finanza.

Rif: https://www.nextquotidiano.it/marco-petrini-il-giudice-di-catanzaro-arrestato-per-corruzione/

Arrestato magistrato: soldi per «aggiustare» le sentenze, sesso per diventare avvocate

Arrestato magistrato: soldi per «aggiustare» le sentenze, sesso per diventare avvocate

Marco Petrini era il presidente di sezione della Corte d’appello e presidente della commissione provinciale tributaria. In manette anche due avvocati, un medico e altre quattro persone

CATANZARO – Prestazioni sessuali, soldi, vacanze. Tutto questo in cambio di sentenze favorevoli. Il magistrato Marco Petrini, presidente della II sezione della Corte d’appello di Catanzaro, nonché presidente della commissione provinciale tributaria è stato arrestato con l’accusa di corruzione in atti giudiziari su ordine della procura di Salerno. Con lui sono finiti in manette altre sette persone, si tratta di Vincenzo Arcuri, Giuseppe Caligiuri, Marzia Tassone (avvocato del foro di Catanzaro), Luigi Falzetta, Emilio Santoro (ex dirigente dell’Azienda ospedaliera di Cosenza), Giuseppe Tursi Prato (ex consigliere regionale), Francesco Saraco (avvocato del foro di Locri, ai domiciliari). Nel corso della perquisizione in casa di Petrini i finanzieri hanno rinvenuto in una busta 7 mila euro in contanti.

rif: https://www.corriere.it/cronache/20_gennaio_15/arrestato-magistrato-soldi-aggiustare-sentenze-sesso-diventare-avvocate-53cfdd2c-377d-11ea-86a8-537a98b6bc3b.shtml

Bufera giudiziaria su tribunale civile di Spoleto, un altro giudice indagato

Bufera giudiziaria su tribunale civile di Spoleto, un altro giudice indagato

n altro giudice, dopo Tommaso Sdogati indagato per corruzione, un altro magistrato, Simone Salcerini, tifernate, è finito nell’inchiesta della procura della Repubblica di Firenze. Non si placa, dunque la bufera, sul tribunale civile di Spoleto e dopo uno di giudici, ne arriva un altro nel registro degli indagati.

Il magistrato è delegato fallimentare del tribunale della Città del Festival dei due mondi, a lui è stato consegnato un avviso a comparire la prossima settimana a Firenze. Lo ricordiamo, su eventuali reati della magistratura dell’Umbria indaga la procura del capoluogo toscano.

E’ il quotidiano La Nazione a parlarne stamani dove si riferisce di una ipotesi di abuso di ufficio in relazione alla nomina dell’avvocato Bertoldi – agli arresti domiciliari insieme alla collega Nicoletta Pompei – come delegato alle vendite che sarebbe arrivata grazi eall’interessamento di Tommaso Sdogati.

La decisione è arrivata a seguito dell’interrogatorio di Sdogati che è stato sospeso per due mesi dalle sue funzioni dal Giudice per le indagini preliminari di Firenze. Questo per i gravi indizi di colpevolezza riguardo alla corruzione in attivi giudiziari e il rischio di reiterazione di reato.

Nei giorni scorsi – riferisce la TGR dell’Umbria – la Procura di Firenze ha acquisito anche l’elenco dei delegati alle vendite immobiliari dove sarebbe stato inserito il compiacente Bertoldi scoprendo che era stato sbarrato un altro nome di un professionista per inserire proprio quello del legale tuderte.

Sostituzione che, secondo l’accusa, sarebbe stata eseguita dal giudice Salcerini

Toghe nella bufera, indagato il giudice Simone Salcerini

La procura di Firenze gli contesta l’abuso d’ufficio. Ne dà notizia la Nazione di Firenze

Anche il giudice Simone Salcerini, per molti anni giudice del nostro tribunale e attualmente delegato alla Fallimentare del tribunale di Spoleto, è finito nella bufera scatenata dall’indagine per corruzione sul collega Tommaso Sdogati e sugli avvocati Nicoletta Pompei e Mauro Bertoldi (entrambi agli arresti domiciliari per corruzione e traffico di influenze). Il pm Luca Tescaroli, procuratore aggiunto di Firenze, gli ha notificato un invito a comparire per la prossima settimana con l’ipotesi di abuso d’ufficio.

La decisione degli inquirenti su Salcerini arriva dopo l’interrogatorio di Sdogati davanti al gip che l’ha sospeso dalle funzioni per due mesi ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza per la corruzione in atti giudiziari e il pericolo di reiterazione del reato
Intanto il tribunale del Riesame di Firenze ha fissato al 15 gennaio l’udienza per discutere la revoca dei domiciliari sollecitata dagli avvocati Guido Rondoni e Roberto Erasti per la Pompei mentre gli stessi legali sono al lavoro per presentare appello contro il provvedimento di interdizione nei confronti di Sdogati. Quest’ultimo potrebbe chiedere autonomamente il trasferimento in un’altra sede. Dopo la procura infatti è atteso l’avvio dell’azione disciplinare da parte del Csm. Nei prossimi giorni si muoverà anche la Sezione disciplinare dell’Ordine degli avvocati di Perugia.

Rif:https://www.informarezzo.com/new/index.php/2020/01/12/toghe-nella-bufera-indagato-il-giudice-simone-salcerini/

Caso Sdogati, un altro giudice di Spoleto indagato per abuso d’ufficio

Non solo Tommaso Sdogati. Anche un altro magistrato, il giudice Simone Salcerini, delegato alla sezione Fallimentare del tribunale di Spoleto, sarebbe indagato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Fieenze che, oltre a Sdogati, ha coinvolto anche gli avvocati Nicoletta Pompei e Mauro Bertoldi (finiti ai domiciliari per corruzione e traffico di influenze). Lo riporta La Nazione.

Invito a comparire Secondo quanto riporta il quotidiano, il pm Luca Tescaroli ha notificato a Salcerini, originario di Città di Castello, un invito a comparire per la prossima settimana con l’ipotesi di abuso d’ufficio, in relazione alla nomina di Bertoldi, quale delegato alle vendite, dopo le presunte pressioni del collega. La decisione degli inquirenti su Salcerini arriva dopo l’interrogatorio di Sdogati davanti al gip. Il difensore di Salcerini, Stefano Campanello, contattato da Umbria24, non rilascia dichiarazioni fino a martedì, quando il suo assistito sarà sentito dalla Procura.

Rif: https://www.umbria24.it/cronaca/caso-sdogati-un-altro-giudice-di-spoleto-indagato-per-abuso-dufficio

Corruzione al Tribunale civile di Spoleto, il caso si allarga coinvolgendo il Giudice Salcerini

Corruzione al Tribunale civile di Spoleto, il caso si allarga

Si allarga l’inchiesta condotta dalla Procura di Firenze sulla presunta corruzione al Tribunale civile di Spoleto. A seguito dell’interrogatorio del giudice Tommaso Sdogati, indagato sul caso della presunta corruzione che ha coinvolto anche gli avvocati Nicoletta Pompei e Mauro Bertoldi (entrambi agli arresti domiciliari) gli inquirenti fiorentini hanno iscritto nel registro degli indagati anche il giudice Simone Salcerini, originario di Città di Castello, delegato fallimentare del Tribunale di Spoleto.

Al giudice Salcerini il pm fiorentino Luca Tescaroli ha fatto notificare un invito a comparire per la prossima settimana, per rispondere dell’ipotesi di abuso d’ufficio, relativa alla nomina dell’avvocato Bertoldi a delegato alle vendite, che sarebbe stata effettuata sulla base di pressioni del collega. Scenario, questo, che sarebbe emerso proprio durante l’interrogatorio del giudice Sdogati davanti al gip.

Una ricostruzione, quella fatta da Sdogati, sulla quale Salcerini potrà fornire la propria versione ai magistrati fiorentini che indagano sul caso che ha investito il Tribunale di Spoleto.

Toghe nella bufera, indagato un altro giudice (Salcerini)

Tribunale (foto d'archivio)

La procura di Firenze contesta l’abuso d’ufficio a Salcerini. Le “pressioni“ del collega Sdogati per nominare l’avvocato Bertoldi

Perugia, 12 gennaio 2020 –  Anche il giudice Simone Salcerini, Delegato alla Fallimentare del tribunale di Spoleto – originario di Città di Castello e un passato tra Torino e Arezzo – è finito nella bufera scatenata dall’indagine per corruzione sul collega Tommaso Sdogati e sugli avvocati Nicoletta Pompei e Mauro Bertoldi (entrambi agli arresti domiciliari per corruzione e traffico di influenze).
Il pm Luca Tescaroli, Aggiunto di Firenze, gli ha notificato un invito a comparire per la prossima settimana con l’ipotesi di abuso d’ufficio, in relazione alla nomina di Bertoldi, quale delegato alle vendite, dopo le pressioni del collega.

La decisione degli inquirenti su Salcerini arriva dopo l’interrogatorio di Sdogati davanti al gip che l’ha sospeso dalle funzioni per due mesi ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza per la corruzione in atti giudiziari e il pericolo di reiterazione del reato: se al lavoro potrebbe avvantaggiare nuovamente la compagna avvocato e il suo socio di studio. Il giovane magistrato, al suo primo incarico dopo l’uditorato svolto a Perugia, ha ammesso di aver chiesto al collega Salcerini di nominare Bertoldi. Nei giorni scorsi la procura di Firenze ha acquisito anche l’elenco dei delegati alle vendite del tribunale in cui, in una riga, compare sbarrato il nominativo di un professionista sostituito con quello di Bertoldi. C’è inoltre il sospetto che poco prima delle ordinanze di custodia cautelare del dicembre scorso all’avvocato sia stato affidato un altro incarico, oltre a quello del 9 ottobre scorso.
Tutte questioni che potrebbero essere chieste allo stesso Salcerini.
 

Al gip Sdogati “ha dichiarato di aver parlato due sole volte con il giudice Salcerini segnalandogli l’iscrizione di Bertoldi nelle liste dei delegati ma ha negato d aver effettuato qualsivoglia pressione sul medesimo”.
«Gli ho detto “Simò senti l’hai fatta quella – io non mi ricordo se ho detto cosa o cosina – cosa?“, perché lui mi aveva detto che c’avrebbe avuto da dare delle deleghe”.
L’interessamento di Sdogati su Salcerini è del 9 settembre scorso, esattamente un mese dopo a Bertoldi arriva via pec la nomina per la vendita di un immobile a Todi. Sdogati sapeva, secondo l’accusa, che i proventi degli incarichi sarebbero stati divisi a metà tra la Pompei e Bertoldi.
” … fino alla morte, per dirti che anche se non vieni più in ufficio … quando me pagano è a metà”, diceva, intercettato, Bertoldi alla Pompei.
Una circostanza che Sdogati dice di non sapersi spiegare. “Le anticipo la domanda che avrei fatto all’avvocato Pompei, dice “perché dividono a metà… perché questa metà doveva durare tutta la vita?”, chiede Pezzuto.
Sdogati: “Ah, questo no, la lettura di questa cosa tra de loro non gliela so dà…”.
Sdogati non ha saputo nemmeno spiegare perché, durante le intercettazioni la Pompei gli dice “ ma lo sai che serve anche per noi, no!… cioè sempre una cosa in più “.
“La spiegazione di tale espressione fornita da Sdogati – dice Pezzuto – non è assolutamente convincente. L’indagato sostiene infatti che “ serve anche per noi “ intende per lei e per il collega di studio.
Intanto il tribunale del Riesame di Firenze ha fissato al 15 gennaio l’udienza per discutere la revoca dei domiciliari sollecitata dagli avvocati Guido Rondoni e Roberto Erasti per la Pompei mentre gli stessi legali sono al lavoro per presentare appello contro il provvedimento di interdizione nei confronti di Sdogati. Quest’ultimo potrebbe chiedere autonomamente il trasferimento in un’altra sede. Dopo la procura infatti è atteso l’avvio dell’azione disciplinare da parte del Csm. Nei prossimi giorni si muoverà anche la Sezione disciplinare dell’Ordine degli avvocati di Perugia.
 

Rif:https://www.lanazione.it/umbria/cronaca/giudice-indagato-1.4975694

Lavori gratis alla barca, la Procura di Napoli indaga il pm D’Onofrio

Quando ha ricevuto l’avviso di garanzia, si è limitato a chiudere i rapporti con alcuni colleghi via chat, ai quali avrebbe confidato poche parole: «Scusatemi, sono indagato dalla Procura di Roma, non voglio mettere nessuno di voi in difficoltà…», mostrandosi comunque determinato a difendersi fino in fondo. È il giorno più lungo per Vincenzo D’Onofrio, attuale procuratore aggiunto ad Avellino, candidato nei prossimi mesi a svolgere il ruolo di reggente nella Procura irpina, quando il capo Rosario Cantelmo lascerà la conduzione dell’ufficio per raggiunti limiti di età. 
È stato raggiunto da un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta della Procura romana, sulla scorta di un’informativa trasmessa nella Capitale dai colleghi della Dda di Napoli. Tutto ruota attorno ad alcune intercettazioni a carico dell’armatore Salvatore Di Leva, titolare – tra l’altro – di un cantiere navale a Marina di Stabia, in una vicenda che si è via via arricchita dalle dichiarazioni rese dallo stesso Di Leva, al termine di un interrogatorio fiume condotto a Napoli dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo.

In sintesi, D’Onofrio è accusato di concussione, per aver esercitato pressioni nei confronti dello stesso Di Leva, perché riparasse un’imbarcazione che usava per le gite nel golfo. Una barca diventata oggetto del contendere, secondo quanto emerso da alcune intercettazioni e secondo quanto confermato dallo stesso Di Leva. In realtà, la barca appartiene ad un altro soggetto, che entra in questa storia come potenziale testimone: si tratta di Pasquale D’Aniello, attualmente vicesindaco di Piano di Sorrento e grande amico dello stesso magistrato D’Onofrio. D’Aniello è stato ascoltato come teste dai pm romani. Stando a quanto emerso finora, la barca venne condotta nel cantiere di D’Aniello per un’opera di manutenzione per la quale D’Onofrio avrebbe insistito più di una volta.

Un personaggio chiave, Salvatore Di Leva, in questa ed altre vicende collegate. È indagato per corruzione assieme al magistrato napoletano Andrea Nocera, costretto la scorsa settimana a rassegnare le dimissioni dal ruolo di capo dell’ufficio ispettorato del Ministero; e assieme all’ex senatore (armatore e socio in affari) Salvatore Lauro. Ma è anche potenzialmente parte offesa nella vicenda che vede ora indagato D’Onofrio. Difeso dai penalisti Immacolata Marra e Vitale Stefanelli, Di Leva si è limitato ad ammettere quanto emerso dai primi atti di indagine. Fa capire che le richieste di D’Onofrio erano al limite dell’assillo, al punto tale da essere avvertite con un certo timore da parte dell’armatore. Chiaro il ragionamento: veniva assieme alla scorta – è il ragionamento dell’armatore – so che ha lavorato nel pool anticamorra e che è un magistrato in carriera. Fatto sta che delle presunte pressioni esercitate dal magistrato, Di Leva si sarebbe lamentato anche con D’Aniello, che gli avrebbe però risposto di non curarsi più di tanto delle richieste di D’Onofrio. Natali a Pomigliano D’Arco, una carriera spesa in forza alla Dda (prima in Calabria, poi a Napoli), Vincenzo D’Onofrio ha legato il suo nome alle più importanti indagini condotte sulla camorra vesuviana. È grazie al suo lavoro che sono stati arrestati centinaia di camorristi, poi condannati in via definitiva, con un’aggressione sistematica ai capitali mafiosi. Carattere schietto ed esuberante, ha avuto il merito di smantellare la dinasty dei Sarno alla fine del decennio scorso (quando era il clan più potente di Napoli, ndr), ottenendo risultati brillanti anche contro le cosche di Acerra e di altri comuni vesuviani, tanto da finire più volte nel mirino dei clan su cui indagava. In almeno due occasioni, è addirittura emerso il tentativo della camorra vesuviana di realizzare nei suoi confronti un attentato esplosivo, tanto che i movimenti di D’Onofrio sono stati studiati per mesi da boss finiti al centro delle sue indagini.

E non è tutto. Sue anche le indagini sul malaffare, come quella di undici anni fa sui grandi appalti per la videosorveglianza, che provocarono un vero e proprio terremoto sotto il profilo politico amministrativo. È il penalista Mario Terracciano, difensore di D’Onofrio, a chiarire: «Si tratta di ipotesi infondate, chiariremo ogni punto». Ma D’Onofrio e Nocera non sono gli unici personaggi eccellenti finiti al centro di verifiche investigative. Sotto accusa anche l’ufficiale della Guardia di Finanza Gabriele Cesarano (distaccato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri), interrogato venerdì pomeriggio dai pm Giuseppe Cimmarotta e Henry John Woodcock, che stanno indagando – da Napoli – su presunte trame sospette all’ombra del cantiere di Marina di Somma. Difeso dall’avvocato Terracciano, Cesarano ha respinto le accuse di aver agevolato Di Leva e Lauro in un incontro finito sotto intercettazione. Stessa determinazione da parte del magistrato Nocera (difeso dall’avvocato Alfonso Furgiuele), che respinge l’accusa di aver ricevuto ticket per Capri in cambio di notizie riservate.