Interrogazione Parlamentare Sulle Bugie del Procuratore Rossi Roberto

Atto Camera

Interpellanza 2-01284 presentato da PESCO Daniele testo di Mercoledì 24 febbraio 2016, seduta n. 576

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che: 
   il 12 gennaio 2014, le azioni di Banca Etruria (ISIN IT0004919327) hanno chiuso le contrattazioni a 0,3584, storicamente il valore minimo. Il 22 gennaio, 10 giorni dopo, il valore era quasi raddoppiato: 0,60 euro ad azione; il 25 gennaio il Governo emana il cosiddetto decreto banche popolari. L’11 febbraio, giorno in cui fu convocato il Consiglio di amministrazione della banca aretina con all’ordine del giorno l’aumento di capitale che avrebbe sistemato i propri indici patrimoniali, arriva anche il commissariamento di Banca d’Italia, approvato dal governo, che blocca tutto. Vengono avviate diverse indagini per insider trading: ad oggi non se ne conoscono gli esiti; 
   dall’articolo del 31 gennaio 2016 di Giorgio Meletti per «il Fatto Quotidiano» dal titolo «Etruria, il colpo di grazia gliel’ha dato Bankitalia – La relazione riservata sui veri conti rivela che la situazione economica dell’istituto di Arezzo è precipitata nei mesi di gestione dei commissari straordinari – Quelle tre diverse valutazioni sui crediti» si apprende e si legge: «Il dottor Antonio Pironti e il ragionier Riccardo Sora – ex dg di Ubi Banca ed ex commissario di Tercas, Carichieti e Cassa Rimini, per la quale è stato indagato e poi prosciolto grazie a una lettera di manleva di Visco – sono stati nominati l’11 febbraio 2015 … con queste motivazioni: vertici «non consapevoli della gravità della situazione»; «erosione delle esigue risorse patrimoniali»; «inevasa» la richiesta di integrazione con una banca più grande e sana; «la banca risulta esposta a un elevato rischio reputazionale e di liquidità» (in italiano «fuga dei depositi»). Tra le ragioni del commissariamento non ci sono i «gravi fenomeni di mala gestio» denunciati ieri a Torino da Visco, il quale scrive a Padoan che è «necessaria l’adozione di un provvedimento di rigore per assicurare il diretto presidio della situazione aziendale e gli interventi per pervenire alla soluzione della crisi». Continua il Fatto Quotidiano: «L’erosione delle risorse patrimoniali di cui scriveva Visco dipendeva dalle massicce rettifiche di valore dei crediti deteriorati imposti a Etruria dagli ispettori di Bankitalia. Nel 2014 le sofferenze (crediti inesigibili) sono salite da 1,55 a 1,98 miliardi, e le rettifiche di valore da 1.034 milioni a 1.590 milioni. I conseguenti 556 milioni di accantonamenti hanno pressoché azzerato il patrimonio, però i commissari hanno ereditato un sontuoso tasso di copertura delle sofferenze del 66 per cento, contro una media italiana del 57. Sora e Pironti sono però riusciti a fare peggio di Rosi e soci. Al 30 settembre 2015 le sofferenze lorde erano salite da 1,98 a 2,18 miliardi, e il tasso di copertura era sceso dal 66 al 63 per cento. Il patrimonio netto, per i nuovi accantonamenti, era sceso da 66 a 22 milioni. … D’altra parte la crescita delle sofferenze per Sora e Pironti era da attribuire alle tendenze «del sistema bancario», e la riduzione del grado di copertura era «leggera» e confermava «il trend di estremo rigore». … Con Sora e Pironti al timone il «rischio reputazionale e di liquidità» paventato da Visco si è concretizzato. La notizia del commissariamento ha provocato una fuga dei clienti che i commissari non hanno saputo, o voluto, contrastare. Nel 2015 la raccolta a vista (conti correnti), che nel 2014 era salita del 10 per cento, è scesa del 21 per cento, da 3,2 a 2,5 miliardi di euro. Quella diretta (clientela totale) è precipitata da 6,4 a 5,5 miliardi, –15 per cento. I crediti concessi ai clienti sono scesi del 14 per cento. I crediti buoni (chi paga le rate e non provoca «sofferenze»), giù del 21 per cento, da 3,8 a 3 miliardi. Le sofferenze nette, lasciate da Boschi & C. al 13 per cento dei crediti alla clientela, erano salite dopo nove mesi (il 18 per cento. Un record nazionale. Intanto crescevano anche i costi di gestione e personale, su cui per anni si sono appuntate le critiche della Banca d’Italia. Ma il mistero rimane ciò che accade domenica 22 novembre: a fine 2014 i crediti inesigibili di Etruria sono valutati dagli ispettori di Bankitalia al 33,9 per cento… Al 30 settembre 2015 le sofferenze sono rivalutate dai commissari di Visco al 37 per cento, con un beneficio patrimoniale vicino ai 70 milioni. Il 22 novembre il «salvataggio» le svaluta al 17,6 per cento, bruciando 400 milioni, cifra pari alle obbligazioni subordinate più un bel po’ di azioni. Tre valutazioni diverse, firmate Bankitalia, vecchia signora ondivaga»; 
   Il Corriere della Sera, il 4 febbraio 2016, a firma Fiorenza Sarzanini, pubblica un articolo dal titolo «Il dissesto di Etruria e quei 17 milioni di consulenze irregolari – Gli ispettori di Bankitalia: incarichi doppi e spesso inutili» che, tra le altre informazioni, scrive: in due anni hanno pagato consulenze per oltre 17 milioni di euro. Incarichi esterni ritenuti in molti casi inutili dagli ispettori di Bankitalia autorizzati con delibere risultate illegittime o addirittura illecite perché attestavano dati falsi. E ancora «lavori affidati a professionisti diversi, ma che avevano come oggetto la stessa materia». … Le ispezioni ordinate da Palazzo Koch e lo stesso dossier di Santoni evidenziano infatti numerose irregolarità compiute dai vertici che non sono mai state contestate. … Tra le anomalie contestate c’è anche la provenienza del denaro utilizzato per pagare i professionisti esterni. Le verifiche degli ispettori hanno infatti accertato che non sempre sono stati utilizzati i conti normalmente «dedicati» alle consulenze e questo fa sospettare che in alcuni casi il versamento possa aver preso strade diverse. … Nelle relazioni di Bankitalia che danno conto delle ispezioni terminate nel febbraio 2015 con la decisione di commissariare la Banca appare evidente come nel comportamento dei vertici ci siano gli estremi per procedere penalmente ipotizzando il falso in bilancio, ma soprattutto il reato di aggiotaggio informativo. Una strada che i magistrati guidati dal procuratore Roberto Rossi hanno invece scelto finora di non percorrere, nonostante le sollecitazioni contenute nei dossier»; 
   da Il Giornale, del 10 febbraio 2016, si apprende che il giorno prima del commissariamento Anna Maria Nocentini (in Lapini), già presidente Confcommercio di Arezzo e membro della locale camera di commercio, lascia il «CdA di Etruria per essere eletta, l’11 febbraio stesso, presidente regionale di Confcommercio Toscana e poi, in maggio, piazzata da Carlo Sangalli nella giunta esecutiva di Confcommercio a Roma». … Nell’altro (pur disastroso) Cda, quello dell’ex deputato democristiano e sottosegretario all’Industria con Andreotti, Giuseppe Fornasari (indagato anche lui), sedeva invece Laura Del Tongo come vicepresidente … A differenza di quasi tutti i suoi colleghi … non è stata mai sanzionata da Banca d’Italia. Un grande mistero. Amministratore della Del Tongo Industrie Spa a Tegoleto (Arezzo) … è finita in concordato preventivo a spese di fornitori e banche, tra le quali la stessa Etruria che amministrava (male) … Tra gli incagli figurano anche ben 30 milioni della Del Tongo Industrie». Secondo Il Giornale, in totale, fra 13 ex amministratori e 5 ex sindaci, si accumulano 198 posizioni di fido per un totale di 185 milioni: 90 milioni sui 140 erogati, finiscono in incagli e sofferenze. Proseguendo, nell’articolo: «Degno di menzione è poi Carlo Donati, che bazzica in Banca Etruria sin dal 2005, nominato membro del collegio dei probiviri nell’aprile 2013, proprietario della Carlo Donati Fashion Group, una sartoria ad Arezzo. Guarda caso, suo figlio Marco … nel febbraio 2013 diventa deputato del Partito democratico. … si nota sempre più spesso accanto all’ex sindaco Giuseppe Fanfani (oggi al Csm in quota renziana, già legale di Pierluigi Boschi) e al procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi (titolare dell’inchiesta su Etruria). «Infine … c’è anche Natalino Giorgio Guerrini, vicepresidente dal 2008 al 2013 quando si dimise per candidarsi alle Politiche nelle liste dell’Udc (insieme a Scelta Civica) mancando però l’atterraggio in Parlamento. Contestualmente era anche presidente di Confartigianato Imprese (2004-2012). Oggi è coordinatore nazionale di Italia Unica di Corrado Passera. Da una società di Guerrini e Carlo Schiatti (fratello di Paolo, per cinque anni vicedirettore generale di Banca Etruria), la Hi Facing specializzata in pannelli fotovoltaici, spunta una sofferenza per la banca di 3,1 milioni»; 
   sempre a firma Meletti, Il Fatto Quotidiano il 5 febbraio 2016 scrive, in un articolo dal titolo «BANCA ETRURIA Bankitalia non segnalò «reati» ai pm (tranne uno) – BANCAROTTA ? Visco non la vide e nemmeno Padoan – Gli ispettori di Visco indicarono solo i conflitti di interesse di Rosi e Nataloni e decisero pure di non sanzionarli. … Gli uomini della Vigilanza, guidati da Carmelo Barba gallo, non hanno segnalato alla magistratura alcuna «grave irregolarità». L’incongruenza più appariscente emerge da un articolo pubblicato ieri dal Corriere della Sera, secondo il quale lunedì mattina il liquidatore di Etruria Giuseppe Santoni, nel chiedere al tribunale la dichiarazione d’insolvenza, evidenzierà «come la situazione patrimoniale sia stata causata da operazioni di dissipazione che configurano una bancarotta fraudolenta». … Santoni ci informa che il commissariamento è stato deciso «su proposta della Banca d’Italia, con decreto del Ministro del tesoro del 9 febbraio 2015, per gravi perdite patrimoniali». Il dettaglio è decisivo. Visco propone, e il ministro Pier Carlo Padoan dispone … La legge dice che il commissariamento di una banca può decidersi quando (lettera a) «risultino gravi irregolarità amministrative» e/o (lettera b) quando «siano previste gravi perdite del patrimonio». Visco ha scelto la lettera b, quindi non ha segnalato «gravi irregolarità». … Delle strategie investigative di Rossi si sta occupando in queste settimane il Consiglio superiore della magistratura. Nessuno invece si sta occupando di Bankitalia e delle sue «sollecitazioni». … Al termine dell’ispezione del 2015, sfociata nel commissariamento, la Vigilanza ha sottoposto al procuratore Rossi una sola irregolarità, la violazione degli articoli 2629-bis e 2391 del codice civile da parte del presidente Lorenzo Rosi e del consigliere Luciano Nataloni. Rossi ha aperto il fascicolo il 27 giugno 2015, e il 27 dicembre scorso, alla scadenza dei primi sei mesi, ha chiesto e ottenuto la proroga di sei mesi dei termini per le indagini. L’8 gennaio, mentre infuriava la polemica sui suoi rapporti con il governo e con la famiglia Boschi, Rossi ha ordinato la spettacolare perquisizione di 14 società finanziate da Etruria e in relazione con Rosi e Nataloni». 
   in risposta all’interrogazione a risposta immediata n. 5-07367, in merito a quanto affermato da Il Corriere della Sera il 19 dicembre 2015 («Bankitalia: i 20 mila «clienti fantasma» di Banca Etruria» – «Ci sono conti correnti con titolari incerti o inesistenti, o senza adeguate verifiche», «a dicembre 2014 permangono ancora circa 25 mila rapporti da regolarizzare … sui quali sono state effettuate nel secondo semestre 2014, circa 1.200 forzature con 360 operazioni di importo superiore a mille euro») e il ruolo dell’unità d’informazione ,finanziaria (UIF), il sottosegretario di Stato Zanetti ha di fatto confermato le anomalie richiamate e, tra l’altro, affermato: 
    «nel quinquennio 2010-2015 il Ministero dell’economia e delle finanze ha emesso a carico dei quattro istituiti di credito 10 decreti sanzionatori per un totale di 3.708.872 euro, per inosservanza dell’obbligo di segnalazione di operazione sospetta…»; 
    «… la Banca d’Italia ha fatto presente che, in base all’articolo 7 del Testo Unico Bancario, tutte le notizie, i dati e le informazioni in suo possesso in ragione della sua attività di vigilanza (ivi compresi i rapporti ispettivi) sono coperte dal segreto d’ufficio. Fanno eccezione i casi in cui le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente»; 
    «… in relazione al riferimento contenuto nell’interrogazione secondo cui nel 2013 la UIF ha attribuito ad oltre il 50 per cento delle segnalazioni ricevute dall’intero sistema un rating medio-elevato si rileva che alle segnalazioni prodotte in quell’anno dalle quattro banche sono stati attribuiti rating medio-alti con frequenza superiore a quella media dei sistema (in particolare alle segnalazioni della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio è stato attribuito il 60 per cento circa di rating medi o elevati)»; 
    «… il Ministero dell’economia e delle finanze ha emanato la circolare n. 57889 del 30 luglio 2013 nella quale si ribadisce e specifica in concreto l’obbligo, per i destinatari delle disposizioni dettate dal decreto legislativo 231 del 2007 di effettuare l’adeguata verifica del cliente e di astenersi dall’instaurare il rapporto continuativo o eseguire l’operazione richiesta dal cliente nel caso di definitiva impossibilità ad effettuare o completare l’adeguata verifica, giungendosi, in tal caso, al blocco assoluto della movimentabilità del conto. … Per quanto riguarda le segnalazioni di operazioni sospette, nell’ultimo triennio (2013-2015) le quattro banche hanno complessivamente effettuato circa 4.000 segnalazioni di operazioni sospette»; 
    «per quanto attiene alle operazioni in oro, la UIF ha comunicato di ricevere dai soggetti obbligati le dichiarazioni delle operazioni di importo pari o superiore a 12.500, relative a transazioni in oro da investimento e in materiale d’oro ad uso prevalentemente industriale (articolo 1, legge n. 7 del 2000). I dati oggetto delle dichiarazioni sono utilizzati a fini antiriciclaggio e per corrispondere a eventuali richieste degli Organi investigativi»; 
   altresì si apprende da L’espresso, in merito a Fonspa: «Fanno parte di questo club esclusivo, tra gli altri, il commercialista bolognese Piero Gnudi, a lungo presidente dell’Enel e ora commissario straordinario dell’Ilva, Lorenzo Bini Smaghi, fino al 2011 nel comitato esecutivo della BCE, e Jean Baptiste de Franssu, presidente dello IOR, la banca del Vaticano. La quota di controllo di Fonspa, presieduto da Gnudi, fa capo a Panfilo Tarantelli, già manager di punta in Europa del colosso finanziario americano Citigroup, ma tra i soci del gruppo, che comprende la holding Tages, troviamo anche investitori come Alessandro Benetton, la famiglia De Agostini e Umberto Quadrino, una lunga carriera in Fiat, da ultimo alla presidenza del gruppo energetico Edison»; ciò si apprende dall’articolo «Vip d’Etruria» de L’Espresso, a firma Vittorio Malagutti (di gennaio 2016, in merito alla cessione di 300 milioni di euro nominali di crediti in sofferenza di Banca Etruria, conclusasi il 17 novembre 2015, a un valore di poco superiore al 34 per cento, ovvero poco più di 100 milioni di euro. «Una scelta di tempo eccezionale, non c’è che dire. Un caso ? Sì, fino a prova contraria. Fatto sta che la vendita è andata in porto appena prima del fischio finale. Con grandi vantaggi per Fonspa, che tra tutti i crediti in sofferenza messi in vendita dall’istituto di Arezzo … con ogni probabilità è riuscito ad aggiudicarsi quelli meno difficili da incassare»; 
   gli interpellanti, trovano praticamente impossibile l’intervento della «sorte» in operazioni come queste, con l’incredibile numero di persone coinvolte e informate. Un finanziamento ponte di ben 3,6 miliardi di euro per fare fronte ai 4 provvedimenti di risoluzione non è possibile da realizzare senza settimane di preparazione: scegliere e contattare (tutto discrezionalmente, in «segreto» a discapito a dire degli interpellanti ogni principio di libera e leale concorrenza) gli istituti di credito a cui rivolgersi, contrattare clausole, modalità operative e remunerazioni, redigere i contratti con relative garanzie, consulenze, «due diligence». Persino fissare una data in cui far convergere in uno studio notarile tutti i legali rappresentanti delle società e istituzioni coinvolte, le più importanti del Paese, richiede giorni, se non settimane, di preavviso. La cessione dei crediti a Fonspa, di conseguenza, si è conclusa mentre quantomeno erano già in corso le manovre relative alla risoluzione dei 4 istituti credito oggetto del cosiddetto «salva banche», fino a prova contraria (che gli interpellanti sarebbero ben lieti di vedere esibita, insieme alle valutazioni provvisorie utilizzate per l’emanazione dei decreti di risoluzione, di fatto non note. Va altresì rammentato che ognuno dei 4 nuovi istituti che hanno ereditato gli attivi ripuliti dall’operazione, «verrà ceduto separatamente con una procedura gestita da Bankitalia affiancata da due advisor: la società di consulenza statunitense Oliver Wyman e il gruppo finanziario francese Société Générale. … sulla poltrona di presidente di Société Générale siede da circa un anno e mezzo Lorenzo Bini Smaghi, il banchiere che è anche consigliere di amministrazione di Tages, la holding di controllo di Fonspa. Peraltro il fiorentino Bini Smaghi, che ha iniziato la carriera all’ufficio studi di Bankitalia, e da sempre in buoni rapporti anche con Matteo Renzi, di cui è stato sponsor e finanziatore fin dalle primarie 2012»; 
   Fonspa fu ceduta da Morgan Stanley nel 2013: da allora si interessò alle commissariate CariFerrara e Banca Marche. Per quest’ultima «ha fatto da intermediario per un prestito da 2 miliardi … erano soldi della BCE, che non può finanziare direttamente istituti in amministrazione straordinaria. Alla fine profitti per tutti, perché nella primavera dell’anno scorso, grazie al rialzo delle quotazioni, è diventato conveniente vendere i titoli obbligazionari a garanzia del prestito. Con il ricavato, Banca Marche ha restituito il fido realizzando un’importante plusvalenza, Fonspa invece ha incassato gli interessi sul prestito e una commissione milionaria per l’organizzazione di quell’affare». Sarebbe davvero interessante sapere per «chi» fu conveniente vendere, alla luce del drammatico epilogo per ignari azionisti e obbligazionisti penalizzati dal decreto abrogato (n. 183 del 2015). 
   «Maria Elena Boschi non è però l’unica colta da dimenticanze, in questa storia. Anche il PM Rossi, ascoltato il 28 dicembre dalla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, non ha riferito di essersi occupato dell’ex vicepresidente di Banca Etruria: «non conosco nessuno della famiglia Boschi» ha dichiarato. «Non sapevo neanche come fosse formata». Una dimenticanza che, lette le anticipazioni dell’inchiesta di Panorama, costringe il magistrato a una tardiva ammissione. Il 20 gennaio 2016 invia una lettera al Csm. E conferma di essersi occupato in passato di procedimenti riguardanti Boschi, ma di non conoscerlo di persona. «Abbiamo preso tutti atto con rammarico che le dichiarazioni rese non corrispondono ai fatti» commenta Pierantonio Zanettin, membro dell’organo che governa la magistratura. Così, la prima commissione riapre l’istruttoria sul procuratore». È quanto scrive Antonio Rossitto per Panorama nell’articolo «Tutte le bugie del caso Boschi !», che riporta inoltre che «l’ultimo tassello del puzzle è la nomina del suo avvocato Giuseppe Fanfani, sindaco di Arezzo e «nipotissimo» del leader della Dc Amintore, viene eletto il 9 settembre 2014 dal Parlamento», al CSM «su indicazione del Pd di Matteo Renzi. La Nazione, quotidiano di riferimento della Toscana, scrive: La candidatura, spinta dal ministro Maria Elena Boschi, cui il sindaco è unito da aretinità e fedeltà renziana, potrebbe fare breccia anche col premier in persona». Breccia che diventa un varco. Poco dopo, il 18 dicembre 2014, il governo Renzi affida una nuova consulenza (la precedente era scaduta cinque mesi prima, il 21 luglio 2014) a Rossi, ancora come esperto degli affari giuridici. L’incarico dura meno di due settimane, ma il 24 febbraio 2015 viene rinnovato fino al 31 dicembre 2015. Queste due nomine avevano spinto la prima commissione del Csm a verificare eventuali incompatibilità tra il ruolo di Rossi, coordinatore delle indagini su Banca Etruria, e quello di consulente dell’esecutivo. L’audizione del magistrato, il 28 dicembre 2015, lascia molte perplessità. Anche la frase così definitiva sulla conoscenza dei Boschi sembra inveritiera: «Non conosco neppure la composizione del nucleo familiare». La sua versione viene riportata da tutti i giornali italiani. Mentre Fanfani, controparte di Rossi nei procedimenti penali che coinvolgevano Boschi, continua a tacere; 
   l’Espresso del 4 febbraio 2016 (Nel Triangolo dell’Etruria – Vittorio Malagutti), tra le altre vicende, riporta: 
    «Uomo simbolo della vecchia nomenclatura è l’ex sindaco Giuseppe Fanfani… poco prima di lasciare (dopo 8 anni) la poltrona di primo cittadino … guidò una vera e propria crociata contro la fusione di Banca Etruria con Popolare Vicenza, che alla fine saltò. Il suo studio legale, ceduto al figlio Luca dopo la discesa in politica, aveva come grande cliente l’istituto fallito due mesi fa. E adesso Fanfani junior difende anche Pier Luigi Boschi»; 
    lo stesso Fanfani che, nonostante sia stata riaperta l’istruttoria del Csm sul caso «Rossi», ancora gode di stima e fiducia da parte dei colleghi togati e laici del Csm (I consiglieri laici e togati del Consiglio superiore della magistratura ieri sera praticamente al gran completo, alla presenza del vicepresidente Giovanni Legnini, sono stati a «scuola serale» di Dante al Teatro Arciliuto di Roma. È stato il consigliere Giuseppe Fanfani ad interpretare e recitare alcuni passi della Divina Commedia – Arezzo Notizie – Enrica Cherici – 30 gennaio 2016), mentre i cittadini truffati dal cosiddetto «salva banche» attendono trasparenza, verità e giustizia; 
   l’11 febbraio 2016, il tribunale fallimentare di Arezzo ha dichiarato insolvente la «old bank» dell’Etruria nata dal citato abrogato decreto legislativo n. 183 del 2015. Il collegio presieduto da Clelia Galantino ha sciolto la riserva, accogliendo il ricorso del commissario liquidatore Giuseppe Santoni e respingendo il ricorso di incostituzionalità presentato da Rosi, discusso l’8 febbraio precedente. Principali attori dell’udienza: 
    Riccardo Sora: come riporta Il Giornale il 15 dicembre 2015 a firma Claudio Cartaldo, venne indagato relativamente al commissariamento Carim, poi salvato da una lettera di manleva di Bankitalia («Nel caso della Carim, i pm cominciano ad indagare su alcune operazioni realizzate dai vertici della banca, accusati di ricomprare le azioni dell’istituto dai clienti ad un prezzo gonfiato. Alcune di queste operazioni sono state realizzate proprio da Sora e Carollo. Per questo i pm li hanno inseriti nel registro degli indagati per “indebita restituzione di conferimenti”, poi ridotto ad “abuso d’ufficio”. Ma in aiuto di Sora scende niente di meno che la stessa Banca d’Italia. La quale non solo nomina Sora commissario in Banca Etruria (l’indagine era ancora in corso), ma lo difende a spada tratta. … il 25 maggio 2015, palazzo Koch invia una lettera di salvacondotto alla procura di Rimini per togliere le castagne dal fuoco al suo tecnico. La tesi di Bankitalia è che, nonostante l’illecito commesso, Sora non potesse fare altrimenti… E così il pm ha archiviato il caso, motivando il tutto affermando che “l’operato dei due funzionari è stato avallato dalla stessa Banca d’Italia” e che non ci sarebbe stato “dolo”»), elevandosi di fatto al di sopra della magistratura; 
    Antonio Pironti: dall’articolo citato de Il Fatto Quotidiano, si apprende che «Pironti il 14 dicembre scorso è stato nominato presidente del comitato di sorveglianza di Etruria, cioè il supervisore del liquidatore che ha dato al tribunale le pagelle sui nove mesi di gestione Rosi, Berni e Boschi e sui nove dei commissari»; 
    Michele Desario: avvocato dell’ex presidente Rosi. Figlio di Vincenzo Desario, ex direttore generale della Banca d’Italia dal 1998 al 2006 e di conseguenza ex capo dell’attuale governatore Ignazio Visco, nella memoria depositata in occasione dell’udienza per la dichiarazione di stato d’insolvenza promossa dal liquidatore Santoni, nominato da Bankitalia con il sostanziale avallo del Governo Renzi, ha puntato a sollevare eccezioni di incostituzionalità di fronte alla Corte Costituzionale per violazione degli articoli 47 e 3, anziché muovere accuse nei confronti della gestione del commissariamento e della risoluzione, da parte di Banca d’Italia, i suoi commissari e il suo governatore. Emblematico il rifiuto all’ammissione della memoria di Vincenzo Lacroce, presentata presso la cancelleria fallimentare del tribunale di Arezzo (oggetto dell’atto ispettivo n. 5/07662, richiamato in toto), come presidente dell’associazione Amici di Banca Etruria e per 30 anni nell’ufficio tecnico di Banca d’Italia, ora in pensione, e la risposta del procuratore Rossi sui dubbi «costituzionali» («Il decreto si conforma a una direttiva Ue – sostiene il procuratore – quindi a una fonte giuridica equiparabile alla Carta» (Fabio Tonacci – La Repubblica 9 febbraio 2016 – «La procura vuole l’insolvenza»). 
    Roberto Rossi, procuratore della Repubblica, è consulente della presidenza del Consiglio dei ministri, di Renzi, fino a dicembre 2015. Dal 1998 (dal curriculum vitae sul sito del governo, risulterebbe dal 1988) ad oggi ad Arezzo. «Sono in tutto dieci i procedimenti a carico di Pierluigi Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria e padre della ministra Maria Elena, aperti dalla procura di Arezzo, quasi tutti archiviati. È il quadro che emerge dalle carte che la procura generale di Firenze ha inviato al Csm, che deve decidere se c’è stata incompatibilità tra il ruolo di procuratore di Roberto Rossi (titolare di 4 dei 10 procedimenti) e un incarico di consulenza per il governo svolto dal magistrato sino a dicembre dello scorso anno. Ne resta aperto uno solo su cui c’è una richiesta di archiviazione e che risale al dicembre 2014» è quanto riporta Sara Monaci, su Il Sole 24 Ore del 4 febbraio 2016; 
   da quanto fin qui ricostruito, ad avviso degli interpellanti risultano evidenti le gravissime anomalie che gravitano intorno alla vicenda del cosiddetto decreto salva banche, in particolar modo a riguardo di Banca Etruria: mancate segnalazioni di Bankitalia alla magistratura di condotte che oggi vengono usate però per il processo per bancarotta fraudolenta; commissari di vigilanza autorizzati da Bankitalia (anche a proseguire attività di quantomeno dubbia legittimità) che effettuano tre valutazioni diverse dei crediti in sofferenza (per arrivare all’ultima, imposta per un valore pari all’83 per cento del nominale, mai vista prima in Italia, per poter avviare il provvedimento di risoluzione), il tutto mentre decidono sia a chi (e cosa) cedere in parte, sia come redigere la «valutazione provvisoria» necessaria al provvedimento di risoluzione; un Governo che, secondo gli interpellanti mentre da un lato commina sanzioni milionarie per violazioni della normativa antiriciclaggio che prevede anche sanzioni penali, dall’altro emana circolari che offrono una «via di fuga» a chi non ottempera, mentre risulta che la banca aretina continuasse a vendere oro con l’obbligo di segnalazione a 12.500 euro, permettendo sostanzialmente di aggirare le limitazioni alla circolazione del contante; Rossi, a capo della procura alla quale spettano per competenza le inchieste sulle vicende della ex banca aretina, consulente del Primo Ministro Renzi fino a dicembre 2015, il quale negò di conoscere la famiglia Boschi, quando era titolare di indagini (archiviate tutte tranne una) che la riguardavano; va poi considerata, secondo gli interpellanti, la situazione di un CSM che dovrebbe valutare un eventuale conflitto di interessi del giudice Rossi, ma del quale fa parte (con l’appoggio del Ministro Boschi) Fanfani, il difensore della famiglia Boschi nei procedimenti aperti dal procuratore Rossi, i quali si conoscevano; un sistema di vigilanza bancario che sostanzialmente fa da accusatore, difensore e giudice delle proprie istanze, relegando la politica a darne forza di legge –: 
   se i Ministri, ognuno per quanto di competenza, non intendano intervenire promuovendo iniziative normative, e con ogni strumento giuridico eventualmente già in loro possesso, al fine di eliminare ogni legittimo dubbio su ogni passaggio del ricorso ai provvedimenti di risoluzione, permettendo così alla magistratura di poter valutare anche l’operato degli ispettori di Banca d’Italia; 
   se il Governo abbia intenzione di costituirsi parte civile nei confronti degli amministratori e di ogni eventuale parte coinvolta, inclusi gli organi di vigilanza, che a diverso titolo hanno dato luogo ad una gestione irregolare, o al protrarsi della stessa, creando crediti di imposta, ad avviso degli interpellanti sostanzialmente fraudolenti, a svantaggio dell’erario; 
   se il Governo non ritenga opportuno assumere immediatamente, le iniziative di competenza al fine di rimuovere in termini normativi le cause che hanno permesso e tuttora permettono il verificarsi di casi come quello del dottor Pironti, del dottor Sora, del procuratore Rossi, evidentemente coinvolti nelle vicende espresse, e rimasti comunque a svolgere i loro ruoli professionali. 
(2-01284) «Pesco, Alberti, Villarosa, Tripiedi, Cominardi, Castelli, Della Valle, Brugnerotto, Caso, Nesci, Dell’Orco, Crippa, Cecconi, Ferraresi, Cozzolino, Manlio Di Stefano, Battelli, Gallinella, L’Abbate, Lupo, Gagnarli, Da Villa, Carinelli, Fantinati, Vallascas, D’Incà, Cariello, Cancelleri, Colonnese, Di Vita, D’Ambrosio, Baroni, Mantero, Silvia Giordano, Lorefice, Ciprini, De Rosa, Daga, Terzoni, Spessotto, De Lorenzis, Businarolo, Sberna, Colletti, Sibilia, Agostinelli».

rif: https://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/197057

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