Magistrato Luigi Scimè, 54 anni e’ indagato per concorso in corruzione, falso materiale, falso ideologico e abuso d’ufficio

Un verminaio infinito.

Un verminaio spaventoso che ora vede ufficialmente indagato anche un altro ex-Pm della Procura della Repubblica di Trani, Luigi Scimè. Quella stessa procura balzata agli onori della cronaca nazionale ed internazionale per il coraggio e la determinazione – non confortati però dall’esito del giudizio di primo grado – con cui erano state messe sotto accusa le agenzie di rating del calibro di  Moodys, Fitch e Standard&Poor’s, continua così a stare nel fango.

Quindi dopo Savasta e Nardi ora è il turno di Luigi Scimè, 54 anni, trasferito a Salerno da tempo, indagato dai magistrati salentini per concorso in corruzione, falso materiale, falso ideologico e abuso d’ufficio con lo stesso Savasta,l’imprenditore coratino D’Introno  – ecco che ritorna Corato sotto i riflettori – e l’ispettore di polizia, Di Chiaro. Tutti “affettuosamente” coinvolti in affari che la procura di Lecce giudica illeciti e che, per Savasta e Di Chiaro, sono già passati al vaglio del Gip.

Secondo una testimone Scimè sarebbe stato il destinatario di soldi: “So che D’Introno – ha detto ai carabinieri ad aprile 2017 –  dava soldi anche a Savasta e Scimè, ma non so se per lo stesso processo dell’ususra o per altre questioni.

Di certo erano i due giudici ai quali si rivolgeva D’Introno anche quando suoi amici avevano bisogno di favori in Tribunale”.

Dunque questa indagine sui processi aggiustati a Trani si sta allargando ancora perché è chiaro che i fatti contestati ai magistrati non possono che essersi tradotti in atti giudiziari scritti nero su bianco e dunque rintracciabili nei fascicoli giudiziari.

E, analogamente a quanto accaduto per Savasta, la procura leccese ha passato e starebbe passando al setaccio anche i fascicoli di cui si è occupato Scimè.

Se le accuse di D’Introno a Savasta e Di Chiaro hanno retto all’esame del Gip potrebbe anche darsi il caso che D’Introno possa essere stato interessato anche per altre questioni strettamente coratine al vaglio dei magistrati oggi in carcere o indagati e titolari di grosse inchieste relative appunto all’imprenditoria cittadina.

O D’Introno potrebbe aver dato qualche dritta poi raccolta e utilizzata da altri “mediatori” per intervenire su quelle inchieste.

Tutte supposizioni ovviamente, sulle quali, sarebbero stati ascoltati dalla procura leccese, nei giorni scorsi, alcuni imprenditori coratini, insiene ad avvocati e professionisti che potrebbero aver fornito alla Pm, Roberta Licci, informazioni utili a ricostruire genesi e sviluppo di alcune grosse inchieste e processi che hanno interessato Corato negli ultimi 10-15 anni.

Se tutto verrà ricostruito e provato alcune indagini ed alcuni processi andranno interamente ricostruiti e riscritti magari per arrivare a conclusioni diverse o capire se le conclusioni ufficiali sono state il frutto di compiacenze o scambi di utilità o di interventi “fluidificanti” per così dire.

Del resto che Trani fosse una procura chiacchierata era stato scritto, nero su bianco, sia pure nella forma romanzata e fantasiosa, già nel 2014, da Roberto Olivieri del Castillo, Gip per anni proprio a Trani prima di trasferirsi a Bari, e a sua volta ascoltato tra  i testimoni  dalla Procura di Lecce.

Su  questo libro, dal titolo «Frammenti di storie semplici», di cui Savasta tentò di evitare la presentazione a Barletta, sua città natale,  del Castillo venne pure chiamato a rispondere  dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura il 16 giugno 2016, e  sottoposto a un procedimento disciplinare «a seguito di un esposto a firma dei capi degli uffici di Trani immediatamente successivo alla pubblicazione, nel giugno 2015, di un articolo sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” relativo alla presentazione del mio libro presso la libreria Laterza di Bari.

Nell’esposto si sosteneva che a seguito dell’articolo in cui si citava il libro si era generato un chiacchiericcio che aveva coinvolto vari magistrati degli uffici giudiziari di Trani cosicché si ravvisava una lesione del prestigio della magistratura».«Si sosteneva – mette a verbale il gip – che i fatti narrati nel mio romanzo “Frammenti di storie semplici” pubblicato nell’anno 2014, corrispondevano quantomeno in parte a vicende reali. Secondo quanto ricordo, il Csm mi ha chiesto se mi risultavano rapporti di amicizia/frequentazione tra (…), nonché tra il dott. Scimè e l’Avv. Sabino Di Sibio ed infine tra il dottore Savasta e l’avvocato Papeo.

Riguardo a queste specifiche domande del Csm ho riferito nel corso dell’audizione, e ovviamente ribadisco in questa sede, che mi risultano questi rapporti di frequentazione. Tra l’altro se non ricordo male proprio l’avv. Ragno insieme al dott. Michele Nardi si occupò dell’allestimento della sala della Corte D’Assise in occasione dell’insediamento del dott. Capristo quale procuratore della Repubblica, che si risolse in effetti in una cerimonia “in grande” con la partecipazione di personalità politiche, militari e della società civile».

Insomma sia pure in forma romanzata del Castillo era stato profeta rilevatore, ovviamente volutamente inascoltato. Attendiamo ora altri sviluppi che potrebbero riguardare pure vicende con protagonisti politici. Un primo caso emerso è quello del comune di Bisceglie e del presunto interessamento del recluso giudice Nardi presso l’allora sindaco Spina per  per l’assunzione di una sua presunta amante nell’ufficio legale del comune.

Altre vicende potrebbero essersi verificate in altri comuni e riguardare altri protagonisti politici e dunque l’indagine, che ha già coinvolto imprenditori e magistrati di livello, potrebbe riguardare anche politici di livello.

Vedremo.

Rif: https://www.ilquartopotere.it/cronaca/giustizia-svenduta-indagato-anche-il-magistrato-scime-parla-una-testimone-soldi-anche-a-scime-riflessi-anche-su-corato/

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