Magistratura messa in dubbio dalla condotta degli stessi giudici, lo ammette il presidente del Consiglio di Stato

L’attendibilità dei giudici messa a rischio dalla loro stessa condotta. A lanciare l’allarme, il presidente del Consiglio di StatoFilippo Patroni Griffi, in occasione del discorso di apertura del primo congresso nazionale della giustizia amministrativa italiana. Niente esternazioni che ne possano pregiudicare l’imparzialità, niente frequentazioni che possano avere ripercussioni negative sull’attività giudiziaria. Questo il monito emesso in un periodo in cui l’immagine dei giudici, agli occhi dei cittadini, appare spesso compromessa.

“Un giudice all’altezza dei tempi – afferma Patroni Griffi nella ricostruzione dell’Ansa – deve saper accettare, proprio in ossequio a un’etica pubblica collegata alla funzione, alcune limitazioni anche alla propria sfera di libertà“, Un intervento che recepisce i timori di molti italiani – dei quali L’Eco del Sud si è fatto più volte voce – circa il ruolo di una magistratura spesso propensa a invadere la sfera di competenza degli altri poteri dello Stato, arrivando a insinuare dubbi sull’operato del Governo, come è stato per il caso Diciotti, o a criticare apertamente leggi legittimamente approvate dal Parlamento. Come, per esempio, quella sulla legittima difesa. Minando il principio di imparzialità che ne dovrebbe contraddistinguerne l’operato e alimentando il pericolo di un assetto corporativo.

A gettare ombre pesanti sono anche fatti come quelli emersi a proposito della corsa alla guida della Procura di Roma, scaturiti in nell’inchiesta che vede indagato per corruzione Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati e già componente del Consiglio superiore della magistratura. Proprio l’autogoverno dei magistrati, secondo Patroni Griffi, non deve scadere nel corporativismo: “Il governo autonomo della magistratura è un ‘privilegio’ di noi magistrati che deve assicurare il fine istituzionale per cui la Costituzione lo contempla: garantire l’indipendenza interna ed esterna, della magistratura nel suo complesso e del singolo magistrato. Guai a servirsene per finalità meramente sindacali sganciate da ogni logica istituzionale”. Secondo il presidente del Consiglio di Stato ciò implicherebbe il pericolo “di un governo ‘corporativo’” della magistratura, “che è esattamente il contrario di ciò che indusse il Costituente prima, e il legislatore poi, a istituire la funzione di autogoverno, aperta alla partecipazione di estranei alla magistratura”.

Un giudice, dichiara Patroni Griffi, “non può liberamente manifestare il proprio pensiero, se questo pensiero sia riferibile alla propria attività giudiziaria o se possa essere letto, o anche strumentalizzato, in modo che ne risulti appannata la sua terzietà”. Considerazioni che non possono non richiamare le considerazioni espresse pubblicamente, proprio dall’Anm, a proposito dell’approvazione della legge sulla legittima difesa. Opinioni in totale contrasto con il principio costituzionale per il quale un magistrato deve unicamente applicare la legge, che gli piaccia o no, senza commentarla.

Proprio di oggi è la notizia di un tabacchiere di Ivrea indagato per eccesso colposo di legittima difesa, dopo avere ucciso un ladro sorpreso a tentare di derubarlo. Ora, l’uomo dovrà affrontare un procedimento. Quale sarà il suo stato d’animo? Si interrogherà sull’orientamento di chi lo dovrà giudicare? Si chiederà se è favorevole o contrario alla nuova normativa? Se, nella seconda ipotesi, si rivarrà su di lui? “Occorre resistere alla tentazione di fare delle uscite pubbliche istituzionali”, – sostiene il presidente dell’organo posto sul gradino più alto della giustizia amministrativa, convinto dell’inopportunità di “esprimere visioni del mondo opinabili, soggettive e di carattere politico, che trasmodino dall’analisi puntuale dei problemi dell’organizzazione giudiziaria e del processo” o “che si discostino dai valori giuridici positivi di riferimento propri doverosamente di ciascun giudice”.

Il principio costituzionale di terzierà, secondo Patroni Griffi, può altresì essere messo a repentaglio dalle stesse frequentazioni dei magistrati. Ma non solo. Proprio le limitazioni alla sfera delle libertà dei giudici, è opinione di chi scrive, dovrebbero essere estese ai divieto di fare politica. La separazione dei poteri dello Stato deve essere una garanzia, non per i giudici, ma per i cittadini. Non si può condurre un’azione giudiziaria contro un’intera classe dirigente, come fu per Antonio Di Pietro durante Tangentopoli, per esempio, per poi sfidare ciò che ne rimane, fondando un partito proprio, ricoprendo incarichi di governo e facendosi eleggere in Parlamento, approfittando della popolarità conseguita e, soprattutto, minando la fiducia del popolo circa l’obiettività del proprio operato.

Rif: https://www.lecodelsud.it/magistratura-messa-in-dubbio-dalla-condotta-degli-stessi-giudici-lo-ammette-il-presidente-del-consiglio-di-stato#prettyPhoto

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