Nuovi guai per Lotti, nell’intreccio Csm spunta anche l’Eni

Nelle intercettazioni le mosse per colpire il pm Ielo: «Contatti con Descalzi». Indaga la procura di MilanoPaolo Colonnello, Milano21 GIUGNO 2019

C’è un passaggio dell’inchiesta di Perugia sul magistrato capitolino Luca Palamara e l’ex ministro Luca Lotti che riguarda l’Eni e il suo attuale amministratore delegato Descalzi, già imputato a Milano in un processo per corruzione internazionale. Lo scrive in un’anticipazione il settimanale «L’Espresso». Si tratta di un’intercettazione ora agli atti di un più ampio fascicolo dell’inchiesta milanese aperta sui depistaggi dell’Eni e che vede iscritto, tra gli altri, sul registro degli indagati l’ex capo dell’ufficio legale del colosso petrolifero, l’avvocato Massimo Mantovani.  

Nella registrazione ambientale, tutt’ora segretata e captata con l’ormai famoso Trojan inserito nel cellulare di Palamara, l’ex ministro del Pd avrebbe confidato al magistrato romano di essere in possesso di alcune carte sul fratello avvocato del pm Paolo Ielo, ricevute nientemeno che dall’ad di Eni, Claudio Descalzi. Circostanza che, in una nota, ieri l’Eni ha smentito con decisione, dichiarandosi comunque parte lesa anche nell’inchiesta sui depistaggi. 

I documenti di cui parla Lotti nell’intercettazione avrebbero rivelato nel dettaglio le consulenze svolte dall’avvocato Domenico Ielo, socio di un importante studio legale, anche per il gruppo Eni e per una società di costruzioni, Condotte, avvalorando le accuse contenute nell’esposto mandato poi al Csm contro Ielo da un altro magistrato, Giuseppe Fava, ora indagato per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento. Nella intricatissima ragnatela, la circostanza, tutta da verificare, che sarebbe stato De Scalzi a far trasferire queste informazioni a Lotti e quindi a Palamara e poi a Fava, ha fatto scattare l’allarme tra i magistrati umbri che hanno deciso di trasmettere le intercettazioni ai colleghi milanesi Laura Pedio e Paolo Storari, titolari da tempo di un’indagine su una incredibile operazione di depistaggio che voleva raffigurare De Scalzi al centro di un complotto di oscure forze straniere, ordita con la complicità dall’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, a libro paga di due avvocati siciliani dell’Eni, Piero Amara e Giuseppe Calfiore, ora tutti arrestati. L’operazione, avvenuta tra il 2015 e il 2016, aveva come scopo quello di sottrarre ai magistrati milanesi l’inchiesta sulle tangenti Eni-Nigeria, ora a processo con il nome dell’ormai celebre giacimento petrolifero Opl245, conquistato, secondo le accuse, grazie a un complesso passaggio di denaro verso le autorità nigeriane di cui, al solito, alcuni milioni di euro sarebbero rimasti incollati anche a manager nostrani. Dopo l’arresto, l’avvocato Amara ha ammesso di essere l’autore dei dossier sull’Eni sostenendo di aver fatto tutto da solo, così come il magistrato Longo ha ammesso di aver intascato tangenti per inventare la falsa indagine che rappresentava Descalzi come vittima. Ma i magistrati milanesi ritengono si tratti di versioni «reticenti» e non a caso hanno indagato l’ex capo dell’ufficio legale Eni, l’avvocato Mantovani, considerato un fedelissimo di Descalzi. Ora bisognerà capire se quella di Lotti è stata o meno una millanteria. Di certo l’ex ministro aveva risentimenti verso il pm Ielo, essendo stato indagato per la vicenda Consip . Di sicuro i dettagli delle consulenze del fratello di Ielo con l’Eni potevano essere noti solo a qualcuno interno alla multinazionale. E di certo c’è che il pm Fava, autore dell’esposto contro Ielo al Csm, ha cercato anche di togliere ai colleghi milanesi l’inchiesta Amara-Eni.  

Rif:https://gazzettadimodena.gelocal.it/italia-mondo/cronaca/2019/06/21/news/nuovi-guai-per-lotti-nell-intreccio-csm-spunta-anche-l-eni-1.34679491

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