Magistrati arrestati a Trani, indagata anche la sorella di Savasta

I soldi presi, tramite l’ex marito, dall’imprenditore Flavio D’Introno. La ristrutturazione di una palestra. Il ruolo nella stangata all’imprenditore coratino Paolo Tarantini. Anche la sorella dell’ex pm Antonio Savasta, Emilia, 46 anni, è indagata nel fascicolo di Lecce sulla giustizia truccata nel Tribunale di Trani. Il pm Roberta Licci ipotizza il concorso in corruzione, insieme all’ex marito Savino Zagaria, oltre che concussione e concorso in falso ideologico e materiale insieme all’ex gip Michele Nardi e al fratello per il caso Tarantini. Un antipasto di quello che potrebbe essere il secondo filone dell’indagine.

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Antonio Savasta ha tentato in tutti i modi di salvare la sorella, sostenendo che fosse «ignara delle reali ragioni delle dazioni da parte di D’Introno» e accreditando la tesi di una sua relazione sentimentale con l’imprenditore. Circostanza, quella del rapporto sentimentale, che D’Introno ha recisamente smentito nel corso dell’incidente probatorio e che la Procura di Lecce tende a ritenere non veritiera.
I carabinieri hanno ascoltato Emilia Savasta come persona informata a marzo, quando risultava già indagata da un mese: le sue dichiarazioni, pur messe a disposizione delle difese degli indagati, non saranno perciò utilizzabili. «Nel corso del rapporto con D’Introno – ha detto la donna -, dallo stesso ho ricevuto diversi regali come normalmente può accadere tra amanti in particolare ho ricevuto somme di denaro che possiamo quantificare in circa 50mila euro che sono serviti per far fronte alla separazione dal mio ex marito.

Tra l’altro il denaro è stato versato direttamente nelle mani del Zagaria che in seguito me li ha consegnati. Devo precisare che il denaro è stato utilizzato sia da me che da mio marito per far fronte alle spese di chiusura di una palestra che avevo in via Ofanto ed un lido balneare a Margherita di Savoia. Altre utilità ricevute dal D’Introno consistono nella ristrutturazione della nuova palestra denominata Its Yoga che io aprii nel 2012-2013 in via degli Ulivi a Barletta per la quale vennero impegnati non oltre 30mila euro tutti corrisposti dal D’Introno. Ricordo perfettamente un viaggio a Firenze regalatomi dal D’Introno al quale ha partecipato anche mio fratello Antonio con tutta la famiglia. Ricordo anche un viaggio in Turchia al quale ha partecipato anche Antonio con la sua famiglia».

I carabinieri hanno ascoltato anche un quarantenne di Barletta che ha raccontato di aver avuto una relazione «dal 2013 al mese di giugno-luglio 2015» con la signora Savasta, e ha messo a verbale quelle che a suo dire sarebbero state le minacce ricevute da un suo ex datore di lavoro, fatte in nome e per conto dell’ex pm, affinché lasciasse l’Italia. Fatto sta che l’uomo è effettivamente andato all’estero e il 30 dicembre 2018 «ad un anno di distanza dal mio rientro in Italia, sono stato contattato sulla mia utenza mobile dal dottor Antonio Savasta che insisteva per vedermi». L’incontro sarebbe avvenuto in un bar dove l’ex magistrato «si diceva dispiaciuto di quanto successo con sua sorella, rimarcando la sua totale estraneità alle vicende della mia rottura sentimentale con la sorella e (…) mi proponeva, se io ero interessato, di poter intercedere con l’avv. Michele Cianci di Barletta, amministratore unico della società Barsa che gestisce i rifiuti in Barletta, per una assunzione presso la citata ditta. (…) Ritengo che l’anomala proposta, che mi ha letteralmente sorpresa, fosse finalizzata ad accattivarsi la mia simpatia». L’uomo ha raccontato ai carabinieri alcune circostanze, in particolare in relazione all’ex marito della signora Savasta. «Poiché la sua presenza (di Zagaria, ndr) mi dava noia, l’ho incalzata varie volte sul punto e questa mi confessava che Zagaria Savino manteneva rapporto con l’imprenditore D’Introno per ritirare del denaro destinato ad Antonio Savasta il quale, sempre a dire della Emilia, avrebbe dovuto aggiustare dei procedimenti penali pendenti tra lo stesso D’Introno e la sua ex moglie, anche di natura fiscale».

L’uomo ha detto di non aver mai visto materialmente un passaggio di soldi, «ma posso affermare con certezza che Antonio Savasta aiutava economicamente, con il denaro “illecito” che percepiva, la mia ex Emilia Savasta».
Per quanto riguarda Zagaria, D’Introno aveva raccontato che «si è prestato a fare da corriere per la consegna del denaro a Savasta, anche in relazione ai soldi da me versati per il procedimento delle cartelle esattoriali», facendo una cresta di almeno 40.000 euro. «Il Savasta – aveva detto D’Introno – mi ha chiesto soldi per tutta la sua famiglia a partire dai lavori di ristrutturazione alla palestra compresi tutti gli attrezzi scelti da Emilia Savasta e Zagaria Savino». D’Introno ha poi raccontato di aver allestito una palestra a Corato, in alcuni locali di sua proprietà, gestita in società da Zagaria e dalla compagna avrebbe poi ottenuto l’allestimento della palestra gestita a Corato (in alcuni locali di Nardi) dalla compagna di Gianluigi Patruno, l’uomo che minacciava Antonio Savasta di rivelare le false testimonianze rese per favorire D’Introno.

rif: https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1163723/magistrati-arrestati-a-trani-indagata-anche-la-sorella-di-savasta.html

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